economia primo piano

Baratto muto: antesignano di una economia circolare

Il baratto muto: antesignano di una economia circolare vantaggiosa per tutti di Salvo Rotondo

Erodoto di Alicarnasso (V secolo AC) racconta che i Cartaginesi commerciavano con alcuni popoli della Libia con un singolare tipo di scambio di merci che potrebbe essere definito baratto muto. Superate le Colonne d’Ercole e giunti sulla spiaggia di questo popolo era usanza consolidata quella di sbarcare le merci accatastandole in fila sulla spiaggia per poi risalire sulle navi e accendere un fuoco per delle segnalazioni di fumo.

Gli autoctoni, avvistata la colonna di fumo, scendevano in spiaggia e lasciavano accanto alle merci fenice dell’oro, secondo il proprio giudizio sufficiente a raggiungere il valore delle merci offerte e rientravano nelle loro citta arroccate a seguire l’iter della trattativa.

A questo punto i Fenici sbarcavano dalle navi e valutavano se la quantità dell’oro offerto in contraccambio corrispondesse al valore da essi assegnato alle merci che offrivano. Se si sentivano soddisfatti dalla quantità dell’oro offerta dagli indigeni lo raccoglievano e partivano per intraprendere un altro viaggio di scambio. Altrimenti i Fenici risalivano nuovamente sulle navi e da li aspettavano che gli autoctoni rimpinguassero l’offerta in oro o in merci di scambio fino a raggiungere una quantità sufficiente. La trattativa continuava senza nessuno scambio verbale fino al raggiungimento di un silenzioso equilibrio ritenuto da entrambi vantaggioso.

Nessuno faceva torto agli altri, infatti nessuno toccava l’oro prima che gli indigeni avessero fatto una offerta sufficiente ad equiparare il valore delle merci di scambio né gli autoctoni toccavano le merci offerte dai Cartaginesi prima che questi avessero preso l’oro.

Questo racconto ci insegna come fin dall’antichità la fiducia (oggi nel mondo dell’economia anglosassone definita Trust) sta alla base dei rapporti personali pacifici e soprattutto forieri di vantaggi per entrambi in grado di apportare elementi di crescita e di benessere reciproco.

La fiducia quindi significa avere una sufficiente certezza che si realizzerà nel futuro una nostra attuale aspettativa positiva. Tutto questo genera un complesso stato d’animo emozionale combinato con reazioni istintive, calcolo mentale, intuizione, esperienze passate. Una volta fatto nostro lo stato di fiducia siamo tutti psicologicamente più sereni per la raggiunta convinzione di essere ragionevolmente al riparo dai rischi. Questo fornisce motivazione a fare o non fare una scelta o un’azione, svolgendo una parte attiva nelle scelte che determinano i nostri comportamenti e di conseguenza i nostri rapporti con gli altri.

Al contrario la mancanza di fiducia inceppa i meccanismi suddetti sviluppando meccanismi paralizzanti e distruttivi.

Quindi, avere fiducia reciproca come quella che Fenici e Libici avevano nel racconto precedente, porta verso un inevitabile arricchimento non sempre solo economico, a testimonianza che una economia circolare che gratifichi tutte le componenti del sistema non può che rappresentare un vantaggioso volano di crescita e di benessere comune.

Salvo Rotondo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *