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Concluso a Valguarnera il ciclo degli interventi per il 25° di “mondonuovo”

Concluso a Valguarnera il ciclo degli interventi per il 25° di “mondonuovo”

Si è concluso con un Convegno svoltosi nel salone del Circolo Unione di Valguarnera il percorso organizzato per celebrare i 25 anni della fondazione del giornale mondonuovo la cui prima edizione venne realizzata nel comune dell’ennese che ha ospitato la manifestazione. I lavori dell’Incontro sono stati magistralmente diretti dal  dr. Salvatore Di Vita, giornalista e Presidente del Circolo Unione. Unica variazione rispetto al programma preannunciato la sostituzione del prof. Maurizio Ballistreri, impossibilitato a partecipare per sopraggiunti impegni, col prof. Antonio Baglio, che ha riproposto la stessa relazione che aveva esposto a Messina in una analoga riunione svoltasi il 17 novembre e che è presente nelle pagine del nostro giornale. In attesa di ricevere dal nostro corrispondente un resoconto completo dell’evento, cui hanno preso parte, oltre ai relatori previsti, Giovanni Frazzica e Antonio Baglio, ed agli oratori invitati per gli interventi programmati, Calogero Leanza, Davide Urzì e Pippo Greco,  l’on. Andrea Giarrizzo, del M5S, l’ex sindaco di Piazza Armerina, Maurizio Prestifilippo e Gabriele Leanza, un giovane di Valguarnera, qui di seguito pubblichiamo due interventi che la nostra redazione ha già acquisito. Sono quello di Calogero Leanza, intervenuto in rappresentanza dell’Associazione Archimede, e Davide Urzì.

Calogero Leanza “Voglio cominciare con una doverosa premessa: Oggi ci troviamo nell’era della tecnologia digitale, io stesso posso dire di essere un NATIVO DIGITALE e questo non possiamo immaginare che non abbia riflessi sulla partecipazione del popolo alla vita e alle scelte della cosa pubblica. La società di oggi si presenta ai nostri occhi sempre più globalizzata, sempre più informata ed informatizzata. Alcuni, proprio per questo, hanno parlato di CAPITALISMO COGNITIVO O di ECONOMIA DELL’INFORMAZIONE, per indicare l’importanza che l’informazione riveste nella società moderna.  Oggi l’informazione è denaro, l’informazione ha un prezzo, non solo puramente e strettamente economico, ma spesso anche morale ed emotivo. Per questo mi chiedo e vi chiedo: l’informazione è sempre un valore? O, in determinati casi, e a certe condizioni può essere considerata un disvalore?

Perché, se pur vero che vi può essere un interesse pubblico alla conoscenza, dietro tale interesse è ben possibile che si celi l’interesse di un soggetto singolo, portatore di un interesse personale, e quindi del medesimo rango rispetto all’interesse pubblico alla conoscenza, E QUINDI ugualmente rilevante e meritevole di tutela.

Ma dopo questa premessa andiamo con ordine, vedete noi, spesso, diamo per scontati alcuni concetti che invece scontati non sono affatto. Mi spiego meglio: cos’è una libertà? cosa vuol dire essere liberi? E ancora, fino a che punto posso far valere la mia libertà? UNA LIBERTA’ NON PUO’ mai essere intesa come assoluta, non può spingersi fino ad annullare la libertà altrui, E SOPRATTUTTO essere liberi non può voler dire essere al di sopra da ogni limite e regola. Ecco, SE Infinite sfaccettature possono celarsi dietro il concetto di libertà, ancora di più possono essercene dietro il concetto di LIBERTA’ DI STAMPA, il tema centrale del nostro dibattito oggi, perché vedete, solo quando la Stampa è VERAMENTE libera si può dire di essere in democrazia.

Uno Stato è veramente democratico SOLO quando appresta garanzie tali da rendere stampa ed altri mezzi di manifestazione del pensiero/ come internet e i social network LIBERI, AUTONOMI ED INDIPENDENTI.

