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Come le scimmie dello zoo di Cosimo Recupero

Di Battista sarà sicuramente contento. In una delle pause fra una fatica guatemalteca e un’altra, fra una foto e un video da mandare alla madrepatria per annunciare l’imminente ritorno in patria in funzione da taumaturgo, il Che Guevara di Centocelle avrà sicuramente festeggiato per l’introduzione, nell’ordinamento italiano, della figura dell’agente provocatore, la sua unica ossessione.

Per chi non sapesse cosa sia, diciamo brevemente che trattasi di un incaricato delle procure che, sotto copertura, avrà il compito di andare dai sindaci e pubblici amministratori vari, a proporre mazzette per verificare il livello di onestà o, meglio, honestà di quanti hanno responsabilità di governo ai vari livelli.

Un’idea geniale, all’apparenza. Una colossale scemenza, nei fatti.

Infatti, solo uno scemo può pensare che un sindaco o un pubblico amministratore o funzionario si metta a discutere di mazzette col primo arrivato.

La corruzione è un male atavico che si esercita sempre nell’ambito di cerchie ristrette, con persone fidate. Ma quale sindaco dovrebbe decidere di brigare per truccare una gara d’appalto con un perfetto sconosciuto? La previsione di una simile idiozia, in realtà, ha uno scopo chiaro: nascondere le reali intenzioni del governo che non sono affatto quelle di combattere la corruzione e il malaffare, ma anzi di sottrarre queste pratiche al vaglio della magistratura ed anche delle opposizioni politiche. Perché se da un lato si introducono sistemi di controllo destinati, di fatto, a non funzionare, contemporaneamente si depenalizzano le pratiche illegali innalzando di quasi quattro volte la soglia di legge per gli affidamenti diretti. Infatti in pochi sanno che nella finanziaria appena approvata viene innalzata da 40.000 a 150.000 la soglia massima per l’affidamento di lavori senza gara d’appalto. Altro che agente provocatore. Il Governo, nel frastuono della propaganda martellante a cui sottopongono quotidianamente il Paese, ha fatto passare sotto gli occhi distratti degli italiani questa norma che consentirà a sindaci, presidenti di province e regioni, dirigenti di aziende sanitarie e ad una pletora di dirigente pubblici, di agevolare amici, comitati elettorali vari, cosche di ogni risma, dando loro appalti al di fuori di ogni controllo. E siccome 150.000 euro sono una cifra elevata, questo meccanismo riguarderà in sostanza la stragrande maggioranza degli affidamenti di lavori e servizi da parte delle migliaia di pubbliche amministrazioni che ci sono in Italia, elettive e non. In pratica, un vero paese di Bengodi per corrotti e corruttori.

E nessun agente provocatore basterà per frenare questa emorragia, anzi. Un sindaco disonesto, di fronte ad un inviato della Procura, non farà altro che mostrarsi integerrimo, perché a chi dare l’appalto lo avrà deciso ben prima delle elezioni, e non sarà il povero appuntato della finanza che andrà da quel sindaco per recitare la farsa, a far saltare la tresca.

La norma introdotta, quindi, è solo la chiacchiera da bar riportata in un testo di legge. Un contentino dato al popolo arrabbiato che non sa che, da domani, avrà un motivo in più per esserlo.

Tutto questo avviene perché ormai molti italiani sembrano come le scimmie dello zoo, alle quali basta che qualcuno con un sorriso da idiota sulle labbra tiri loro le noccioline al di là della rete, per dimenticare che stanno vivendo in una gabbia, da schiavi.

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