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MA SI, AIUTIAMOLI A CASA LORO di Giovanni Frazzica


Ieri Matteo Salvini ha visitato il Cara di Mineo, non c’erano nuovi barconi in arrivo e gli serviva un pezzo da antologia per rimanere in prima pagina. Se quello dei migranti deve essere un argomento di campagna elettorale, così va benissimo, può durare ancora per qualche anno, e poi?. Se invece, per motivi etici, umanitari e sociali è una questione che in qualche modo si vuole ridurre o circoscrivere, forse una soluzione più consistente e di lungo periodo potrebbe essere invece un’altra. Potrebbe essere la costruzione di quella “Città dell’Utopia”, profetizzata dal prof. Leonardo Urbani, una sorta di New York sulla costa africana, città internazionale garantita dalle forze ONU, in cui dovrebbero sorgere Atenei, Ospedali, Alberghi, Chiese e Moschee, ristoranti, piscine, dissalatori, centri di riabilitazione, parchi, scuole, cine-teatri, impianti sportivi e centri di formazione. Urbani ha lanciato questa idea da diversi anni fa, ma non è stata mai presa a modello da tutti quelli che teorizzano che “dobbiamo aiutarli a casa loro”. Certo le ondate migratorie non si fermano facendo l’ennesimo campo profughi e mettendo su qualche ospedaletto da campo. Per fortuna, oltre a coloro che ci mettono la demagogia, ci sono anche dei pensatori che riescono a maturare progetti, ad avere la visione di quello che si dovrebbe fare veramente. Anche su temi come questo, si dovrebbe aprire il confronto con l’Europa, Usa e con gli stessi paesi Arabi. Tenendo conto ovviamente che sono ipotesi che richiedono investimenti notevoli, ma che anche per questo rappresentano un momento di verifica della volontà politica, soprattutto europea, di voler intervenire lucidamente su un tema che ormai non può essere trascurato e rinviato troppo a lungo. E non sarebbe da sottovalutare la ricaduta occupazionale che un maxi progetto realizzato a pochi chilometri dalle coste della Sicilia potrebbe avere anche su tecnici, operai e lavoratori italiani e siciliani in particolare. Si, aiutarli a casa loro, ma non a parole, con un poderoso progetto che utilizzi un surplus di risorse di paesi ricchi in investimenti che portino un ritorno non solo in termini sociali e umanitari, ma un vantaggio complessivo per tutti, non è poi una cattiva idea. Certo, nasce dall’intuizione di Leonardo Urbani.

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