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De Luca, comizio stile Peron per i 12 mesi da sindaco

De Luca, comizio in stile Peron per i dodici mesi da sindaco di Giovanni Frazzica

Un anno vissuto pericolosamente, alla Steve Mac Queen. Basti pensare che circa un anno fa, il 28 settembre 2018, con una nota al presidente del Consiglio comunale, Cateno De Luca annunciava al presidente Claudio Cardile le sue formali dimissioni. Irrevocabili per i rapporti tesi con l’aula sui provvedimenti di giunta. Dopo l’approvazione del “SalvaMessina” i piani del primo cittadino che in Consiglio non conta ancora oggi su un solo consigliere sotto le insegne di Sicilia Vera, si era visto solo. Le dimissioni si sarebbero dovute concretizzare l’8 ottobre con De Luca che aveva chiesto a Cardile una seduta di Consiglio sulla relazione di inizio mandato, il sistema delle Partecipate comunali, le misure urgenti sugli equilibri economici e le dimissioni. A dodici mesi di distanza il sindaco, rimasto in carica, sviluppa invece una relazione di 1400 pagine che racconta direttamente al popolo il suo operato in un comizio che dura tre ore. I consiglieri del Pd, giustamente,  anziché il comizio avrebbero preferito in via preliminare il confronto in aula con il sindaco: “Non vorremmo sembrare sempre quelli che cercano il classico “pelo nell’uovo” ma non possiamo non esprimere il nostro disappunto per la decisione del primo cittadino di aver preferito prima la piazza al Consiglio Comunale nell’esposizione della sua relazione annuale” – hanno detto Libero Gioveni, Gaetano Gennaro, Antonella Russo e Felice Calabrò sulla scelta inusuale del sindaco De Luca di parlare alla folla, anziché al Consiglio comunale. “Attendiamo al più presto la convocazione del Consiglio sulla relazione del primo anno di attività di questa Amministrazione, in cui certamente non ci sottrarremo al confronto e al dibattito in Aula finalizzato a chiarire e verificare quanto finora è stato fatto e quanto ancora si dovrà fare nell’interesse di una comunità che merita risposte” – concludono i quattro del Pd. A loro replica De Luca: “Mi dispiace che abbiano colto l’ulteriore occasione per una polemica strumentale: avevo già spiegato a tutti i gruppi consiliari che avrei comunicato il contenuto della relazione, prima alla cittadinanza e subito dopo avremmo aperto un dibattito in aula consiliare che comunque non sarà tendente a modificare il contenuto della relazione, bensì a esprimere una valutazione. Non c’è nessuna mancanza di rispetto e in ogni caso il contenuto del documento non cambierà. Negli incontri che ho avuto con tutti i gruppi consiliari in questi ultimi giorni nessuno ha manifestato perplessità rispetto a questa metodologia. Avrei anche accettano un’eventuale valutazione negativa, invertendo l’ordine: discutere in consiglio e poi in piazza”. Il popolo, circa quattrocento fedelissimi, ha ascoltato per circa tre ore la famosa relazione da 1400 pagine che ha già trasmesso in Procura ed al prefetto Librizzi, perché le cose descritte contengono ipotesi di reato. Poi firma la nomina del prof. Vincenzo Caruso che avrà le deleghe Cultura e Turismo. Enzo Trimarchi manterrà la Pubblica Istruzione, gli Spettacoli resteranno a Pippo Scattareggia. La sorpresa del decimo assessore non c’è, sarà decisa insieme ai consiglieri e dovrebbe essere un Assessore che dovrebbe occuparsi dei rapporti con l’Aula (tipo Ministro dei rapporti con il Parlamento). “Possiamo dire che Messina è uscita dal baratro – detto De Luca – nonostante abbiamo ereditato 500 milioni di debiti, posso affermare con certezza che tutti i bilanci del Comune e delle partecipate del passato non erano reali, noi abbiamo messo in linea i documenti e presentati e approvati in tempo, sto lavorando al bilancio 2020-2022 e chiedo a tutti il confronto, dal Consiglio alla stampa, ai sindacati, agli imprenditori, abbiamo tagliato 18 milioni di spesa e di questi ben 9 solo