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Cosimo Recupero: semini populismo raccogli anarchia

Se semini populismo, raccogli anarchia di Cosimo Recupero

Le macchine da consenso che sono i populisti non si sono lasciate di certo sfuggire l’occasione di sfruttare anche la drammatica emergenza del Covid 19 per soffiare ancora di più sulle proprie vele, quelle che dovranno spingerli verso posizioni di potere sempre più appetibili; che siano Palazzo Chigi o Palazzo d’Orleans, poco importa.

E così, mentre il solito Salvini non ha perso occasione per mascherarsi da finto medico, con maglioncino in tinta con il camice, mascherina giù e finto stetoscopio al collo, alle nostre latitudini ci ha pensato De Luca a sfruttare la sofferenza di un paese intero per portare un po’ di fieno alla propria cascina di voti, in vista delle elezioni regionali che, comunque, non ci dovrebbero essere prima di due anni.

Lo spettacolo del sindaco di Messina al porto della città è di uno squallore inaudito.

Sfidando persino il prefetto che ha invitato ad arrestarlo, se fosse il caso, De Luca ha messo in scena ancora una volta quel teatrino insopportabile dello scontro frontale con le istituzioni.

E poco importa che, in un Paese normale, il compito di verificare la legittimità di un comportamento spetti alle forze dell’ordine su mandato degli organi giudiziari. Poco importa verificare se, fra quanti si erano imbarcati a Villa San Giovanni, ci fossero persone autorizzate o mezzi di servizio, come quelli che consegnano viveri o medicinali.

Niente. La propaganda vale più della vita che si dice di voler difendere. Ore di diretta TV sciorinate senza pensare che magari, su quella nave, poteva anche esserci un ventilatore o una fornitura di mascherine.

E se una parte di ragione il sindaco poteva avercela, l’ha comunque persa con tutto quanto ha fatto, insieme a tutti i populisti, non negli ultimi due giorni, ma fino a prima che iniziasse l’emergenza coronavirus.

Sì, perché, a ben vedere, se molti si sono incautamente messi in macchina per raggiungere le proprie case, al netto di quanti lo hanno fatto legittimamente o per necessità, la colpa è anche di tutti i populisti che, fino a ieri, hanno irriso le istituzioni. E De Luca è campione in questo, con le sue uscite patetiche, come quando si è fatto fotografare mezzo nudo, avvolto solo da una bandiera della Regione Siciliana (quella che lui vorrebbe conquistare) indossata come un pareo in spiaggia (anticipando peraltro le (s)mascherate estive di Salvini al Papeete). O come quando, invece di pensare a governare la città, si è messo a suonare la cornamusa nei corridoi di Palazzo Zanca, gli stessi corridoi che poi ha percorso, in una ennesima buffonata populista, a bordo di una moto da cross.

Facendo così De Luca, come tutti i populisti, ha dissacrato le istituzioni; ha tolto loro autorevolezza, credibilità. Ha ingenerato nel popolo, almeno in quella parte meno avvezza al rispetto delle regole civili, l’idea che nessuno può dare ordini a nessun altro, nemmeno di fronte ad una sfida mortale come quella del Covid. Tutto questo, probabilmente, nel tentativo non di generare anarchia, ma di trasferire il centro di potere dalle istituzioni democratiche alla propria persona, esattamente come hanno fatto tutti, da Salvini che pensava di fermare le navi militari con un post su Twitter, a Grillo (peraltro sparito in questa emergenza), che voleva trasformare il parlamento, che per lui era una cloaca puzzolente, in un mero ratificatore delle decisioni prese da un popolo indistinto su una piattaforma internet gestita da una azienda privata.

E così, smantellando le istituzioni, si sono ritrovati in un ingestibile suk arabo, dove ognuno fa di testa propria. Ed a nulla valgono le urla sguaiate amplificate dagli schermi della D’Urso, per contenere un popolo che, a questo punto, non ha nessuna intenzione di ubbidire a quelle istituzioni che, questi signori stessi hanno smantellato. Ed è questo che dovremmo capire tutti: che se semini populismo, raccogli anarchia.

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