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LA CONSIGLIERA DI PARITA' PER LE PARI OPPORTUNITA’

LA FIGURA DELLA CONSIGLIERA DI PARITA PER L’ATTUAZIONE DELLE PARI OPPORTUNITA’ E PER IL CONTRASTO DELLE DISCRIMINAZIONI DI GENERE NEL MONDO DEL LAVORO

di Mariella Crisafulli, Consigliera di Parità della provincia di Messina.

Quando pensiamo alle pari opportunità e alle politiche di genere, pensiamo a delle misure pensate ad esclusivo vantaggio delle donne. Che le donne c’entrino non vi è dubbio, ma le pari opportunità hanno un orizzonte più ampio e sono misure destinate a superare il gap tra donne e uomini, presente ancora oggi nella nostra società. Nonostante la normativa italiana, anche per effetto delle tante direttive europee, sia stata tra le più avanzate d’Europa negli anni Novanta, persiste ai giorni nostri la difficoltà ad attuarla, quando addirittura non è data per scontata.

Persistono infatti discriminazioni e svantaggi per le donne, in molti ambiti: dall’accesso al lavoro nonostante le donne si laureano prima rispetto agli uomini e con voti migliori, alla permanenza nel mondo del lavoro, alla retribuzione ed alla pensione.

Ancora oggi, il nostro Paese si conferma non essere un paese per mamme, maternità e corriera sono un binomio inconciliabile: 1 donna su 3 è costretta a lasciare il lavoro dopo la nascita del primo figlio per la carenza di servizi pubblici e di politiche a sostegno della maternità, pagando in prima persona la scelta di lasciare il lavoro. Scelta che inevitabilmente si ripercuoterà nel suo futuro da pensionata. Oppure viene demansionata quando rientra al lavoro dopo la maternità o addirittura licenziata o mobizzata

In questo contesto, è bene rammentare che esiste una figura istituzionale – ancora poco conosciuta nonostante sia stata istituita più di 20 anni fa ed a cui poco si fa ricorso – specificamente nell’ambito della promozione delle pari opportunità ed al contrasto delle discriminazioni di genere nel mondo del lavoro, la Consigliera di Parità.

E’ istituita a livello nazionale, regionale e provinciale dalla Legge 125/1991 sulle “Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro” e ridefinita nel Capo IV del Decreto legislativo 198/2006, c.d. “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”, e succ. mod e ii. Le Consigliere di parità, sono nominate con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro per le Pari Opportunità, su designazione delle Enti intermedi. Svolgono funzioni di promozione e di controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza, di opportunità e di non discriminazione tra donne e uomini nel lavoro e sono impegnate a diffondere le politiche di genere anche nella scuola e nella società. Nell’esercizio delle loro funzioni sono pubblici ufficiali e hanno l’obbligo di segnalazione all’autorità giudiziaria le condotte illecite di cui vengono a conoscenza per ragione del loro ufficio.

In tal senso le Consigliere intraprendono ogni utile iniziativa ai fini del rispetto del principio di non discriminazione e di promozione di pari opportunità per lavoratori e lavoratrici, svolgendo in particolare i seguenti compiti:

· rilevare le situazioni di squilibrio di genere, per svolgere funzioni promozionali e di garanzia contro le discriminazioni;

· promuovere i progetti di azioni positive, anche attraverso l’individuazione delle risorse comunitarie, nazionali e locali; · assicurare la coerenza della programmazione delle politiche di sviluppo territoriale rispetto agli indirizzi comunitari, nazionali e regionali in materia di pari opportunità;

· sostenere le politiche attive del lavoro, comprese quelle formative, sotto il profilo della promozione e della realizzazione di pari opportunità;

· collaborare con gli Ispettorati del lavoro al fine di individuare procedure efficaci di rilevazione delle violazioni alla normativa in materia di parità, pari opportunità e garanzia contro le discriminazioni, anche mediante la progettazione di appositi pacchetti formativi;

· sensibilizzare i datori di lavoro (pubblici e privati) al tema della conciliazione vita privata-lavoro, anche promuovendo progetti e piani di azioni positive;

· agire in giudizio per l’accertamento delle discriminazioni collettive ed individuali e la rimozione dei loro effetti;

– promuovere l’occupazione femminile.