La libertà di stampa è uno dei primi diritti di libertà che è stato rivendicato e garantito dalla civiltà liberale e illuministica. Presuppone che l’uomo libero e razionale davanti ad affermazioni e posizioni diverse sia in grado di giudicare autonomamente ciò che è bene, e ciò che è vero. In sostanza: non può esserci un potere, un soggetto pubblico o privato che sia che decida cosa, come e quando i cittadini debbano venire a conoscenza di una certa notizia, ma devono essere gli stessi cittadini a scegliere COME e DA CHE FONTE informarsi, IN PIENA LIBERTA’ ED AUTONOMIA. In tal senso la libertà di STAMPA è oggetto di un’espressa garanzia costituzionale, INFATTI la nostra Costituzione, all’articolo 21 afferma “TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO ED OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO’ ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE”. Ma non solo, potremmo citare numerose fonti sovranazionali ed internazionali, valga ad esempio La DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRTTI UMANI che ci dice “Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere”. La libertà di stampa è quindi un diritto non solo soggettivo ma anche sociale. Infatti richiede DA UN LATO un potere liberale e democratico che la riconosca,  DALL’ALTRO una società complessa e articolata ricca di molte voci: appunto perché IL dialogo fra diversi punti di vista, tra opinioni e FONTI DIFFERENTI soddisfa oltre al diritto alla libera espressione del pensiero/ anche lo speculare diritto del cittadino all’informazione libera e plurale, ed è solo così che può formarsi un’opinione pubblica vigile e qualificata.  Le limitazioni alla libertà di stampa, in questa luce, sono ammissibili soltanto come repressione di reati espressamente previsti come tali: quali la divulgazione di segreti, offese al buon costume, o la diffamazione. Di recente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto sul tema dicendo “L’incondizionata libertà di stampa è un elemento portante e fondamentale della democrazia e non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo”. “Una stampa credibile – ha continuato ancora il presidente – sgombra da condizionamenti di poteri pubblici e privati, società editrici capaci di sostenere lo sforzo dell’innovazione e dell’allargamento della fruizione dei contenuti giornalistici attraverso i nuovi mezzi, è strumento importante a tutela della democrazia. Questa consapevolezza deve saper guidare l’azione delle istituzioni”. Affermazione assolutamente e pienamente condivisibile. A MIO AVVISO Sono necessarie garanzie SOSTANZIALI per la libertà di stampa, FONDAMENTALI per evitare il pericolo di una deriva assolutista. La stampa libera e plurale deve essere LIMITE ad ogni potere, deve essere BILANCIAMENTO tra i poteri in conflitto. Solo la stampa, solo l’informazione può costituire presidio indefettibile per il pluralismo democratico. Oggi la disinformazione miete le sue vittime ovunque, spesso con conseguenze disastrose. Il web è pieno di siti, pagine social e blog che creano dichiaratamente notizie false, recepite come vere da alcuni fruitori o operatori poco attenti, i quali poi a loro volta diffondono la notizia a terzi, e così via, finche la stessa non diventa virale. DIVENTA dovere quindi DEL giornalista seguire quelle norme essenziali che garantiscono trasparenza e certezza della notizia e che, invece, spesso vengono disattese, obbedendo a logiche diverse, lontane dal semplice informare. A prescindere da ogni dibattito, su un punto bisogna essere d’accordo: BISOGNA battersi e lottare per un’informazione corretta e rispondente ai fatti.  Perché non c’è vera democrazia senza pluralismo e imparzialità dell’informazione”.

