Cultura politica

L’Italia del buon senso e della cultura deve prevalere 

Leggo un sottotitolo di giornale: ”A Roma in piazza insieme a Cgil Cisl e Uil  una delegazione di Confindustria che dice: “Nessun imbarazzo ad affiancarli”. Questa mi sembra, se non una rivoluzione, una novità assoluta per l’Italia, un modo inedito e robusto di reagire del Paese nei confronti di una deriva cui inesorabilmente viene condotta l’economia che, oltre al danno irreversibile che determina nel settore del settore industriale, occupazionale e finanziario, sta devastando anche in tessuto sociale. Il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, tanto per fare un esempio, è un tema fortemente divisivo così come è stato concepito e come sta per essere imposto. Una manovra, anche di tipo assistenziale ad ampio raggio, si poteva organizzare diversamente distinguendo le fasce di giovani che potevano essere avviati al lavoro in progetti e cantieri a difesa del territorio, di cui c’è grande necessità, da coloro che invece necessitano di mero assistenzialismo. Nulla di tutto ciò è stato fatto, mele e pere in una unica cesta, non perché non fosse razionale dividerle e fare le cose per il bene, ma per il gusto di imporre, con la forza dei numeri, tempi e modalità che i più avveduti considerano sbagliate. Ma non è solo questo. Lo stop alle grandi opere, la guerra immotivata alla Francia, la scelta di Maduro, le gaffes clamorose di uomini di governo sulla stampa nazionale ed estera, le contraddizioni tra esponenti dello stesso governo e la confusione dei ruoli, stanno creando una immagine nei confronti degli osservatori, siano essi rappresentanti istituzionali, imprenditori o investitori, così deteriorata che forse non è più sufficiente il prestigio personale del Presidente Mattarella per darle un voto di sufficienza. La crescita allo 0,2%, se confermata, significa che scatteranno le clausole di salvaguardia dell’Iva, tanto per capirci. Allora, al contrario di quello che dice Conte, il 2019, dal punto di vista economico, non sarà un anno bellissimo e neanche gli anni a venire lo saranno. Per questo le varie articolazioni del corpo sociale del Paese devono avere la capacità di mandare dei segnali da cui si capisca chiaramente che esiste ancora, ed è forte, un’Italia del buon senso e di collaudate tradizioni culturali che chiede soprattutto di essere governata in maniera decente. Giovanni Frazzica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *