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Covid.19, è di nuovo guerra fredda, batteriologica?

Covid.19. È di nuovo guerra fredda? È una guerra batteriologica? di Patrizia Zangla

Si stanno costruendo nuove frontiere di guerra fredda?

Covid.19 è un virus bio-ingegnerizzato?

Un prodotto nato in laboratorio in funzione di una guerra batteriologica come da mesi si legge su alcuni siti pseudo politici che si dichiarano di controinformazione?

A ritroso

La guerra non è ancora finita, a Livadija, vicino Yalta nei primi giorni del febbraio 1945 i tre capi dei Paesi Alleati, Franklin Roosevelt, Winston Churchill, Iosif Stalin, redigono la relazione segreta registrata Argonaut, che delinea l’assetto futuro.   

«Da Stettino sul Baltico a Trieste sull’Adriatico una cortina di ferro è discesa a separare il continente».  Così dichiara nel discorso del marzo 1946 il conservatore britannico Churchill.

È la guerra fredda, l’efficace metafora riuscì bene ad esprimere bipolarismo e antagonismo ideologico e geopolitico di un mondo diviso in due aree d’influenza contrapposte in cui si annidano contrasti e ambiguità.

Nell’immediato dopoguerra, la categoria di aree di influenza era stata coniata da Carl Schmitt, pensata come funzionale al disegno espansionistico hitleriano, paradossalmente è realizzata dalle due potenze che sconfiggono la Germania nazista, che ora possono imporre la loro egemonia su Stati a sovranità limitata -indipendenti ma impossibilitati a esercitare effettiva autonomia politica, soprattutto in materia di politica estera ed economica- e i cui confini sono protetti militarmente.

La guerra fredda generata dalla diffidenza e dal timore reciproco tra mondo sovietico e mondo occidentale, vede Mosca intenzionata a perseguire il sogno zarista di estendere l’influenza sovietica dal Baltico all’Egeo e a proteggersi con una barriera dai Paesi amici, preoccupata da nuove minacce e infiltrazioni dall’esterno- e Washington e Londra ostinatamente risolute nell’ostacolare questa politica temendo l’espansione del comunismo. 

Con Alcide De Gasperi l’Italia aderisce al Patto Atlantico e alla Nato, mentre Washington  si  assume il compito del containment, impedire che la sovversione sovietica – il Patto di Varsavia ancora non esiste- possa diffondersi nel mondo, è la dottrina Truman. Dagli anni ’50 si avvia la crociata anticomunista statunitense, la caccia alle streghe con il malcelato fine di porre i comunisti fuorilegge, è istituita una commissione per la repressione delle attività intese come antiamericane minanti le fondamenta politiche ideologiche della società americana che si connota di un’esasperata lotta nei confronti di comportamenti ritenuti comunisti e sovversivi  di cui è ispiratore il senatore McCarthy e massicciamente si pone la regia statunitense in tutti i fatti successivi.

Questi modelli sono morti con la fine della guerra fredda, caduti al suolo coi pezzi del muro di Berlino? 

Il presente

In questo agitarsi globale, come un brutto refrain tornano stantie teorie non ortodosse, ‘complottiste’ di destra –demo-plutocratico-giudaico-massonico che rimanda ai falsi Protocolli di Sion- e c’è chi teorizza- tesi fomentata da gruppi di estrema destra- che consorterie segrete manovrate dalla finanza possano aver prodotto il virus in laboratorio.

 Covid.19. Acclarato che il circoli da dicembre nel mondo. Verosimilmente l’origine è nell’estremo Oriente asiatico, dal pipistrello al pangolino –l’ospite intermedio- questa la prima trasmissione avvenuta in un mercato a cielo aperto di Wuhan, poi la mutazione genetica, la seconda trasmissione del virus dall’animale all’uomo.

Accertato appartenga ai coronavirus, sia atipico, intelligente, e secondo i teorici della manipolazione sia una catena chimica e come tale potrebbe essere creato in laboratorio. In questo caso non si tratterebbe di una trasmissione naturale ma intenzionale.

L’allarme scatta di relazione alle truppe statunitensi in Europa per l’operazione Defender Europe 20  mesi prima dell’emergenza pandemica.

