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Un modello di sanità partecipata di Guglielmo Rizzo

UN MODELLO DI SANITA’ PARTECIPATA di Guglielmo Rizzo*


CONTRIBUTO PER IL MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI SANITARI E SOCIO-ASSISTENZIALI

Premesso che la gestione della politica richiede un pronunciamento chiaro e non ipocrita, in quanto le mediazioni si devono ricercare solo quando sono al sicuro le questioni fondamentali, il momento contestuale di crisi economica e di penuria di risorse finanziarie del SSN, impone da parte di chi riveste incarichi di responsabilità nell’ambito della gestione della cosa pubblica, soprattutto i Responsabili ai vertici, ma anche i Dirigenti Medici e Sanitari del SSN, la messa in campo di obiettivi e di assetti organizzativi del sistema che penso debbano essere integrati ai fini di garantire equità, continuità ed omogeneità di accesso alle prestazioni sanitarie e a servizi di qualità su tutto il territorio.
Il trattamento moderno richiede una presa in carico “globale” del Paziente, con una forte integrazione tra risorse ospedaliere e territoriali.
Quindi neccesita una Rete Ospedaliera basata sulla collaborazione tra strutture e professionisti, stilata come risposta alle difficoltà economiche in cui purtroppo versa il sistema, in parte a causa di chi, negli anni, ha gestito il Sistema Sanità con la politica del sopravvivere, quella di arginare un fiume in piena, operando una selezione del personale e delle risorse in genere basata non su criteri di riguardo, ma su criteri marginali, legati ad operazioni a perdere per il sistema salute.
La integrazione tra gli ospedali ed il territorio della provincia deve essere, se ben articolata, foriera di benessere, soprattutto mentale, per gli operatori, considerando prioritaria la soddisfazione dell’utente, con la garanzia di uno standard di qualità ed equità di accesso alle cure.
Per un miglioramento della erogazione e della attuazione dei servizi sanitari e socioassistenziali del territorio, in primis deve vigere la necessità di attuare un’idea di massima di governo del sistema, una sorta di Federalismo Territoriale Sanitario, in quanto emerge la
necessità di distinguere, con grande chiarezza, il Decentramento dal Federalismo.
Il Decentramento è un’idea di trasferimento di poteri dal centro alle istituzioni periferiche.
Il Federalismo, di converso, ha come suo caposaldo il valore della comunità, espressione del popolo.
Mentre il Decentramento è una dottrina sociale che ha come suo caposaldo quello di demandare i poteri dalle istituzioni centrali per affidarle a quelle periferiche, nel Federalismo si demandano i poteri dal centro per affidarli alle periferie, affinchè queste li ridistribuiscano nella comunità.
Questa condotta significa partecipazione collettiva, decisione paritaria, condivisione degli obiettivi e ruolo decisionale degli operatori.
Gli elementi del territorio potrebbero rientrare, a pieno titolo, nel concetto di Sussidiarietà, nel rispetto dell’Articolo 118 della Costituzione, caratteristica fondamentale del processo di decentramento che implica lo sviluppo di forme ed ambiti per il governo e la gestione dei servizi vicini ai luoghi della cittadinanza e della formazione dei bisogni, ponendo in ogni caso l’attenzione sulla domanda, piuttosto che sull’offerta.
Aiutare la crescita di chi esprime idealità, volontà e disponibilità di
servizio in ambito sanitario.
Tutto ciò potrebbe portare ad indubbi vantaggi come la responsabilizzazione della parte che
finanzia il servizio e la vicinanza del cittadino alle istituzioni responsabili della Sanità.
Si creerebbe, in tal senso, un meccanismo atto a favorire una migliore rappresentazione dei bisogni sanitari che si tradurrebbe, in pratica, in una organizzazione di controllo democratico.
