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CVD di Cosimo Recupero

CVD di Cosimo Recupero

La Francia è a ferro e fuoco. Il movimento dei gilet gialli sta devastando uno dei paesi più produttivi dell’Europa, peraltro uno dei due che il continente lo governerebbero (l’altro è la Germania) fuori dai canali ufficiali delle istituzioni europee.

Intanto, a Roma, la manovra finanziaria di Di Maio e Salvini arranca, fra continui rinvii, emendamenti che oggi ci sono e domani scompaiono, come in una sorta di tela di Penelope.

Le due cose non sono accomunate solo da un fattore temporale. O forse sì, nel senso che rappresentano come due tempi dello stesso film, che vengono proiettati in due sale diverse, a distanza l’uno dall’altro.

In altre parole, in Italia sta andando in onda ancora il primo tempo di un film bruttissimo. In questo primo tempo, la scena è quella di una classe politica che, dopo aver promesso mari e monti, dopo aver dato dignità alle chiacchiere da bar, facendole diventare programma di governo, si accorge che, se quelle cose non si facevano prima, era semplicemente perché era impossibile farle, nelle condizioni date.

In Francia il primo tempo, quello del tradimento del mandato elettorale, è già andato in onda. Macron, giovane milionario scopertosi giacobino, ha tradito le promesse, tagliando solo le tasse ai ricchi e peggiorando quindi, anche per motivi di demoltiplicatore economico, le condizioni della classe media o dei meno abbienti. Proiettato il primo tempo del film, quindi, è già iniziato il secondo, quello della rivolta popolare, della rabbia che, accesa dai populisti contro quelli di prima, non si è placata e, anzi, è esplosa contro quelli di oggi.

In Italia il secondo tempo non è ancora iniziato, ma inizierà presto, potete starne certi. Dalla finanziaria sono scomparsi quota cento e il reddito di cittadinanza. Ad ogni mese che passa, il termine per l’entrata in vigore di queste misure miracolose, viene rinviato di due.

Il secondo tempo comincerà quindi a breve, dicevamo, quando la gente comincerà a rendersi di conto di ciò che andiamo dicendo da tempo, e cioè che certe cose non si possono fare perché mancano le risorse.

E forse si renderanno anche conto che certe promesse vengono fatte a cuor leggero perché manca quel filtro che è fondamentale in ogni democrazia, e cioè quello dei partiti che, fra le tante funzioni che hanno, hanno anche quella di evitare che si facciano promesse irrealizzabili.

I partiti devono resistere ai loro stessi iscritti e persino ai loro leader. In un partito funzionante, con una vera dialettica interna, la minoranza non permetterebbe a nessuno di sentirsi il padrone assoluto e, soprattutto, di mettere in gioco la reputazione del partito stesso con promesse irrealizzabili.

Oggi, invece, i partiti nascono e muoiono in una notte, non rappresentano nessuna cultura politica ma solo gruppi di potere e, quindi, un partito o movimento può tranquillamente essere sacrificato sull’altare di una propaganda senza senso.

E questo è la dimostrazione che, per salvare l’Italia, l’Europa e il mondo intero dalla deriva populista, è necessario tornare al primato della politica che non può non passare dal ruolo dei partiti.

In sostanza, i fatti di oggi in Francia, che saranno quelli di domani in Italia, servono a dimostrare quanto ripetiamo ormai da mesi. Per dirla con il gergo dei matematici, tutto ciò è CVD, come volevasi dimostrare.

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