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Sacco di Fiumedinisi, De Luca presente in Tribunale

Cateno De Luca attende con comprensibile trepidazione il verdetto d’appello del processo sul cosiddetto “Sacco di Fiumedinisi”. In caso di condanna infatti De Luca rischia la poltrona di primo cittadino, per effetto della legge Severino. All’appuntamento fissato alle 9, con il presidente Alfredo Sicuro e gli altri giudici della Corte, il sindaco De Luca si è presentato con circa mezz’ora di ritardo, il classico quarto d’ora accademico. A luglio il collegio aveva ascoltato l’avvocato Carlo Taormina, che per ben quattro ore aveva parlato a favore di De Luca sostenendo tra l’altro che all’epoca dei fatti l’allora primo cittadino di Fiumedinisi col contratto di quartiere fu produttore di benessere per il paese. Diversa invece la tesi della Procura: un programma amministrativo pilotato per affidare poi gli appalti alle imprese della famiglia De Luca, che così si sono aggiudicati i finanziamenti statali. Per questo lo scorso 16 aprile la Procura Generale, Pg Andriana Costabile, ha chiesto ai giudici la condanna a 4 anni e 4 mesi per Cateno De Luca. La richiesta inoltre è stata di 3 anni e 8 mesi per Tindaro De Luca, titolare delle imprese e fratello di Cateno, di 2 anni ed 8 mesi per Benedetto Parisi, allora presidente della Commissione edilizia del comune di Fiumedinisi, mentre ci sono state assoluzioni e prescrizioni per gli altri imputati. Oggi, a meno che non si verifichino prodigiose condizioni per un ulteriore rinvio (eventi prevedibili considerata la fantasiosa condotta difensiva dello staff di De Luca) il Tribunale dovrebbe potere emettere la sentenza.

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