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Piano di riequilibrio inviato in extremis, ma non basta a scongiurare il defualt

Piano di riequilibrio inviato in extremis, ma non basta a scongiurare il defualt di Giovanni Frazzica

Il quadro debitorio del Comune è più complicato del previsto e la maratona che si riteneva conclusa con la mail contenente la quinta versione del piano di riequilibro, inoltrata al Ministero e alla Corte dei conti alle 23. 59 minuti e 58 secondi di venerdì 23 novembre, appena due secondi prima della scadenza fatale, per provare a scongiurare il fallimento non può considerarsi una tappa definitiva. Nella migliore delle ipotesi si andrà avanti almeno fino al 31 dicembre. Anche se la delibera sulla rimodulazione del riequilibrio ne prevede l’estensione a 20 anni, il pericolo dissesto non è ancora scongiurato. Nel corso dell’ultima conferenza stampa a Palazzo Zanca, il sindaco Cateno De Luca, insieme all’intera Giunta municipale e ai componenti dei CdA di AMAM, ATM, A.RIS.ME. e MessinaServizi Bene Comune, ha presentato le modalità attuative previste dal “Salva Messina” e i contenuti del Piano di riequilibrio finanziario, approvato dal Consiglio comunale con sedici voti favorevoli, uno contrario e tre astenuti. “Quel Consiglio è stato fondamentale per il rilancio della città di Messina – ha dichiarato il sindaco De Luca – in quanto sono state approvate tutte le delibere relative al Salva Messina e successivamente la rimodulazione a venti anni del Piano di riequilibrio, già inviata entro i termini al Ministero. Si è lavorato tantissimo per arrivare a questo punto, perché ci sono stati momenti difficili e complessi in quanto il Comune di Messina negli ultimi anni non ha brillato in termini di rappresentazione della situazione economico-finanziaria. Per tale ragione si è definita la strategia del Salva Messina e poi si è passati alla fase attuativa. Ringrazio il Consiglio comunale che ha dato un grande esempio di responsabilità. Abbiamo posto una pietra miliare per l’avvio degli accordi con i creditori che rappresentano l’elemento mancante. Con queste misure e con queste scelte l’Amministrazione comunale e il Consiglio comunale si sono presi la responsabilità di intraprendere un percorso di risanamento per il bene di Messina, poiché si creano prospettive di sviluppo anche per la città, ma l’elemento finale l’avremo entro fine anno a seguito della trattativa per i debiti certi, liquidi ed esigibili con i creditori sia del Comune che delle società partecipate. Senza la condivisione del Consiglio comunale non ci sarebbe stato Piano di riequilibrio, questo dobbiamo essere chiari, anche perché c’è una questione di competenza, oltre che di condivisione e di scelta. Io ho chiesto al Consiglio di andare ben oltre, perché la strategia complessiva che abbiamo messo in atto non riguarda soltanto il ripianamento dei debiti ma anche la soluzione per uscire il prima possibile dal Piano di riequilibrio e ciò, se si completerà l’azione di valorizzazione dei beni immobili comunali, con lo strumento ipotizzato, attraverso l’ottenimento di risorse straordinarie”. Resta quindi da sciogliere il nodo degli accordi con i creditori, perché è condicio sine qua non per evitare il dissesto. De Luca ha anche voluto analizzare nel dettaglio tutti i debiti inseriti nel piano di riequilibrio, con riferimento agli accantonamenti nel periodo 2014-2018 ha detto che «ammontano a 58.708,037,63 euro a fronte degli oltre 100 milioni di euro che erano stati programmati, vale a dire il 50% in meno. Nei monitoraggi semestrali della Corte dei Conti era evidente che qualcosa non funzionasse, ma nulla è stato fatto ed il piano di riequilibrio è rimasto a galleggiare». Nella visione del sindaco con il nuovo piano di riequilibrio si è proceduto ad una inversione di metodo, anche al fine di dare risposte concrete alla Corte dei conti. Tutte le misure contenute nel “salvaMessina” sono necessarie per superare le criticità strutturali del Comune «ed è per questo –  ha affermato il sindaco – ho voluto che venissero discusse in Consiglio comunale contestualmente al piano di riequilibrio». Andando alle cifre De Luca ha sottolineato che nella precedente versione, approvata con delibera del 30 settembre del 2016, i debiti ammontavano a 347.694.372,46 euro, che lievitavano sino a 425.896,573,84 euro aggiungendo la restituzione del fondo di rotazione ex dl 174, disavanzo del riaccertamento straordinario e Fondo rischi, per un totale di 78.202.201,38 euro; mentre nell’ultima versione, approvata con delibera del 23 novembre, i debiti ammontano a 382.551.832. 99 euro, che raggiungono quota 552.209.432,29 euro aggiungendo la restituzione del fondo di rotazione ex dl 174, disavanzo del riaccertamento straordinario e Fondo rischi per un totale di 169.657.599,30 euro. «C’è stata –  ha concluso il sindaco De Luca –  una variazione dei debiti liquidi ed esigibili non inseriti nel precedente piano che sono venuti fuori dal riaccertamneto fino al 30 settembre 2018. Abbiamo inoltre voluto aumentare il fondo rischi (passato da 78,2 milioni di euro a 169,6 milioni di euro) per riuscire a garantire copertura ai debiti potenziali legati ai contenziosi nel caso in cui dovessero diventare certi ed esigibili». Pesano molto sulla situazione finanziaria complessiva i debiti dell’Atm: “nel precedente piano erano state censite perdite di gestione per solo poco più di 32,4 milioni di euro, adesso ne risultano 51 milioni 450 mila euro, a cui devono essere aggiunti i debiti prodotti dal 2014 al 2018 per oltre 29 milioni di euro e, purtroppo, si tratta per lo più di debiti certi”. Adesso la partita si apre su due fronti: quello ministeriale, che dovrebbe accettare questo piano di riequilibrio in venti anni e quello dei creditori, soprattutto di quelli più importanti, che dovrebbero accettare un negoziato con l’Amministrazione per il riconoscimento dei loro crediti. In città, a macchia di leopardo, malgrado gli interventi straordinari dei giorni scorsi, si scoprono fastidiosi e pericolosi cumuli di immondizia. Corre voce che da un momento all’altro potrebbe rotolare la testa del dr. Aldo Iacomelli, il direttore di Messina servizi, il manager venuto da Livorno. Ma si potrebbe prospettare un secondo “caso Ferlisi”.

. tratto dal settimanale I VESPRI

. nella foto ALDO IACOMELLI

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