Barcellona primo piano

VENDITORI AMBULANTI…di una volta di Gaetano Catania

Oggi ho notato su Facebbok una foto di un nostro vecchio ambulante, e mi son venuti alla mente tanti ricordi e tantissimi volti di ” personaggi ” che giravano per tutto il paese, con i loro prodotti in mano o sulle spalle. Naturalmente oggi i venditori ambulanti che vediamo girare per le nostre vie non sono più quelli di una volta, si sono adeguati ai tempi, girano con macchine e furgoni di ogni genere, hanno impianti stereo, bilance, registratori di cassa…Ma come succede spesso a noi piace ricordare i nostri vecchi, simpatici ambulanti, ognuno con la sua storia, il suo modo di porsi, di raccontarsi. Di molti non sono riuscito a trovare nessuna traccia fotografica, ma sono sicuro che la loro immagine è scolpita nella memoria di molti di noi, sicuramente di quelli che hanno una certa età..come me. Per esempio ricordo molto bene Don Peppino Cichinao, detto l’americano, con due grandi bidoni, uno per l’olio vecchio, l’altro per il sapone molle, si perché Don Peppino commerciava in olio vecchio (quello fitusu), che barattava con il sapone molle. Girava tutte le stradine di Mistretta trascinandosi dietro questi due enormi bidonii e con una voce quasi ritmica e melodica gridava: ” l’ogghiu viecchio vi cancio….a canciativi l’uogghiu “. Altro tipico personaggio era Don Pitrinu, il palermitano, detto anche l’occhialaro, girava con una cassetta di legno, piena..piena di occhiali da vista, gridando ” l’occhialaru passa.. a canciativi l’occhiali “, e sempre con una cadenza particolare, che sembrava una cantilena ” l’occhialaru passa..a canciativi l’occhiali “. Lui faceva di tutto, oltre che a vendere gli occhiali, li riparava, misurava la vista, naturalmente con il suo metodo, del tutto originale e particolare, (avvicinava e allontanava, continuamente e molto velocemente, un pezzetto di giornale, al volto delle nostre nonne, e ad un certo punto diceva…chisti su buoni), insomma decideva Lui, il nostro super ottico ambulante. E come non ricordarsi di Don Biagio Trumma, persona amabilissima, rispettosissima, ma ma alquanto irrequieto, aveva sempre fretta e andava sempre di corsa.. ” signura sugnu inchiffarato ..si spicciasse ca aiu tanti chiffari “, e teneva sempre in mano diverse valigie, pacchi, scatoloni legati con lo spago, mentre andava e veniva col treno e in autobus da Palermo. Ricorderei anche Nino Buttaccio, u vanniauturi per eccellenza che ogni mattina si sentiva gridare, per tutte le vie del paese ” E’…vviva E’..vviva … E..vviva ” con una cantilena interminabile, ma appassionante ma disperata, quasi a voler convincere la gente a tutti i costi, continuando a gridare a squarciagola , E’..vviva .. E..’vviva .. il viva era riferito alla freschezza del pesce, che era arrivato da S.Stefano di Camastra ancora vivo. Nino, faceva servizio anche a domicilio, per gli anziani.. ” Ninuzzu, puortami miezzu chilu ri sardi..” gli dicevano le nostre nonne, e Nino partiva e ritornava in pescheria. Per mancia, spesso otteneva un bel bicchiere di vino rosso, e a metà giornata Nino, oltre che essere stremato e stanco, era spesso anche ubriaco. D’inverno quando c’era la neve per le strade e non c’era pesce, Nino Bottaccio, cambiava datore di lavoro e articolo.. bandizzava patate “patate…patate, cu mancia patate non more mai “..gridava sempre con quella sua voce..che si affievoliva sempre più..ma Lui si sforzava con tanta voglia di gridare e poter far vendere più sacchi di patate possibile.Un altro bel personaggio che girava sempre per il paese era u Zu Carmelu, l’ombrellaro, un altro palermitano,che con un altra particolare e curiosa ritmica (ognuno aveva la sua ed erano inconfondibili ) gridava.. ” l’ombrellaro passa… a cunzatevi gli ombrelli ” perchè oltre a venderli li riparava anche.Spesso infatti cambiava i manici, che allora erano di legno e si rompevano molto facilmente ma cambiava anche quei cerchi di ferro o il telo nero dell’ombrello. Ma non è finita qui , ancora ci ricordiamo di Don Pasqualinu, questo alla sua ritmica dava una cadenza molto ma molto particolare, come una cantilena.. ” donne.. canciatvi i capiddi ” .. ” a canciatevi i capiddi ” . E davanti a se aveva legato con lo spago, una cassetta di cartone, a tracolla piena..piena di merceria : spagnolette, aghi per cucito, pettini fini, ditali, cordelle, ma anche delle splendide bambole, fatte a mano di pezza, che poi venivano messe sedute, in mezzo al letto grande dalle nostre nonne. Bambole, che non venivano vendute ma scambiate con una certa quantità di capelli, esclusivamente lunghi, che le nostre nonne si facevano crescere a dismisura, per poi tagliarli e conservarli gelosamente, per lo scambio..con don Pasqualino. E ancora tanti ma tanti altri ambulanti , che si sono susseguiti a questi , con articoli più moderni e di moda …corredi, articoli per la casa, per le pulizie …ma ognuno aveva un qualcosa di riconoscibile, che lo rendeva diversi dagli altri e facilmente individuabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *