primo piano

Le cinque lune di Myskin: il romanzo di Nicola Bozzo

Le cinque lune di Myskin: il romanzo di Nicola Bozzo

 

«Tutto il mondo, presente passato

e futuro, avvenimenti, storie sono legati da un filo invisibile

per cui mai nessuno è veramente solo».

 

Mercoledì 28 novembre, al Salone degli Specchi dell’ex Provincia di Messina, di fronte a una folta platea, Marco Olivieri e Nicola Bozzo hanno presentato “Le cinque lune di Myskin”. Un romanzo di Nicola Bozzo per Pungitopo editrice.

“Una scrittura che sorprende in continuazione, ricca di pensieri e di riflessioni ma soprattutto d’immagini, emozioni, scavo interiore e profondità. Un romanzo della notte e del sottosuolo”, ha osservato il giornalista Marco Olivieri, che si è confrontato con l’autore in un serrato dialogo.

“Al centro di tutto domina la compassione per l’essere umano, per le sue miserie e le sue speranze, i dolori e i sogni, mentre il rapporto e il conflitto fra vita e scrittura domina in ogni pagina”, ha a sua volta sottolineato Bozzo.

Molteplici i riferimenti letterari, da Dostoevskij e Cervantes a Camus e Borges, rielaborati in una chiave personale e creativa. “In un coinvolgente alternarsi di più voci e destini, in una città ventosa e nel segno di cinque lune, si afferma la forza della letteratura nel quadro di una partitura romanzesca che si apre all’enigma di uno Stretto scomparso, specchio ed emblema di una contemporaneità complessa e problematica”, ha rilevato Olivieri.

Scrive Bozzo: “I ricordi, ora, sono glaciali come carne ossificata, sono immagini sfocate come fatte di pietra. Credo che la memoria non sia riposta in una sorta di teca trasparente dalla quale fuoriescono intatti. Stanno sempre in quel punto dove il già stato si incrocia con l’adesso e dunque bisogna vivere per ricordare, perché ogni ricordo è come trascritto secondo la vita che nell’adesso si attraversa. I morti non ricordano.”

La storia

In un angolo tra il bar e la stazione che sembra quasi Lisbona, si muovono i primi personaggi di questo romanzo: l’uomo che aveva permesso a qualcuno che il passato non diventasse un destino; il ragazzo magro che aveva capito così tanto la vita da non essere creduto; la ragazza che non poteva morire perché innamorata; l’uomo del manoscritto. Nella metafora di un mare che si ritrae, attorno a loro altri personaggi si sfiorano, si incrociano, si perdono per incontrarsi ancora, si confondono in un’atmosfera rarefatta in cui le vite di ognuno – vissute, immaginate, sognate – si mescolano, fino quasi a fondersi o a scomparire dopo essere state viste o sognate. Dopo avere avuto o non avere avuto ragione. Dopo avere lasciato, forse, memoria di sé.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *