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Siracusa: Mafia, droga e usura, 24 arresti dei carabinieri

MAFIA, DROGA E USURA NEL SIRACUSANO: OPERAZIONE DEI CARABINIERI, ESEGUITI 24 ARRESTI

27 Luglio 2020 di Redazione

I Carabinieri della Compagnia di Siracusa hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catania, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia etnea a carico di 24 indagati residenti tra Siracusa, Floridia e Solarino, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti del tipo cocaina, marijuana ed hashish, associazione per delinquere finalizzata all’usura, tentata estorsione ed esercizio abusivo di attività finanziaria, tutte aggravate dal metodo mafioso. Effettuate numerose perquisizioni con i cani antidroga e di ricerca armi ed esplosivi.

GLI INDAGATI: I provvedimenti riguardano: Antonio Aparo, 62 anni, già ristretto nel carcere di Opera (Milano); Massimo Calafiore, 52 anni; Giuseppe Calafiore, 52 anni; Salvatore Giangravè, 57 anni, operatore ecologico; Angelo Vassallo, 57, operatore ecologico; Massimo Privitera, 47; Francesco Liotta, 31; Salvatore Mazzaglia, detto “Nino”, 63, già ristretto nel carcere di Catania Bicocca; Victor Andrea Junior Mangano, 29; Paolo Nastasi, 42; Antonio Amato, detto “cappellino”, 34, operaio; Maurizio Assenza, 56, autista; Sebastiano Carmelo Assenza, 26; Jacopo De Simone, 27; Angelo Aglieco, 19; Joseph Valenti, 28, operaio; Antonio Privitera, 24; Giuseppe Crispino, 42, già ristretto nel carcere di Terni.

Sono stati posti agli arresti domiciliari: Antonia Valenti, 74, pensionata; Clarissa Burgio, 38, impiegata; Andrea Occhipinti, 31, operaio; Domenico Russo, 56, veterinario. Due persone destinatarie di misura cautelare sono al momento irreperibili.

Dal carcere di Milano il boss siracusano Antonio Aparo avrebbe ricostruito il suo clan, inviando lettere al reggente da lui indicato Massimo Calafiore e ai vari incaricati per gestire un giro di usura ma anche un traffico di sostanze stupefacenti nei comuni di Siracusa, Florida e Solarino. Ad intimidire commercianti erano Mario Liotta (recentemente deceduto) e il figlio Francesco.

L’indagine è scattata nel settembre del 2017 dopo alcuni incendi a Floridia ad esercizi commerciali: i militari hanno scoperto che incendi e danneggiamenti (almeno quindici) facevano parte del modus operandi del gruppo che concedeva prestiti a tassi del 240 per cento l’anno. Ad occuparsi della contabilità, con nominativi, ammontare delle rate e pagamenti era Giuseppe Calafiore aiutato dalla madre Antonia Valenti e dalla compagna Clarissa Burgio, inizialmente vittima di usura. Le vittime accreditavano ai loro strozzini le rate pattuite mediante bonifici bancari o trasferimenti monetari su Postepay, oltre che con il trattenimento di assegni dati in garanzia per l’ammontare del prestito.

In caso di inadempimento, i Calafiore si impossessavano di autovetture, beni immobili e esercizi commerciali delle vittime. Parte dei proventi dell’usura erano utilizzati per acquistare cocaina, hashish e marijuana, fornite dai catanesi, Salvatore Mazzaglia e Victor Andrea Mangano, soggetti legati al clan etneo dei Santapaola-Ercolano, gruppo di Nicolosi – Mascalucia. La sostanza stupefacente veniva rivenduta nella piazza di spaccio di via Fava a Floridia. – segnalato da l’Opinione

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