Ribadendo che la tutela della salute non può essere delegata a logiche personali o condizionata da interessi campanilistici o da interpretazioni soggettive che non abbiano un concreto supporto di base, dettato da uno studio mirato che ponga in essere il “bisogno” e le “problematiche del territorio” (condizioni di benessere della popolazione, condizioni della
rete viaria, etc), il tutto in relazione al funzionamento della rete sanitaria.
Quindi si impone, non una rimodulazione, ma una attenta visione, una disamina della domanda afferente dal territorio, per potere, di converso, porgere una offerta sanitaria e assistenziale che sia a soddisfazione dell’utente (CUSTOMER SATISFACTION) e che faccia prevalere la mobilità attiva a discapito di quella passiva.
Mobilità Passiva che, al giorno d’oggi, in pieno Terzo Millennio, è in relazione allo scarso grado di comunicazione tra i vari operatori della Sanità e la popolazione, che si trasforma, in sintesi, in una insoddisfacente qualità della offerta sanitaria e soprattutto, in un capitolo di
spesa oneroso per il nostro Assessorato alla Salute, ma, per come suggerisce l’Assessore alla Salute, va fronteggiata, non solo con soluzioni di tipo organizzativo, coprendo gli organici carenti, ma “proponendo” all’utenza, personale dotato di capacità professionali e umane,
in grado di attirare e concretizzare la continuità assistenziale tra Territorio, Presidi Ospedalieri e Dipartimenti, organizzati su più livelli , per intensità e complessità di cura, prevalentemente dedicati al trattamento del paziente in fase acuta ed inoltre sedi dell’offerta sanitaria specialistica e rete territoriale, ai fini della erogazione di prestazioni di
media e bassa intensità di cura e domiciliari, in una logica di rete e integrazione delle funzioni e delle risorse.
Obiettivo principale è concretizzare la continuità assistenziale tra il POLO OSPEDALIERO, rappresentato dal Presidio Ospedaliero Provinciale e dai Dipartimenti e la RETE TERRITORIALE che include i Presidi Ospedalieri Territoriali, unitamente ai Presidi Socio- Sanitari Territoriali.
Il Polo Ospedaliero ,e i Dipartimenti, organizzati su più livelli per intensità e complessità di cura, dedicato al trattamento del Paziente in fase acuta, è sede della offerta sanitaria specialistica.
La Rete Territoriale che eroga prestazioni di media e bassa intensità di cura e domiciliari, in una logica di rete e di integrazione delle funzioni e delle risorse.
Certo tipo di ragionamento, soprattutto nei territori sicuramente decentrati, garantendo l’efficienza dei servizi, significa poter evitare lo spopolamento dei centri minori, con adeguate politiche di valorizzazione del territorio, garantendo il controllo democratico e partecipato del sistema, da effettuare attraverso i Dipartimenti, atti a favorire lo sviluppo
omogeneo e dinamico della rete, nel concetto di Rete Integrata, cui compete una rilevante implicazione di politica sanitaria, in quanto nega la competizione tra le singole unità operative e ne richiede la loro cooperazione, secondo diversi livelli di complessità dell’intervento loro attribuito, attivando processi di complementarietà per le strutture, in cui
un servizio può svolgere un ruolo ottimale dal punto di vista funzionale ed economico.
Gli Ospedali di II livello non possono farsi carico della gestione
complessiva delle patologie croniche e recidivanti come la maggioranza
delle patologie internistiche oggi osservate.
Tale tipo di patologia può essere espletata dagli ospedali di territorio, intesi in tal senso come strutture intermedie di assistenza, inserite nella rete integrata ospedaliera.
Ciò garantirebbe la possibilità di trasferimenti molto precoci, in condizioni di sicurezza, a far fronte alle eventuali complicazioni.
In definitiva, spostare la attenzione dalla singola prestazione all’intero percorso assistenziale, con l’obiettivo che questo possa svolgersi in maniera “unitaria”, anche se le singole prestazioni sono assicurate da strutture diverse.


Guglielmo Rizzo*
Responsabile Provinciale UDC delle Politiche Sanitarie e Socio-Assistenziali

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