Sappiamo sia un’esercitazione da tempo pianificata come i giochi militari internazionali tenutisi a Wuhan nell’ottobre 2019.

Per questa ragione i teorici della guerra batteriologica intenzionale ritengono che potrebbe essere stato l’esercito statunitense, 300 i soldati impiegati, a portare l’epidemia. A supporto si avvalgono di alcuni dati che posti in sequenza sortiscono un certo effetto: l’intervento di Francis Boyle, docente dell’Università dell’Illinois, nell’89 redige per la sua parte la legge americana sull’utilizzo di armi biologiche; i documenti della John Hopkins University che nel 2019 ha condotto la simulazione di pandemia mondiale Evento 201, diffusione intenzionale di coronavirus dal Sudamerica al mondo e il documento «Preparazione per una pandemia da patogeno respiratorio ad alto impatto» del settembre 2019.

Cui prodest?

Secondo i teorici della falsa controinformazione, a chi vorrebbe contrastare i mercati, in primis quelli cinesi, fine non riuscito con i dazi, in questa logica sarebbe messo in atto da consorterie finanziarie statunitensi e non solo, che in questo momento guardano da un atollo dorato noi piccoli umani affannarci nella corsa per contenere il contagio. Se fosse vero, potrebbe già esserci l’antìdoto, persino già somministrato alle truppe della Defender Europe 20 (tesi presente in queste teorie).

Da ultimo, all’industria farmaceutica della nazione che per prima realizzerà il vaccino. 

Un progetto di cui sarebbero a conoscenza finanziatori, militari, scienziati. 

In tempo reale

Sul fronte scientifico gli studi dell’Ospedale Sacco di Milano condotti da Massimo Galli  -che avevano inizialmente sottostimato gli effetti del virus- attestano che esso: «si è evoluto ed è cresciuto in natura, non in laboratorio»; lo stesso Elisa Vincenzi a capo della Ricerca del San Raffaele di Milano.

A riguardo anche la fondazione Bill & Melinda Gates chiarisce di non aver “predetto” il Covid. 19, la notizia della predizione a orologeria era rimbalzata sui social. 

A sorpresa scopriamo che a ottobre 2019 con il Johns Hopkins Center for Health Security anche il World Economic Forum c’era anche la Bill & Melinda Gates Foundation a New York per l’esercitazione virtuale Event 201 in cui si simulava una pandemia globale di coronavirus, realizzata con il fine di una cooperazione globale pubblica e privata per contrastare gli impatti economici e sociali di gravi pandemie.

Con un comunicato il Johns Hopkins Center for Health Security precisa che con l’esercitazione non è fatta alcuna  previsione di una diffusione reale e che i dati utilizzati per modellare la pandemia immaginaria di coronavirus non corrispondono a quelli reali del Covid-19. 

La fondazione Bill & Melinda Gates non ha “predetto” quanto sta accadendo in questi terribili mesi ne è interessata in quanto finanzia il Pirbright Institute in possesso del brevetto per il virus mortale e che sta lavorando a un vaccino per risolvere la crisi.

Chi abilmente sofistica le informazioni dimentica che dal 2003, dai primi focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 divenuti endemici nei volatili nell’Estremo Oriente, l’OMS, Organizzazione Mondiale Sanità, raccomanda a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano Pandemico e di aggiornarlo costantemente.

Sul fronte finanziario–economico, se in prima battuta il fine era indebolire la Cina, il progetto è riuscito parzialmente. E se in seconda, voleva dare una frustata all’Italia che troppo si è avvicinata alla Cina, c’è riuscito, certo non aveva considerato che ci sarebbe stata una linea di aiuti verso l’Italia tutti accomunati da un fil rouge, Cina, Cuba, Russia ex sovietica, Vietnam.    

Resistenza critica. Sapendo già che nulla sarà come prima per le profonde cicatrici sulle nostre vite, l’economia, la politica sociale, la salute pubblica e che le pandemie sono destinate a ripetersi se non riponiamo la centralità del mondo, dei popoli, dell’uomo e della sua salute, discepoli di Martin Heidegger «Noi continueremo a porre domande… le domande sono la pietà, la preghiera del pensiero umano».

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