politica primo piano

L’Araba fenice di Cosimo Recupero

Nicola Zingaretti è il nuovo segretario del Partito Democratico. Le urne delle primarie hanno dato un esito sorprendente persino per gli stessi sostenitori del Presidente della Regione Lazio. Che fosse lui il candidato più quotato dei tre ne erano certi tutti, ma pochi forse immaginavano una vittoria al primo turno con le percentuali che sono uscite e la massiccia affluenza registrata, ben oltre le aspettative degli organizzatori.

La cosa interessante di questo voto interno al PD, però, è che esso avrà sicuramente notevoli ripercussioni su tutto il quadro politico nazionale, e i big lo sanno.

Vediamo perché. Zingaretti, come abbiamo detto, vince al primo turno e non ha bisogno di passare dal voto assembleare di metà marzo. Questo rafforza non solo lui, ma tutto il partito. Un voto così netto sta a significare che intorno al nuovo segretario c’è un consenso della base dem, e non un accordo politico interno alle varie anime. Inoltre, la distanza siderale fra Zingaretti e gli altri due, mette al sicuro la sua leadership.

Dal voto non escono sconfitti solo Martina e Giachetti ma anche Renzi e tutto il renzismo, con la sua visione verticistica del partito e della politica. Ovvero quello stile di fare politica che ha massacrato il PD negli ultimi tre o quattro anni.

Questo restituisce al PD la sua vera identità, e cioè quella di un partito inclusivo, partecipato, realmente democratico non solo nel nome. E si sa, quando la gente può partecipare e dire la propria opinione, torna alla casa comune con più tranquillità. Zingaretti potrà piacere o non piacere e, nella battaglia interna al partito, dovrà sicuramente scontrarsi con molte persone e correnti che non la pensano come lui. Ma siamo certi che non si permetterà mai di apostrofare come “gufo” o “rosicone” un compagno di strada o, peggio, ad urlargli “fuori… fuori…” come alla Leopolda del novembre del 2016.

Ancora, Zingaretti riuscirà sicuramente a ricucire i rapporti con i sindacati da un lato e la Confindustria dall’altro, oltre a riaprire un dialogo con la sinistra radicale, portandola sicuramente su posizioni più morbide e meno ideologiche.

Infine, il nuovo padrone di casa del Nazareno, alle prossime europee, sarà l’unico leader nazionale fresco di nomina e di appoggio popolare. Molto di più di Berlusconi, che di FI è padrone assoluto nonostante i cali vertiginosi, di Salvini, che pensa che i problemi del paese siano quelli legati al machismo dei frequentatori di bordelli, e di Di Maio, reduce da scoppole elettorali mortificanti che gli hanno fatto persino perdere la fiducia dei proprietari del M5S.

Tutti questi domani faranno finta di niente e tenteranno di minimizzare il risultato delle primarie dem, ma una cosa è sicura: il partito democratico sta risorgendo dalle proprie ceneri, come l’Araba fenice, e questo non farà dormire sonni tranquilli a nessuno dei suoi avversari.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *