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Il governo addolcisce ma non cancella i decreti sicurezza

Il governo addolcisce ma non cancella i decreti sicurezza di Salvini e del Conte 1

Non toccate le misure repressive del dissenso e della conflittualità sindacale. Permane l’impostazione salviniana sull’immigrazione. Blindate le frontiere


Con un comunicato stampa del 6 di ottobre, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’interno Luciana Lamorgese ha ufficializzato l’approvazione di un decreto-legge che apporta alcune modifiche alle questioni di ordine pubblico e alla disciplina vigente disposta dai decreti “sicurezza” promossi da Salvini e dal governo Conte 1 fra il 2018 ed il 2019 e firmati nonostante alcune richieste di revisione anche da Mattarella, tanto criticati da tutti gli antifascisti, dagli antirazzisti e dai democratici, ma anche dallo stesso PD e da LEU ora al governo.

Secondo il comunicato, il provvedimento riformerebbe anche il servizio di accoglienza destinato ai richiedenti protezione internazionale o ai titolari di protezione, creando “un nuovo sistema di accoglienza ed integrazione”, ed un nuovo quadro normativo relativamente al transito delle navi nel mare territoriale e delle operazioni di soccorso.


Esultano Zingaretti e Renzi

L’accordo sul nuovo testo è stato firmato davanti alla ministra dell’Interno Lamorgese alla fine di luglio da tutti i rappresentanti della maggioranza, ma fino ad oggi non erano stati approvati in CDM soprattutto per le resistenze dei pentastellati che li avevano promossi assieme alla Lega. Ora, dopo il tonfo elettorale, il M5S ha dovuto cedere alle pressioni degli attuali alleati di governo.

La cancellazione dei decreti sicurezza è stata da sempre un “cavallo di battaglia” dell’opposizione di facciata di PD, LEU e di Italia Viva di Renzi al razzismo sfrenato di Salvini e del Conte 1. E così in questi giorni su Twitter – divenuto l’organo prediletto delle comunicazioni dei politicanti borghesi d’ogni sorta – Zingaretti ha esultato affermando che “(…). I decreti propaganda/Salvini non ci sono più. Vogliamo un’Italia più umana e sicura. Un’Europa più protagonista”, e gli fa eco Renzi che, non facendo mancare la sua arrogante sfrontatezza, rafforza con “Dopo aver cambiato linea su Europa e chiuso quota100, adesso cancelliamo i Decreti Sicurezza di Salvini. Dedicato a tutti quelli che dicevano: “ma che ci state a fare?”.

Il ministro Teresa Bellanova ha espresso tutta la soddisfazione per aver – secondo lei – messo fine “all’inciviltà dei decreti sicurezza di Matteo Salvini ripristinando condizioni di civiltà giuridica e giustizia sociale (…) Chiudiamo una pagina buia che aveva rigettato nell’ombra e nell’invisibilità migliaia di uomini e donne trasformati da una norma sbagliata e malvagia in clandestini e privati” .

Soddisfatto anche Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud. “Stasera in Italia cade un muro. Ci abbiamo messo un po’ ma ora i cosiddetti decreti sicurezza di Salvini non esistono più. Anche le parole tornano al loro posto: migrazioni, protezione, accoglienza, legalità. Avanti ancora, verso un Paese con più diritti e più umanità “. Ma è realmente così?


Addolcite le norme sulla protezione e sulla prima accoglienza

Il decreto cosiddetto Lamorgese modifica in senso positivo ed estensivo le norme che regolano la tipologia di protezione che può essere accordata a un cittadino straniero che richiede asilo in Italia reintroducendo, pur con riserve, la sostanziale “protezione umanitaria” secondo la quale potranno ottenere una forma di protezione dallo Stato italiano non solo coloro che vengono perseguitati o che vivono in uno stato di guerra o conflitto permanente rientrando dunque nella Convenzione di Ginevra, ma anche chi presenta condizioni che rispondono a obblighi, nazionali, costituzionali e internazionali, che l’Italia si è impegnata a sottoscrivere.

Il secondo aspetto sul quale il decreto interviene mitigando le proiezioni dei decreti “Sicurezza”, riguarda un altro pilastro del sistema Salvini che toglieva la competenza ad accogliere i richiedenti asilo agli Sprar/Siproimi, offrendola ai prefettizi Centri di accoglienza straordinaria (Cas), molto meno specializzati.


Confermato Salvini sul diritto di asilo e sulla cittadinanza

Relativamente alle procedure di frontiera, alle procedure accelerate, alla detenzione dei richiedenti asilo, il nuovo decreto non scalfisce minimamente quelle norme volute da Salvini e fortemente appoggiate dalla commissione europea che spinge da sempre l’Italia a costituirsi come “avanguardia” nella riduzione dello spazio di garanzia del diritto di asilo.

