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A fari spenti nella notte di Cosimo Recupero

Ogni giorno una perla. Oggi il Vicepresidente del Consiglio e capo politico del primo partito italiano, tal Luigi Di Maio, ci ha fatto dono dell’ennesima perla preziosa, tratta direttamente dal suo forziere.

Il giovane virgulto della politica italiana ha infatti dichiarato impunemente che il Movimento 5 Stelle appoggia la protesta dei gilet gialli in Francia, al punto da mettere a loro disposizione la famosa piattaforma Rousseau.

A parte il fatto che ignoriamo cosa se ne dovrebbero fare esattamente i casseur francesi di questo mirabolante ritrovato della tecnica, giusto per riderci un po’ su, questa piattaforma è quella che costa ai deputati e senatori nostrani 300 euro al mese per avere in cambio un sistema che ci sta dodici giorni, dico dodici, per tirare fuori il responso delle elezioni interne al movimento per la scelta, scontata, del capo politico. Vista la lentezza dell’attrezzo informatico, ci sembra poco utile alla causa dei rivoltosi.

Comunque, passando alla sostanza della questione di oggi, la prima impressione è che questa alzata di genio dell’ex bibitaro del San Paolo sia tutta farina del suo sacco, e questo per almeno un paio di ragioni. La prima è che nemmeno i TG hanno dato alla cosa la risonanza che ci si sarebbe aspettati. La seconda è che neanche la Casaleggio, nel delirio di onnipotenza dei suoi cibernetici padroni, avrebbe mai pensato di dire una cosa così ostile verso un paese formalmente amico come la Francia.

Di questa cervellotica vicenda, poi, salta subito all’occhio anche la stridente contraddizione con quanto lo statista di Pomigliano aveva detto poche ore prima con riguardo alla protesta dei sindaci sul decreto sicurezza. Di Maio aveva invitato i sindaci al rigoroso rispetto della legge. Posizione insindacabile, ovviamente, ma del tutto in contrasto con l’appoggio ad una protesta che, nonostante la tardiva correzione, non può non contemplare la violenza che sta distruggendo la Francia, e non la Francia dei potenti, ma quella dei poveri padri di famiglia che hanno il solo torto di avere attività commerciali lungo i viali della scelleratezza populista.

La Francia ha già dato una risposta composta alle farneticazioni dei due bulletti di governo (anche Salvini si è unito alla brillante iniziativa del suo socio) con un tweet della ministra Nathalie Loiseau che ha invitato, senza nemmeno troppi giri di parole, i due bravi di manzoniana memoria a fare pulizia al loro interno. Tuttavia non è da escludere che anche altre forme di ritorsione o di protesta saranno attuate dall’Eliseo nei prossimi giorni, come ad esempio il richiamo formale dell’Ambasciatore italiano a Parigi, per la consegna di una nota di rimostranze o, peggio, la sospensione di accordi di natura commerciale o politica.

Ma Di Maio e Salvini sono questo. Sono il frutto avvelenato della distruzione dei partiti tradizionali. In passato, per una battuta del genere, sarebbe potuta scoppiare anche una guerra. Ma i due ganzi non lo sanno e vanno avanti in questa operazione di isolamento internazionale del Paese. Guidano l’Italia come Battisti nella sua famosissima canzone intitolata “Emozioni”: a fari spenti nella notte.

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