Come agisce la Consigliera di parità contro le discriminazioni.

Le funzioni di tutela del principio di non discriminazione di genere si rinvengono negli articoli 36 -41 del “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”. La Consigliera provinciale di parità è competente per legge a trattare le discriminazioni individuali, quella Regionale o Nazionale quelle collettive subite dalla lavoratrice o dal lavoratore. Quale pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni, agisce gratuitamente su delega della lavoratrice o del lavoratore che ha denunciato la presunta discriminazione. Può convocare il datore di lavoro al fine di verificare i fatti e trovare, quando è possibile, un accordo. Obiettivo principale è, dunque, innanzitutto la tutela del principio antidiscriminatorio e successivamente la conservazione del posto di lavoro e, perciò, l’individuazione di una soluzione che tuteli i diritti della lavoratrice o del lavoratore e migliori il clima aziendale. Questa procedura, detta informale, è quella privilegiata dalle Consigliere ed è quella che porta a risultati duraturi e soddisfacenti per entrambe le parti. Per rendere la conciliazione immediatamente esecutiva, essa può essere depositata all’Ispettorato territoriale del lavoro.

La conciliazione ex art. 410 c.c. art. 66 d. lgs 2001/165

Trattasi di uno strumento finalizzato ad una rapida definizione dei conflitti del lavoro presso l’Ispettorato territoriale del lavoro davanti ad una Commissione di conciliazione, può essere promosso sia dal singolo che dalla Consigliera di parità (provinciale o regionale) su delega della lavoratrice o delle lavoratrici interessate, in caso di denuncia di una discriminazione di genere.Nel caso vi sia un sospetto di licenziamento discriminatorio risulta importante la presenza della Consigliera di parità che potrebbe porre in evidenza gli elementi che denotano la presenza della discriminazione di genere. Se il tentativo di conciliazione non va a buon fine, viene redatto un verbale di mancato accordo e la lavoratrice o il lavoratore può rivolgersi al Giudice del lavoro.

L’azione individuale in giudizio

Le discriminazioni di genere si dicono individuali quando colpiscono la singola lavoratrice o il singolo lavoratore e sono disciplinate dall’art. 38 del d.lgs. 198/2006 “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”. La Consigliera di Parità è legittimata ad agire su delega della lavoratrice o del lavoratore a sostegno delle sue ragioni con autonomo atto, mediante un procedimento d’urgenza, infatti, in caso di comportamenti discriminatori, la lavoratrice o il lavoratore possono ricorrere o far ricorrere per delega le organizzazioni sindacali, la Consigliera di Parità territorialmente competente.

Azione pubblica contro le discriminazioni a carattere collettivo: quest’azione è disciplinata dall’art. 37 del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna” ed è promossa dalla Consigliera regionale di parità e, nei casi di rilevanza nazionale, dalla Consigliera Nazionale di Parità. Si tratta dell’unica azione che la Consigliera può esercitare direttamente ed autonomamente, per il fatto stesso che la legge la individua come soggetto istituzionale rappresentativo dell’interesse generale alla parità.

L’ATTIVITÀ ANTIDISCRIMINATORIA

La Consigliera di Parità opera sul territorio offrendo una concreta ed adeguata assistenza ogni qualvolta una lavoratrice o un lavoratore denuncia una violazione della normativa nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro. La Consigliera di Parità, nella massima privacy sostiene la lavoratrice o il lavoratore offrendo consulenze gratuite, incontrando le aziende, promuovendo soluzioni transattive nell’ambito dell’azione conciliativa e di mediazione, oppure ricorrendo in giudizio, come sovra esposto.

