editoriale primo piano

Cosa ci avete dato in cambio?di Cosimo Recupero

La mente è una macchina meravigliosa. Spesso non si accorge delle cose, anche le più importanti, fino a quando qualcosa non riaccende ricordi, aspirazioni, preoccupazioni, sogni o tutte queste cose insieme.

Ed è stato così che, di colpo, mi è venuta in mente l’idea di scrivere questo pezzo in prima persona, perché ciò che sto per dire lo sento in me nel profondo.

Mi è bastato mettere insieme uno dei tanti sproloqui di un Di Maio o di un Salvini qualsiasi con la musica di una vecchia canzone di Ivano Fossati per avere nella testa una sorta di corto circuito. Sarà stato il conflitto fra le scemenze di una classe dirigente da operetta con le note di una canzone degli anni in cui l’Italia era protagonista della scena internazionale per fare scaturire in me una domanda che, virtualmente, rivolgo a quanti hanno voluto la falsa rivoluzione che ci ha portato fino a qui. La domanda è: cosa ci avete dato in cambio?

Avete urlato nelle piazze e lo avete scritto sui muri con le bombolette spray che volevate vedere Craxi in galera, ma cosa ci avete dato in cambio? Un paese rissoso, malmostoso, ripiegato sul proprio provincialismo, capace di guardare solo al proprio ombelico.

Avete tirato le monetine in una tiepida sera di primavera e che cosa ci avete dato in cambio? Un paese in preda alla corruzione più feroce, nella quale chi ruba milioni di denaro pubblico è acclamato come lider maximo da una folla adorante, solo perché fa il bullo con donne e bambini indifesi.

Avete inneggiato a magistrati rampanti che infierivano sul cadavere della nostra democrazia e cosa ci avete dato in cambio? Un CSM in preda alle ombre di una corruzione dilagante che controlla e decide nomine di presidenti e procuratori nei corridoi di Palazzo dei Marescialli o, peggio, negli alberghi del circondario.

Avete additato la Milano da bere come il trionfo del capitalismo e cosa ci avete dato in cambio? Un Paese piccolo piccolo, dove portare le pizze in bicicletta per due euro è considerato un lavoro.

Avete deriso le notti brave di qualche ministro pieno di boccoli, e vi siete messi dietro ad un bibitaro ignorante come un ciuco che non sa far altro che dare la colpa a quelli di prima.

Sono già passati ventisette anni da quando avete fatto tutto questo, cinque in più del tragico tempo del fascismo, e cosa ne abbiamo adesso in cambio? Un’Italietta senza futuro, tutta debiti e pistole.

Vi imploro: pensate a queste mie parole, la prossima volta che andrete a votare.

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