editoriale

Era l’inizio del 2015 …chissa’ se e’ cambiato qualcosa al Cimitero di Messina

Era l’inizio del 2015 …chissa’ se oggi e’ cambiato qualcosa al Cimitero monumentale di Messina di Angela Rizzo

“La bestialità della vita mi ha calpestato e schiacciato, mi ha tagliato le ali in pieno volo e derubato di tutte le gioie cui avevo diritto.” Emil Cioran 

Quando ti passa per la mente questo pensiero …alzati, vestiti, truccati, esci …in ogni ufficio pubblico potrai trovare qualcosa che ti fara’ tornare la voglia di RIDERE. Che dico ridere di scardinarti anche le mandibole. 
Dopo un doloroso lutto, chi resta deve assolvere a tutti i doveri e nel frattempo gli uffici comunali diventano teatro e i dipendenti attori di cabaret
Sono sempre piu’ convinta che la burocrazia sia nemica del cittadino e tutto cio’ che potrebbe essere fatto con logica semplicita’, diabolicamente il burocrate lo complica.
Oggi io e mio fratello siamo andati al Gran Camposanto. Ore 9,30 appuntamento per il processo verbale. Prima della Porta Maggiore c’e’ l’entrata del cimitero inglese e sulla destra la DIREZIONE.
Un poco impaurita e con le gambe che mi tremavano salgo le scale e il nostro accompagnatore con tutta la documentazione ci fa entrare in questo luogo. Pieno di gente raggrinzita, scialba, emaciata, stanca, scoglionata avvolta in una alone di polvere. Andavano avanti e indietro, aprivano porte, le chiudevano. Passavano zoppicando, strisciando tutti e due i piedi, qualcuno pendeva a destra, qualche altro curvo su se stesso, passeggiavano in quel corridoio scrostato, sporco e impolverato. Trovo una sedia e mi fiondo e dalla parete di alluminio anodizzato (brrrr) e vetri vedo una donna vecchia, forse e’ la centralinista su una sedia smilza una piccola scrivania grigio topo con le quattro gambe arrugginite e basse. Su quella piccola scrivania solo una telefono bianco molto grande e poi nulla, non una penna, non un foglio non un calendario NIENTE. Comincio a fissarla, ma non la vedevo. Ad un tratto mi giro, guardo mio fratello, “ma che sta facendo?” L’indice della mano sinistra si infila nella narice sinistra fino a toccare il nervo ottico, gira, sta per uscire, rientra, spinge, esce finalmente il dito, lo guarda e senza tentennamenti lo introduce nella narice destra, rifacendo tutto cio’ che ha fatto nella narice precedente. Stavo per vomitare e mio fratello:” Angela hai visto cosa sta facendo?”, ma quanti sono qua dentro e cosa fanno? Tutto cio’ che ci circonda e’ sporco, brutto, polveroso. Mi viene subito in mente Dario Argento e i suoi scantinati. Mentre ragionavo sulla signora che si scaccolava, mio fratello interpellava il “casciamottaro” accompagnatore con i documenti: “senta, ma quanto dobbiamo ancora aspettare?” Da una stanza si sentiva urlare. La voce di una signora tremante e allo stesso tempo arrabbiatissima chiedeva: “Dove devo mettere mio marito? Io ho comprato la tomba e’ possibile che succeda tutto questo? Cose da pazzi avete venduto la tomba di mio marito due volte. Dovete trovare subito la soluzione.” Urla, pugni sui tavoli e un via vai di impiegati vecchi, logori emaciati, sembravano delle anime di purgatorio in cerca di collocazione e di impiego. Ero circondata da polvere, fuliggine, ragnatele e montagne di carpette con scritto sul dorso 1970, 71, 72, 73. La centralinista, anch’essa vecchia e rugosa, ma con una colorazione di capelli da pannocchia matura sotto il sole cocente di agosto alle ore 12.00, continuava a scaccolarsi, con fare sornione usciva l’indice dalla narice lo guardava e poi lanciava il materiale, si grattava, si riguardava… era una situazione senza tempo e senza luogo. Finalmente si apre la porta: escono due signore le uniche dell’ambiente colorate e incazzate, sbattono la porta e minacciano, “non finisce qui vi denunciamo”. Finalmente alle ore 11,45 entriamo io, mio fratello e il cascimottaro con tutta la documentazione protocollata, firmata e corredata di deleghe. 
