politica

No intergruppo, ma evitare le elezioni anticipate

No all’intergruppo, ma si vogliono evitare le elezioni anticipate di Giovanni Frazzica

Fino ad ora il Sindaco De Luca ha governato con effetti speciali e creando nuove municipalizzate. Insofferente alle critiche ed alle frenate che, legittimamente, ogni tanto effettua il Consiglio comunale, ha proposto la creazione di un “intergruppo” che gli assicuri una maggioranza automatica sul suo pragramma denominato salva Messina. Questa idea del sindaco De Luca di promuovere un intergruppo in Consiglio comunale ha suscitato fino a questo momento diverse reazioni negative. Tra queste registriamo la nota dell’ex rettore e attuale Deputato del PD Pietro Navarra: “Il Sindaco De Luca non è evidentemente contento dei risultati raggiunti dalla sua Amministrazione. – scrive Navarra –  nel comizio da lui tenuto a Piazza Municipio il 1 gennaio ha, infatti, per l’ennesima volta, minacciato le sue dimissioni. L’insoddisfazione nasce, a suo dire, da un Consiglio Comunale che non sembrerebbe eseguire a bacchetta ogni suo volere. Non posso non condividere le parole del Prof. Antonio Saitta che ha ricordato al Sindaco che un sano confronto politico-istituzionale tra Amministrazione e Consiglio si basa sulla capacità che quest’ultimo ha di esercitare il proprio mandato di controllo e indirizzo politico ricevuto dai cittadini. Di questa visione distorta della democrazia fa parte anche la proposta del Sindaco di formare un inter-gruppo consiliare a sostegno del progetto dell’Amministrazione. Un inter-gruppo che il Sindaco avrebbe intenzione di comporre chiamando, uno per uno, i Consiglieri Comunali e chiedendo loro di aderire al suo programma. Come dire, una maggioranza di “signor sì” del Sindaco, pronta ad eseguire ogni suo volere. Partiti politici, movimenti e associazioni che hanno dato vita alle liste dalla quali i consiglieri comunali sono risultati eletti per il Sindaco non esistono. Anzi, sono da bandire perché lui non scende a patti con alcuno. Ritengo la proposta del Sindaco del tutto inaccettabile. A differenza da quanto lui possa pensare, i partiti politici, le associazioni e i movimenti politici che hanno dato origine alle liste e, conseguentemente, ai gruppi consiliari in Consiglio Comunale esistono e non saranno cancellati dalle sue affermazioni presuntuose. Naturalmente, ci potrà essere qualche consigliere comunale che vorrà agire da libero battitore per paura di tornare alle urne. Quali alternative allora ha il primo cittadino? Due a mio parere. La prima è rappresentata proprio dalle elezioni anticipate. Nessuna paura di affrontarle: prendiamo atto del fallimento dell’Amministrazione De Luca, incapace di mantenere le tante promesse fatte in campagna elettorale e chiediamo il parere ai cittadini. Ma c’è anche una seconda alternativa, diversa dall’improponibile inter-gruppo di servi sciocchi dell’Amministrazione, provi ad alzare il livello della politica cittadina fatta di minacce, invettive e dirette Facebook al vetriolo che stanno imbarbarendo sempre più il discorso pubblico e che hanno ormai isolato l’amministrazione comunale dalle istituzioni cittadine, locali, regionali e nazionali.  Signor Sindaco, se ne ha le capacità, provi a costruire un progetto politico e amministrativo condiviso di rinascita della città, avviando delle vere consultazioni con gruppi consiliari e  partiti,  movimenti e associazioni a cui questi si riferiscono. Invece di distruggere, dividere e insultare, provi a costruire e unire. Provi, se ne ha la capacità, a comporre un’alleanza su un programma di governo sostenuto da una maggioranza consiliare. Provi, se ne ha la capacità, a guidare una coalizione le cui componenti siano coinvolte nella gestione amministrativa della città. Ciò significa avere il coraggio di non chiudersi in un fortino circondato da meri esecutori dei voleri del sovrano, ma aprire il governo della città. Fino ad oggi il Sindaco è stato ossessionato da accelerazioni continue su vari fronti, senza una visione di prospettiva da dare alla città, ha impresso velocità a un’amministrazione che però ha fatto poca strada”. Si schiera con De Luca l’ex deputato