dalle Partecipate”. Con la Messina Social City si è rotto con il passato in cui le cooperative la facevano da padrone drenando risorse pubbliche. “Era un sistema drogato – ha dichiarato De Luca – delinquenziale, ho smantellato il dipartimento Servizi sociali”. Nel giugno 2018, il giorno del ballottaggio, era stata nominata a capo della direzione di Casa Serena, la figlia della funzionaria che doveva vigilare sui servizi. “Si spendevano 5 milioni in più l’anno con spese raddoppiate. Nei cimiteri c’è un sistema che ha monopolizzato la gestione” – ha inoltre dichiarato il sindaco – tanto per fare un esempio dal 1955 è sempre la stessa ditta che gestisce la luce votiva, c’è una cricca e un ambiente molto pericoloso, noi abbiamo denunciato nella relazione quanto scoperto. L’Atm era con bilanci non approvati dal 2012, Messina Servizi ha avviato una strada virtuosa nonostante numerose difficoltà. All’Amam un funzionario non ci consentiva di accedere alla Banca Dati, lo abbiamo bypassato e finalmente avremo bilanci e un recupero reale delle somme dall’evasione. Solo uno su tre paga i tributi comunali, un terzo non esiste neppure e un altro terzo è evasore ufficiale, stiamo confrontando con le bollette elettriche le utenze e staneremo chi non paga”. Non tutti però fanno parte della folla plaudente, oltre ai Consiglieri del Pd, che hanno già manifestato le loro riserve sul metodo, altra voce critica è quella dell’ex on. regionale Beppe Picciolo che scrive: “De Luca: Molto rumore per nulla? Shakespeare ci scrisse una famosa Commedia! Credo che dai resoconti giornalistici, il titolo della famosa commedia, oggi, mi sembrerebbe azzeccato. Nessuno può negare i metodi innovativi del Sindaco (nel bene e nel male) ma nessuno può dichiarare di aver capito quale sarà il “punto di caduta” per Messina! Continuare così certamente logorerà De Luca. Di buone intenzioni è lastricata la via che conduce a Lucifero! Il cambio di stile e di passo, non può essere solo retorico o auto-celebrativo, ci vogliono azioni concrete e, ove possibile, preventivamente condivise con chi possa essere compatibile con il progetto. Altrimenti si continuerà a “galleggiare“, contando sempre e solo sul fatto che nessuno vuole andarsene a casa. Bisogna fare altro con serietà, rigore e con estrema velocità se si vuole ancora essere davvero credibili”. Puntuale e critico anche l’intervento di MessinAccomuna, il movimento accorintiano. «Il Sindaco che non ha portato un solo alloggio in più per l’emergenza abitativa, doveva “svuotare le baracche” entro ottobre 2018. Si è dimesso “irrevocabilmente” a settembre e a dicembre 2018 e a febbraio e marzo 2019. Doveva portare la differenziata al 36% entro luglio (ha cacciato un manager che magari ce l’avrebbe fatta). Doveva salvare le finanze della Città Metropolitana con le farse delle sue marce. Ha chiuso le scuole in attesa del “milleproroghe”. Ha ammazzato il trasporto pubblico, ha inaugurato i cantieri preparati da chi c’era prima (Tremestieri, Don Blasco, Mercato Zaera, ecc.), ha bloccato il “salvacolline” e dimenticato il PRG. Ha fatto confusione sul secondo Palagiustizia, facendo perdere un anno e mezzo per inseguire un progetto illegittimo. Ha “rimodulato” il Masterplan, ma finora ha avviato soltanto i progetti di tutela del territorio fatti da Accorinti». Critico anche il commento dell’Associazione Radici:«In più di un anno non si è sentito parlare di un piano di sviluppo sostenibile, ci chiediamo cosa l’Amministrazione voglia fare dello splendido litorale sud e nord della città. La barriera del tram della cortina, quando verrà eliminata? Il secondo Palazzo di Giustizia a che punto è? Cosa si vuole fare della ex caserma di Bisconte, degli impianti sportivi, di Villa Dante, del Tirone, delle periferie?». Ora si aspetta il Consiglio per vedere tutte le diverse posizioni.

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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