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Pino Aprile e Gaetano Armao sostengono il Sud di Giovanni Frazzica

Pino Aprile e Gaetano Armao sostengono le ragioni del Sud di Giovanni Frazzica

Il vento delle elezioni europee incomincia a soffiare con una certa  intensità e forse serve ad alimentare i tanti piccoli incendi che scoppiano anche in provincia di Messina su temi importanti e sentiti, come il Ponte sullo Stretto o la “questione meridionale”, declinati sempre in maniera diversa e originale. “Il Meridionalismo e conseguenti ricadute sugli Enti Locali” questo il tema del dibattito che si è tenuto a Barcellona nell’Auditorium del parco Maggiore La Rosa e che ha avuto come protagonisti lo scrittore-giornalista Pino Aprile ed il vice-presidente della Regione siciliana Gaetano Armao. Promotore dell’evento il medico pattese Antonio Milici, l’organizzazione curata dal Rotary di Barcellona, rappresentato dal Presidente Andrea Ravidà. Moderatore Antonino Musca, Prefetto del Club. Il dr, Roberto Materia, sindaco di Barcellona, ha portato ai convegnisti i saluti della Città ed ha colto l’occasione per denunciare le difficoltà in cui si trovano ad amministrare i sindaci delle città del Sud. Materia ha ricordato anche come il meridionalismo sia una questione che dura da troppo tempo, che è stata sollevata da grandi studiosi come Nitti, Salvemini e Galasso e che è stata affrontata da governi sia di destra sia di sinistra, ma senza alcun esito evidente. “La nostra generazione ha fallito – ha detto il sindaco Materia con amarezza – ha agito in buona fede, ma ha fallito”. I temi trattati nel corso dei vari interventi dallo scrittore Aprile  sono stati per così dire integrati e validati dall’economista e vice-presidente della Regione siciliana Gaetano Armao che ha sottolineato come il mancato riconoscimento del’art, 37 dello Statuto regionale ed il tentativo di tre regioni del nord di appropriarsi dei nove decimi delle entrate fiscali che maturano nei loro territori costituisca di fatto un pericoloso allontanamento delle due Italie e l’inizio di un pericoloso processo di disgregazione. Gaetano Armao ha sottolineato come la storia che il Nord con le sue tasse paghi le spese del Sud è solo una fandonia. Gran parte delle imprese del Nord, l’Eni per esempio, fatturano al Sud ma pagano le tasse dove hanno la sede fiscale, cioè a San Donato Milanese  (Nord) e questa, spiega Armao, è una delle tante fregature che ci è toccato sopportare e contro cui dobbiamo lottare. A peggiorare tutto ciò, col regionalismo differenziato vorrebbero trattenersi una quota maggiore di gettito fiscale a fronte di impegni di spesa statale a Sud molto più bassi del dovuto. Armao ha spiegato che una legge dello Stato (la legge di conversione del decreto Mezzogiorno di fine 2016) ha sancito l’obbligo per le amministrazioni centrali di riservare al Sud  un volume complessivo di stanziamenti ordinari di almeno il 34% del bilancio. Già solo il fatto che ci sia voluta una legge per stabilire una quota del genere è una vergogna, ma ancora peggio è che – come rilevato dagli studi statistici della Svimez – fino ad oggi non si sia speso più del 28%. Da registrare anche, nell’ambito della stessa serata, il successo di vendite del libro di Aprile: “L’Italia è finita – E forse è meglio così”. L’opera di Pino Aprile è un libro infuocato, che irrompe con forza nel dibattito politico e tratteggia scrupolosamente gli scenari di un futuro che non è mai stato così prossimo. Tra una manciata di anni l’Italia, e forse l’Europa, non esisteranno, almeno come le conosciamo ora. Si spezzeranno per il fallimento della loro economia. E l’attuale governo giallo-verde potrebbe persino essere l’ultimo di un’Italia unita. Lo dicono autorevoli studi e indagini ben noti agli addetti ai lavori. Né l’una, l’Italia, né l’altra, l’Europa, reggeranno alla spinta disgregatrice: divide et impera è una massima che i mercati finanziari conoscono bene. Questo è quanto ha detto tra l’altro Aprile nel corso del suo lungo ed articolato intervento all’Auditorium del parco Maggiore La Rosa di Barcellona. Probabilmente l’unità d’Italia è stata più un’illusione che un grande sogno, è rimasta incompiuta e non poteva essere altrimenti. La presentazione del libro di Pino Aprile è stata quindi per i fortunati presenti l’occasione per parlare del complicato rapporto Nord-Sud e della cosiddetta questione meridionale, che nasce a seguito dell’unità d’Italia. Il titolo del libro a prima botta potrebbe sembrare roba da specialisti, ma il carisma e la grande capacità comunicativa dell’autore ha fatto sì che l’incontro diventasse una grande occasione per discutere in maniera comprensibile sulla Storia d’Italia in modalità utile a meglio comprendere il presente. Aprile ha parlato tra l’altro di globalizzazione, di recupero delle identità regionali, di tramonto degli stati nazionali e della trasformazione ciclica delle civiltà, buon ultimo il passaggio dalla civiltà industriale a quella informatica. In riferimento ad altri suoi libri, ha raccontato le condizioni sociali ed economiche degli Stati preunitari e come l’Italia unita sia nata sul genocidio e sull’autentico stupro del popolo meridionale. E ciò va detto per la necessità di comprendere che la questione meridionale è nata con l’unità d’Italia che è stata fatta nel modo peggiore: mentre qualche anno dopo gli Stati tedeschi si uniranno di comune accordo e mantenendo le differenze, il Piemonte unificò la penisola con le armi, aggredendo a tradimento gli altri Stati italiani e imponendo a tutti un feroce centralismo. La storia che solo mille valorosi sconfissero l’esercito del Regno delle Due Sicilie è solo una falsificazione storiografica, per nascondere l’intervento militare di decine di migliaia di finti disertori dell’esercito piemontese e di altrettanti legionari inglesi e ungheresi. Noi oggi ci rammarichiamo della criminalità organizzata, come se fosse l’origine dei malanni del Sud, ma la mafia è nata con lo Stato unitario: i garibaldini e i piemontesi si accordarono con i picciotti per demolire lo Stato borbonico, quel patto originario rappresenta la prima trattativa Stato-mafia in assoluto ed Aprile fa riferimento alla grande lezione di Rocco Chinnici. Non possiamo cancellare il passato, sostiene lo scrittore, ma possiamo superare quell’insano senso di inferiorità che ci fa pensare che la colpa del ritardo del Meridione sia da attribuire ai meridionali stessi. Il popolo del Sud ha bisogno di non sentirsi più in colpa per la violenza subita al tempo di Garibaldi e di Vittorio Emanuele II. Questo complesso d’inferiorità lo abbiamo ereditato da chi ha vissuto quelle vicende sulla sua pelle ma dobbiamo liberarcene. I meridionali, conoscendo la storia di come si è arrivati alla conquista del Sud e al suo saccheggio, possono recuperare la loro dignità di popolo e costruire il proprio futuro. Ed oggi questo vuol dire anche evitare che le regioni del Nord continuino a derubare il Sud, ad esempio con le proposte di regionalismo differenziato.  

– tratto dal settimanale I VESPRI

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