Il sistema che blocca i migranti appena arrivati alla frontiera, che li detiene in maniera totalmente anti-democratica, e che li sottopone ad una procedura di valutazione estremamente rapida con pochissime garanzie e in condizione di totale isolamento, fa sì che in pochissimi alla fine riescano ottenere una qualsiasi forma di protezione poiché non sono pronti ad affrontare l’esame al quale vengono sottoposti.

“Questo terzo pilastro, che più va a impattare con la nostra concezione del diritto di asilo e sulla possibilità reale di un richiedente di ottenere una forma di protezione, non viene modificato assolutamente dal decreto Lamorgese. Anzi tutto questo apparato giuridico è reso ancor più duro e lontano dai nostri valori costituzionali. Quello che due anni fa ci era sembrato un obbrobrio giuridico, adesso viene ratificato definitivamente”, ha dichiarato l’avvocato Salvatore Fachile dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI).

Il decreto introduce anche la flagranza differita per coloro che organizzano proteste e danneggiano cose all’interno degli stessi CPR, e che potranno essere arrestate a giorni di distanza e sottoposti ad un processo per direttissima per la sola accusa mossagli contro senza essere colti sul fatto. Una norma gravissima che calpesta non solo gli stessi principi democratico-borghesi della evidenza della prova, ma che subordina l’arresto ad eventuali delazioni da parte di altri detenuti che sono imprigionati e che versano dunque in una condizione di grandissima ricattabilità, incentivando anche il meccanismo di potere fra bande presente nei centri.

È evidente che questa procedura nient’altro è che una nuova misura razzista e repressiva, tipica di un pensiero di destra, fascista, che alberga ormai da tempo anche in seno alle politiche sulla sicurezza e sull’immigrazione del PD e di tutto il cosiddetto centro-”sinistra”.

Relativamente alla riforma della legge sulla cittadinanza, va ricordato che il decreto Salvini ne allungava i tempi per l’ottenimento per gli stranieri naturalizzati in Italia, portandoli da due a quattro anni; adesso i tempi sono ridotti a tre anni, ma il nuovo Decreto non riporta il testo alla sua formulazione originaria, né lo migliora ulteriormente come era stato annunciato demagogicamente. Inoltre non è abrogata la norma del decreto Salvini che prevede la revoca della cittadinanza per chi l’ha acquisita, in caso di condanna definitiva per reati collegati al terrorismo.


Permane la criminalizzazione delle ONG e dei salvataggi in mare

Non cambia poi assolutamente l’assetto di criminalizzazione delle operazioni di salvataggio in mare ad opera delle Ong. Oltre ad uno spostamento di competenze dal ministero degli Interni a quello delle Infrastrutture per la decisione di vietare l’ingresso di una nave dentro le acque territoriali ed il passaggio dell’illecito dall’amministrativo al penale definito dagli esperti più critici “più grave, ma con più garanzie”, anche in questo caso si confermano le norme avviate dal PD Minniti e poi rafforzate dall’aspirante duce d’Italia Salvini e dal Conte 1.

In pratica il governo continua a poter bloccare una Ong che sta operando un soccorso vietandole di compiere un’attività effettivamente umanitaria. E non solo, dal momento in cui la nave rischia una sanzione penale e il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane, sarebbe obbligata a rispettare gli ordini della guardia costiera che costantemente dà indicazione di contattare gli omologhi libici, considerati soggetto legittimo che opera in una zona search and rescue di competenza della Libia. È chiaro però che così si sta sostanzialmente boicottando l’attività delle Ong obbligandola di fatto a infrangere la “legge” poiché esse non rispetteranno mai l’indicazione di consegnare i migranti alla guardia costiera libica, spesso in combutta con gli stessi ultimi aguzzini dei soccorsi.


Confermate le misure repressive del dissenso e della conflittualità sindacale

Come abbiamo visto, il decreto Lamorgese è intervenuto ai margini delle proiezioni dei decreti sicurezza sull’immigrazione, ma allo stesso tempo non ha minimamente scalfito le misure che prima Minniti, poi Salvini con continuità, hanno disposto per reprimere con forza ed intransigenza il dissenso e la conflittualità in ambito sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori in lotta.

