Cultura editoriale

“My name is Enzo Basso” di Giovanni Frazzica

In realtà il titolo dell’ultimo libro mandato in edicola dal giornalista-scrittore siciliano Enzo Basso è “My name is Francantonio” e, in effetti, il personaggio centrale della narrazione è, stante anche la bella foto in copertina, il notissimo ex sindaco di Messina ed ex parlamentare, del Pd passato a FI, Francantonio Genovese. In molti, stante il fatto che, malgrado le sue recenti traversie giudiziarie, Genovese sia ancora abbastanza milionario, avranno pensato che si trattasse di una sorta di biografia su commissione. Ed alcuni, fermandosi alla lettura delle prime venti pagine del volume, avranno avuto una sorta di conferma al fatto che già guardavano l’opera con sospetto. Errore. Il libro va letto fino in fondo ed allora si capiranno tante cose. C’è sì il lato umano della pietas nei confronti della persona, più o meno amica, che viene presa negli ingranaggi della giustizia. Meccanismi che Basso ben conosce per averli sperimentati recentemente anche sulla propria pelle e rispetto ai quali fa partire gratuitamente delle argomentazioni difensive di una certa efficacia. Stessa cosa ha fatto del resto nel libro “Il caso Ciancio”, in alcuni passaggi che riguardavano i rapporti del grande editore con la giustizia catanese. Ciò non toglie che, superata la parte relativa alla difesa (anche l’ignobile ipocrisia del Pd che concesse l’autorizzazione all’arresto dell’on. Genovese è ben descritta), il giornalista professionista Enzo Basso non punti i riflettori su tutto il resto e, partendo dalle origini delle fortune economiche (inizio anni 70), prodotte presumibilmente dalla forza politica dello zio Nino, racconta tutto il resto: la polizza assicurativa all’estero, gli spalloni con cui si facevano rientrare dei soldi in Italia a pezzi di 500 euro, la maldestra gestione dei Corsi di formazione, dove riassume cose note e aggiunge qualche particolare inedito. Ma la forza del libro è data dalla capacità dell’autore di creare un’amalgama che lega situazioni diverse e tempi diversi in un unico contesto. Il caso Montante per esempio, di cui solo oggi si incominciano a capire gli inquietanti profili. D’Alia e Genovese, scrive Basso, sostenevano il Governo Crocetta, ottenendo si delle cose, ma il vero dominus, il puparo per intenderci, era Montante. L’aggravante per Genovese fu di essere stato determinante con i suoi voti per l’elezione di Rosario Crocetta Presidente della Regione siciliana. Si, proprio i voti, croce e delizia, che ancora oggi lo trovano a dover rispondere di ciò che avvenne nelle elezioni 2012/2013 e che venne alla luce nell’ambito della cosiddetta operazione Matassa. Guardando col senno di poi quel periodo fu come se dal cestino della politica si togliessero le mele buone per metterci le mele cattive. Questo spiega perché alla fine Enzo Basso diventa un fiume in piena che trascina a valle tanta rabbia e tanta indignazione. Viene fuori tutto ciò che ha visto e registrato in tanti anni di professione, le cose che ha scritto e quelle che non è riuscito a dire. Per cui, alla fine, il vero protagonista del film, come “Nel caso Ciancio” è lui, “His name is Enzo Basso”.

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