Tipologia di casi di discriminazione di genere nel lavoro:

1. ostacoli alla conciliazione lavoro-famiglia, attraverso trasferimenti, mancata concessione di congedi parentali, di part-time, di flessibilità oraria;

2. casi multipli: violazione delle legge sulla maternità e rifiuto di flessibilità orario o part-time, demansionamento a seguito di rientro da maternità e contemporanea richiesta di trasferimento della lavoratrice ad altra sede;

3. discriminazioni nell’accesso al lavoro, salariali, nell’avanzamento di carriera per l’età, relativa alla salute, all’orientamento sessuale, all’identità di genere, alla sicurezza sul lavoro, etc.;

4. demansionamento;

5. molestie sessuali e molestie verbali.

I casi più frequenti segnalati all’Ufficio della Consigliera:

I casi più frequenti riguardano eventi legati alla maternità, come ad esempio il demansionamento al rientro, cambio di sede, mancato riconoscimento di tutele, magari per scoraggiare la lavoratrice ed indurla alla risoluzione del rapporto di lavoro, oppure diniego da parte del lavoro a richieste di part-time a lavoratrici con difficoltà a conciliare lavoro e famiglia.

Ma devo dire che stanno diventando sempre più diffuse le segnalazioni per casi molestie e molestie sessuali sul luogo di lavoro (anche se non si arriva facilmente alla denuncia di tali comportamenti).

Situazioni lavorative di grave disagio che diventano causa di stress e di prostrazione profonda da parte della lavoratrice oltre ad incidere sia sulla sua vita lavorativa che naturalmente su quella familiare e di relazioni.

VIGILANZA SUL RISPETTO DELLA NORMATIVA SULLE PARI OPPORTUNITA’

Le Consigliere di Parità svolgono altresì funzione di vigilanza sul territorio in merito all’attuazione ed al rispetto della normativa sulle pari opportunità sia nei confronti di soggetti pubblici sia privati.

CHI SI PUO’ RIVOLGERE ALLA CONSIGLIERA DI PARITA’

LA LAVORATRICE O IL LAVORATORE CHE RITIENE DI AVER SUBITO UNA DISCRIMINAZIONE DI GENERE

Sul luogo di lavoro o nell’accesso al lavoro, nello sviluppo di carriera, nel livello di retribuzione, per motivi legati alla maternità che abbiamo visto.

ISTITUZIONI ED ENTI LOCALI

Per predisporre il piano triennale di azioni positive in base all’art. 48 del D.Lgs 196/2000, cioè azioni tese ad assicurare la rimozione degli ostacoli per la piena realizzazione di pari opportunità di lavoro e nel lavoro. Si ricorda che obbligatorio il parere preventivo della Consigliera di parità territorialmente competente e che la mancata adozione del documento programmatico comporta il divieto a procedere a nuovi assunzioni.

Per collaborare e predisporre progetti con gli organismi di parità come il Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità e per la valorizzazione del benessere lavorativo e contro le discriminazioni.

I CITTADINI CHE DESIDERANO AVERE INFORMAZIONI SU

Normativa sulla parità e pari opportunità, sulla tutela della maternità, sugli strumenti di conciliazione.

LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI

Per segnalare i casi di discriminazione e collaborare alla tutela dei lavoratori e delle lavoratrici

LE AZIENDE PUBBLICHE E/O PRIVATE PER RICEVERE UN AIUTO PER

avere informazioni sui finanziamenti destinati alla promozione di azioni positive a favore delle pari opportunità nel lavoro e per valorizzare la presenza femminile in azienda e per essere coadiuvati per la presentazione di progetti di flessibilità e di conciliazione lavoro/famiglia.

L’Ufficio della Consigliera provinciale di parità si trova a Messina, in Via Dogali 1/D al piano 3° del Centro per l’impiego e riceve per appuntamento.

Contatti: m.crisafulli@regione.sicilia.it – 0902984704

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