Relativamente al primo DL Sicurezza, rimane intatto il reato di blocco stradale reintrodotto da Salvini dopo la depenalizzazione degli anni novanta, per il quale continuano ad essere previste pene da uno a sei anni, così come le multe per il blocco stradale realizzato “con il proprio corpo” secondo il quale può diventare reato anche improvvisare semplicemente un picchetto fuori da una fabbrica; allo stesso modo non vengono toccate le abnormi pene previste per l’occupazione di edifici e terreni, né il reato fascista e anti-povertà di “esercizio molesto di accattonaggio”, che era stato depenalizzato nel 1999 dopo una parziale dichiarazione di incostituzionalità e poi reintrodotto da Salvini.

Confermate anche le strette antisindacali promosse dal DL Sicurezza bis come la trasformazione in “delitti” con il conseguente rischio di galera per i promotori di cortei nei quali “qualcuno” compia i reati di devastazione e danneggiamento (stessa condanna pende sul capo di chi partecipa a un corteo non autorizzato), e rimane “delitto” usare caschi o altri mezzi per non farsi riconoscere, ma solo durante una manifestazione, poiché altrove è sufficiente una contravvenzione. Rimane la pena fino a due anni di carcere per il lancio di “cose, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo (…) ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti a offendere”.

Ma oltre a non fare nulla per cancellare il carattere antioperaio ed antisindacale dei decreti precedenti –e quindi della linea repressiva del governo Conte 1- Lamorgese e Conte si spingono oltre e serbano l’unica modifica apportata a questa parte legislativa, a escludere che i reati di violenza, minaccia o oltraggio a “un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni” possano essere “non punibili per la lieve entità del fatto” come moltissimi altri reati: da ora in poi infatti qualunque atteggiamento o parola non gradita pronunciata ad un rappresentante delle forze dell’ordine borghese sarà sempre e comunque considerato reato.

Saranno dunque processati in base ai DL Sicurezza di Salvini e Di Maio, ma da oggi anche per le misure antioperaie di PD e LEU, i 12 pastori sardi accusati di blocco stradale per una manifestazione sulle quote latte del 2019, così come i 21 operai della tintoria industriale Superlativa che rivendicavano migliori condizioni di lavoro e lo stipendio che non ricevevano da 7 mesi, e gli oltre 300 lavoratrici e lavoratori di Italpizza, Alcar Uno, Bentellani, Emilceramica, GLS ed altri, in lotta per i propri diritti calpestati.

Il 6 ottobre, alla vigilia dell’approvazione del nuovo testo, i sindacati confederali scrivevano che “Il superamento dei decreti sicurezza è la notizia che stavamo aspettando. In attesa di leggere il testo definitivo, questo decreto rappresenta un cambio di passo importante, un segnale di discontinuità politica che rimette al centro i diritti umani (…) occorre ora proseguire su questa strada”.

Nulla di più falso. Questi sindacati, che avrebbero dovuto scendere in piazza alla promulgazione delle norme vomitate da Salvini, oggi dovrebbero denunciare e mobilitarsi contro il decreto truffa del Conte 2 e del PD che lascia intatte tutte le peggiori norme dei DL sicurezza.


Il Decreto Lamorgese “normalizza” le politiche razziste e antioperaie di Salvini

In sintesi, dal punto di vista dell’immigrazione e collegati, concordiamo con quanto denunciato dall’ASGI, che ha definito il decreto Lamorgese “uno strumento violento per riaffermare il piano non solo italiano ma soprattutto europeo di progressiva riduzione del diritto di asilo (…) che conferma i decreti Salvini nella parte in cui risultavano assolutamente più pericolosi.”.

Più in generale, secondo noi, il Conte 2 svolge anche stavolta e come i suoi predecessori di “centro-sinistra” un ruolo di “normalizzatore” delle politiche razziste, discriminatorie, antioperaie e fasciste.

Altro che smantellamento dei Decreti Sicurezza gridato dalle forze di governo. Siamo in realtà di fronte a un gioco delle parti che coinvolge tutti i partiti parlamentari nel processo di fascistizzazione e a un’azione politica che vede protagonisti non solo il PD – nei fatti già allineato – ma anche LEU e i sindacali confederali che confermano il proprio ruolo istituzionale e cogestionario del potere, all’ombra del PD e del cosiddetto “centro-sinistra”.

I contenuti del decreto Lamorgese sono gli stessi che venivano difesi da Salvini; così come coloro che vengono repressi ed attaccati dal Conte 2 – lavoratrici, lavoratori e migranti – sono gli stessi che hanno visto progressivamente stringere il cappio intorno al proprio collo dai tempi della famigerata legge Bossi-Fini.

Invece di cancellarli il recente accordo si limita ad addolcirli, confermando che il Conte 2 è in stretta continuità col Conte 1, anche se al governo il PD di Zingaretti ha sostituito la Lega di Salvini.

14 ottobre 2020

Articolo segnalato da “Il Bolscevico”

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