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QUESTIONE MERIDIONALE 2.0. di Giovanni Frazzica

Il provocatorio articolo di Vittorio Feltri pubblicato dal quotidiano Libero ottiene, paradossalmente, un effetto contrario a quello che sperava di suscitare il vecchio e navigato Direttore. Mentre l’intento dichiarato dell’autore era quello di creare una cortina di solidarietà nei confronti del grande paladino del nord, Matteo Salvini, assediato dai terroni che hanno invaso le più alte cariche dello Stato, l’effetto reale è stato quello di suscitare un sussulto di orgoglio di tanti meridionali (ivi compreso Di Maio, che di meridionale ha solo l’accento) ed una censura dell’Ordine dei giornalisti. Ma l’indignazione, ampia, corale, diffusa, che il buon Feltri ha saputo suscitare, è una opportunità che non va sciupata, va utilizzata per passare al contrattacco, per sgombrare il campo dai luoghi comuni sui quali prospera la malafede delle classi dominanti padane. Ai “terroni” infatti poco interessa avere tanti bei meridionali al Governo e così poche fabbriche al Sud, così poco lavoro, pochi fondi per le infrastrutture, meno soldi per gli ospedali e per le scuole e così via dicendo. Come si suol dire “Napoli è ricca, ma i napoletani sono poveri” e lo stesso si dice per la Sicilia. Noi siamo lieti del benessere e del “potere” dei politici di origine meridionale, ma lo saremmo ancor di più se questo loro status di classe dirigente al comando (come sostiene Feltri) servisse a qualcosa, per esempio a reimpostare e risolvere l’ormai datata Questione Meridionale. I tedeschi dopo appena due anni dalla riunificazione, con un duro lavoro, hanno sostanzialmente colmato il divario Est Ovest, che era notevole. Il divario Nord Sud non si risolve in automatico, come pensano quei politici che credono ancora alla fata Turchina, a Babbo Natale e al reddito di cittadinanza, ed è un fattore di squilibrio che si aggrava sempre più per l’economia italiana ed europea, oltrechè fonte permanente di disuguaglianza sociale. E allora vogliamo partire da questa gaffe di Feltri per rilanciare su tutti i tavoli istituzionali, della politica, del sindacato e dell’associazionismo l’idea che si deve rimettere in Agenda la Questione Meridionale? Se non ora, quando?

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