nazionale Gianpiero D’Alia che sostiene invece la linea del sindaco e invita il Consiglio comunale a un confronto sulle cose da fare per rilanciare Messina evitando il ritorno anticipato alle urne. “Il sindaco ha assunto una iniziativa che può portare a nuove elezioni. Non faccio analisi dietrologiche e mi limito a leggere le sue proposte al Consiglio comunale. Sono positive – dice D’Alia – fino a oggi il rapporto Sindaco-Consiglio ha funzionato proprio perché ancorato al merito dei problemi della città, con tutti i limiti umani di sindaco, assessori e consiglieri comunali. L’azione di risanamento finanziario e di riorganizzazione della amministrazione ha prodotto effetti positivi. E dal 2020 si può aprire la strada a risultati migliori se continuano a lavorare insieme con maggiore sintonia, condividendo nel dettaglio provvedimenti strategici. Messina è ad un bivio e deve scegliere e per essa deve scegliere il Consiglio comunale. Al netto della proposta di costituire un intergruppo, che mi sembra inutile, è ancora possibile evitare il trauma di una campagna elettorale se si comprende che, in questi tempi di crisi politica, l’unica cosa da fare è concentrarsi sulla città, sul suo rilancio, sul suo futuro, serve un progetto civico condiviso. Mi auguro – conclude D’Alia – che prevalga il buon senso, la voglia di andare avanti perché ci sono tutte le condizioni per fare bene. Dipende da De Luca, a volte in piena tempesta ormonale, dipende dal consiglio comunale, a volte vittima di logiche antiche e maldestre, espressione di un infantile potere interdittivo. Un po’ meno dalle cosiddette forze politiche, posto che esistano”. Replica Michele Barresi, sindacalista della Uil, sempre in prima linea nelle più importanti vertenze contro l’Amministrazione comunale: “Forse il problema sta proprio nelle ultime righe che lei scrive , cioè nella disfatta delle forze politiche di questa città che, per tanti motivi oggi appaiono impalpabili rispetto alle scelte che riguardano il futuro della città. Questo è il vero tema, in cui si incunea De Luca che con il suo acume politico risulta un gigante tra i nanetti. La politica, quella vera, invece serve ad una città che naviga a vista da tempo negli scenari più complessivi che riguardano sviluppo, rilancio e lavoro. Nell’ennesima “chiamata alle armi“ del sindaco vedo un tentativo di sopravvivenza dell’attuale piccolo cabotaggio in cui Messina vivacchia sempre nell’interesse di pochi. Rilanciare il presunto “sentimento civico” con la chiamata al cambio di passo dei singoli consiglieri è una mossa egoistica e interessata perché continua a relegare nell’angolo la politica che invece nel termine più nobile serve eccome a questa città”. Anche il consigliere del Pd Libero Gioveni interviene sul dibattito in corso specificando di ritenere superflua l’idea dell’intergruppo perché il sindaco gode già di una maggioranza più o meno delineata, che, salvo per qualche piccolissimo incidente di percorso (che avrebbe avuto anche un sindaco eletto insieme ad una maggioranza uscita dalle urne) ha permesso di portare avanti parecchi punti del suo programma iniziale o costruito in corso d’opera (“salva Messina”, rimodulazione del piano di riequilibrio, gestione diretta servizi sociali con la costituzione della Messina social city, costituzione ARISME, costituzione Patrimonio S.p.A., ATM S.p.A., approvazione dei Bilanci dell’Ente, approvazione schemi di convenzione per la gestione degli stadi cittadini, approvazione di tutti i debiti fuori Bilancio necessari per l’abbattimento del debito, aumenti di capitale ad ATM e AMAM, contratti di servizio ecc.). Ed è, sempre secondo Gioveni, inopportuna perché ufficializzare o blindare una maggioranza “bulgara” fatta di singoli consiglieri appartenenti a vari gruppi, provocherebbe nei singoli componenti dell’intergruppo una sorta di “freno” ad un eventuale visione politica differente da esprimere sugli atti, fatto questo che sarebbe oltraggioso verso i principi democratici che dovrebbero ispirare l’azione dei rappresentanti del popolo all’interno di una istituzione.

  • tratto dal settimanale I VESPRI
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