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Un anno bellissimo di Cosimo Recupero

Ci aveva provato Giuseppe Conte a smarcarsi dal sistema Di Maio – Salvini. Lo aveva fatto con l’iniziativa sulla Libia, naufragata come un barcone di migranti in balia degli interessi contrapposti delle due opposte sponde del Mediterraneo.

Ci aveva provato quando aveva detto che lui era il garante del contratto di governo. E ci ha provato anche qualche giorno da, con la Merkel, alla quale ha provato a rifilare la storiella del pieno controllo della maggioranza, in fibrillazione per dei sondaggi in calo.

Ci ha provato tante altre volte, ma poi è sempre tornato in buon ordine al solito tran tran quotidiano, fatto di scelte folli e propaganda a mille.

L’ennesima prova dello scarsissimo spessore politico, il capo del governo l’ha data oggi, quando ha detto che il 2019 sarà un anno bellissimo.

Nemmeno Renzi, che al liceo chiamavano il bomba, per la sua abitudine a spararle grosse, era arrivato a tanto, per quanto forse i numeri gli dessero più conforto.

Giuseppe Conte annuncia la recessione tecnica (cioè due segni negativi consecutivi sulla crescita del paese) il giorno prima che escano i dati dell’ISTAT. Perché lo ha fatto? Semplice. Pura propaganda. Un vano tentativo di esorcizzare la notizia, dandola in assoluta tranquillità. Come quello che sente di avere una malattia e cerca di abituarsi all’idea prima che le analisi mediche gliene diano la conferma scientifica. Il giorno dopo dell’uscita dei dati, poi, Conte minimizza come dopo un banale incidente stradale, dicendo che in fondo è tutto a posto, non ci siamo fatti niente, solo qualche graffio e che le macchine si aggiustano.

Di Maio gli da manforte, tirando fuori dal suo arsenale un’idea geniale: dare la colpa a quelli di prima. Salvini, forse più furbescamente, evita del tutto l’argomento e se la prende con i migranti, come al solito.

Ma mentre questi signori minimizzano, il Paese si avvia verso una nuova crisi economica, che non è roba solo da studiosi o patiti delle statistiche. Riguarda piuttosto la nostra stessa vita.

In pochi sanno che, se il segno meno, registrato dall’economia per due trimestri consecutivi, non si invertirà, scatteranno le norme di salvaguardia sull’IVA. In parole semplici, quando questi signori hanno approvato la finanziaria senza nemmeno farla discutere al parlamento, hanno inserito una norma che prevede che, se l’economia non segnerà quest’anno un più 1,4%, l’IVA salirà al 24% dal 22 attuale. E il prossimo anno, se le condizioni non miglioreranno ancora, l’aumento porterà l’imposta al 26,5%. Tutto questo significa che avremo aumento fino al 4% di quasi tutti i beni di consumo a fronte del blocco delle pensioni previsto sempre dalla legge di bilancio per il 2019.

Pensioni ferme e prezzi che salgono, in sostanza. Il tutto per finanziare mancette per una campagna elettorale per le europee, dopo la quale ci saranno altre elezioni alle quali puntare, sempre a spese del popolo italiano.

Un incubo. Una folle corsa verso il baratro. La tempesta perfetta per far aggravare ancora di più la recessione.

Conte dice che tutto passerà, come si fa con i bambini quando si fanno la bua. Ma passerà dal secondo semestre dell’anno, guarda caso da dopo le elezioni europee. Ancora una volta il paradiso terrestre è annunciato, ma non realizzato.

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