Quella stanza era piena, stracolma di carte sulle quattro scrivanie, appunti appesi al muro , alti soffitti inquietanti, alte porte un tempo bianche oggi con una colorazione di grigio sbiadito e ambrato, vicino la maniglia un dito di unto nero con la forma della mano che apre la porta. Quattro scrivanie e tre impiegate, una di esse al centro era maestosa, con un cappotto pesante, seduta con le mani in tasca e la testa incassata sulle spalle. Si accomodi, mi dice la signora che doveva interrogarci, il casciamottaro consegna le carte e spiega cosa dovevamo fare, la signora non sente e comincia a scafuliare in quel casino che e’ la sua scrivania, dopo prende un foglio… ecco dobbiamo riempire questo, il nostro accompagnatore spiega che e’ tutto pronto e lei continua ignorando le carte, come si chiama, quando e’ nato, dove abita, ecco ora puo’ firmare. Lei e’ figlio unico? NO qui c’e’ mia sorella e mio fratello ha fatto la delega. SI pero’ non lo poteva dire prima? Penso subito che devo assestargli un pugno in pieno viso, lascio stare. dovevamo concludere e quindi sorrido e andiamo avanti. Rivolta a me, “lei chi e’ la moglie?” IO? la moglie di chi? “Del defunto.” No, signora io sono la figlia! “e allora lei non e’ figlio unico”. Porco cane, e’ impazzita. La signora capisce e adduce la sua poca attenzione “a tutto quel bordello che c’era stato prima e aveva mal di testa e si sentiva confusa perche’ le persone sono pazze” (era pazza la signora che nella tomba di suo marito ha trovato sepolto un altro). Non proferisco verbo, non voglio contraddirla perche’ nella mia mente cominciano a scorrere immagini di fame e carestia… erano gia’ le 13,00. Guardo mio fratello, e sussurro “Oggi non si mancia di comu e’ pigghiata”. Assorta in questi pensieri alle mie spalle sento una fragorosa risata, rideva la grassa impiegata con il cappotto e le mani in tasca circondata da carte, carpette e polvere tanta polvere e fra una risata e l’altra dice: Ou si mori chiddu chi si cattau a cella a Giampileri nel 2009 chi era malatu temminali comu dichiarau l’Asp, succedi nautru buddellu” la terza signora anch’essa sembrava appena alzata dal letto, dà una spiegazione a questi disguidi: E’ cuppa di sti cazzi di conpiuter.
Noi continuiamo con il nostro interrogatorio: Come si chiama, quando e’ nata, dove abita, firmi. Passiamo al terzo fratello, “signora mi scusi mio fratello ha fatto la delega”. Continuiamo…” quando e’ nato suo padre Non su ricodda e’ veru?” Si sbaglia signora, certo che so quando e’ nato mio padre e quando e’ morto. Andiamo avanti. Stato civile di suo padre? Suo padre e’ sposato? Mio padre era sposato, quindi lo stato civile e’ coniugato. Signora Rizzo, non mi facissi nesciri paccia, suo padre e’ vedovo lei mi ha detto che e’ morta sua madre. NOOOOO, mio padre era sposato quando e’ morto, mia madre e’ morta giorno 13 febbraio 2015, mio padre e’ morto nel 2007. Attonita e demoralizzata con un nodo alla gola guardo mio fratello e alzo gli occhi al soffitto, sento sgranocchiare qualcosa, guardo l’impiegata seduta alla scrivania alla mia sinistra e stava mangiando. Yogurt e biscotti: li inzuppava e li infilava in bocca, con un rumore assordante e masticava di gusto, la grassona a voce alta (forse erano tutti sordi) sfiorava i 10 decibel, VOI I CONNY FLEX? All’unisono, io e mio fratello scoppiamo in una fragorosa risata. Gli unici in quella stanza a ridere per l’offerta dei CONNY FLEX, forse non intendono quello che abbiamo capito noi. A quel punto mio fratello si gira verso la grassa signora e chiede: Che materiale e’? e lei “di cosi chi si mettunu n’to latti a matina”. Avevamo capito bene. Finalmente salutiamo e usciamo da quella polverosa stanza, la pannocchia era sempre seduta che continuava nei suoi grattamenti, sbadigli e scaccolamenti. Mio fratello si avvicina, e quasi sottovoce gli consiglia di portarsi un computer per passarsi il tempo. La signora si alza di scatto “I computer ruvinunu i famigghi, sunnu cosi ndiavulati” e allunga la mano sinistra per salutare mio fratello, lui fa un salto all’indietro per scansarsi, visto che la signora porgeva la mano dello scaccolamento e rischia di precipitare dalle scale. Finalmente fuori da quel set cinematografico di Dario Argento, sito a Messina in via Catania. Angela Rizzo 

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