Davide Urzì:” Se avessimo fatto questo convegno qualche mese addietro avremmo avuto la sensazione
del suo anacronismo. Oggi il tema è di grande attualità ed apprensione proprio perché ci sono stati fatti e si sono
sviluppate opinioni che ne hanno messo a rischio la sua stessa essenza.
La libertà di stampa è “il diritto alla libera espressione del proprio pensiero, alla
divulgazione di notizie ed opinioni a favore od in contrasto agli eventi della società”
La libertà di stampa è uno dei primi diritti di libertà rivendicati e conquistati dall’uomo sin
dai primi albori delle civiltà liberali. Già nella cultura illuministica dell’Ottocento la stampa cominciava ed essere uno dei pilastri della politica liberale. Ed attraverso la stampa, il pensiero dei pochi comincio a serpeggiare nella popolazione dando ad ogni uomo la consapevolezza che poteva e doveva giudicare tra il bene ed il male;
tra il vero ed il falso. Così la coscienza sociale, dell’epoca, cominciò ad essere sempre meno asservita
all’autorità del potere politico e religioso. Ma OGGI? — Come siamo messi in Italia?
Apparentemente siamo messi bene. Ogni mattina le edicole sono piene di tante testate
giornalistiche; Radio e TV ripetono telegiornali e strisce d’informazione in continuo. Bene la
nostra democrazia è salva. Tanti giornali in campo e quindi tanta pluralità d’informazione.
Non è proprio così . e parlano i dati. Il 03 maggio in occasione della Giornata MONDIALE
della libertà di stampa è stata presentata una classifica mondiale della libertà di stampa
realizzata da RSF Reporter senza Frontiere.
Bene come è messa l’Italia? sicuramente penserete ai primi posti. questo è il bel Paese. ed
invece siamo al 73° posto. prima di noi la Moldavia e dopo il Nicaragua . Guarda caso due
nazioni che solo da pochi anni sono uscite dal pieno controllo filo-Russo.
Ma se dalle classifiche internazionali la stampa italiana viene definita semi-libera perché
in compagnia dei paesi del terzo mondo, non vuol necessariamente dire che la libertà di
stampa è imbrigliata in forme di governo autoritaristico tipico di certi regimi illiberali, ma
piuttosto nella mancanza di pluralismo dell’editoria – sia cartacea che televisiva.
Ancora certa stampa è imbrigliata nelle logiche di interesse e controllata od osteggiata da
tante lobby: finanziarie, industriali, politiche e mafiose.
E se continuiamo a ripetere quanto sancito nell’art. 21 della costituzione o nell’art 19 della
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è perchè la libertà di stampa è un diritto
irrinunciabile sia soggettivo che sociale.
E questo è alla base di un vero processo di evoluzione democratica.
E insito al concetto stesso di democrazia che la stessa non può esistere se la pluralità dei
cittadini non partecipa alla sua creazione ed al suo governo, ma per partecipare in modo
intelligente tutti devono sapere quello che gli organi di governo , a tutti i livelli , stanno
facendo o prevedono di fare.
Ed ogni qual volta che qualsiasi ostacolo si frappone a questo la democrazia si indebolisce.
La libertà di stampa non deve essere un privilegio ma una inderogabile necessità organica
della società. Senza le critiche e le opposizioni , chiaramente affidabili ed intelligenti, il
governo non può governare.
Il dovere di un giornalista e del suo giornale, raccolte le giuste informazioni, è quello di
scatenare l’inferno per accendere il dibattito.
La libertà di critica dei cittadini deve essere piena; è un correttivo necessario alla
democrazia e la stampa è il naturale veicolo delle opinioni, è il filtro delle idee.
In ogni democrazia che sia veramente tale se il parlamento è un polmone, l’altro polmone
è la stampa (A. de Gasperi) E difendere la libertà di stampa significa salvare per le future
generazioni il lascito immenso della letteratura, la trasmissione del nostro patrimonio
culturale e la garanzia di un corretto sistema d’istruzione. (non dobbiamo dimenticare mai i
roghi dei secoli scorsi nei periodi più bui della nostra civiltà).
La nostra libertà, politica e personale, dipende dalla libertà di stampa e non può essere
limitata senza che vada persa; e in cuor nostro, pur sposando tesi opposte in alcuni
momenti della vita sociale e politica del nostro paese, sappiamo che non possiamo essere
liberi senza i giornali. Con i giornali senza dubbio potrà esserci disordine d’opinione ma senza di loro ci sarà
sempre una forma di schiavitù politica. Qualche volta certa stampa non genera del bene
ma sicuramente la stampa in generale previene molti mali. Infatti la stampa potrà essere
giudicata buona o cattiva, ma senza la sua libertà di esprimersi sarà sicuramente cattiva.
Ma la libertà di stampa è anche la tutela dei giornalisti dando loro la serenità di lavorare, di
poter raccontare senza ritorsioni e senza che il proprio privato possa essere utilizzato come
arma per farlo tacere. (saviano) . Un bravo giornalista non può scrivere o non scrivere un articolo nella speranza che non rovini la cena a nessuno. E solo la certezza di aver garantita la libertà di agire di molti
giornalisti ha consentito loro, con il minuzioso lavoro di inchiesta, di far uscire dall’ombra
tante vicende sfociate in scandali. Ma la vera e piena libertà di stampa per un giornalista è quando potrà scrivere ciò che pensa del suo giornale sul suo giornale. cito un frase di Anastas Mikoyan – ” quando un
miliardario (o multinazionale) ha dieci giornali (e nel mondo sono tanti) e 10 (o 100) milioni
di persone non hanno giornali non può esistere la piena libertà di stampa”
Ed un accenno ed un ricordo deve necessariamente andare a tutti quei giornalisti che
hanno perso la vita, in Italia ed all’estero, per aver cercato di garantirci la corretta e libera
informazione. Ma anche a tutti i giornalisti che, ancora oggi, per aver espresso le loro opinioni vivono nel
costante pericolo di vita, o che hanno visto dar fuoco alle loro auto, alle loro case, hanno
visto minacciato le loro famiglie. Non possiamo e non dobbiamo assolutamente dimenticare nomi come Beppe Alfano, Carlo Casalegno, Mauro De Mauro, Cosimo Cristina, Giuseppe Fava, Mario
Francese, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Mauro Siano, Giovanni
Spampinato, Walter Tobagi. ed ancora Guido Puletti, Ilaria Alpi, Marcello Palmisano, Marco
Lucchetta, Alessandro Ora, Dario D’Angelo, Raffaele Ciriello, Maria
Grazia Cutuli, Enzo Baldoni, Mino Pecorelli, Carlo Rosselli, Antonio Russo,
Giancarlo Siani, Sebastiano Carpino, ed anche Daphne Caruana Galizia
e qui per concludere vorrei citare alcune frasi sul giornalismo e sulla stampa proprio di
Giuseppe Fava . Frasi che devono farci riflettere ed accendere il dibattito.
CITAZIONI PIÙ SIGNIFICATIVE DI PIPPO FAVA da I Siciliani,
“A che serve vivere, se non c’è coraggio di lottare?”
“Io ho un concetto etico di giornalismo. Ritengo infatti che in una società
democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo
rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità
impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le
opere pubbliche indispensabili. Pretende il funzionamento dei servizi
sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la
costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”.
“A volte basta omettere una sola notizia e un impero finanziario si
accresce di dieci miliardi; o un malefico personaggio che dovrebbe
scomparire resta sull’onda; o uno scandalo che sta per scoppiare viene
risucchiato al fondo”. “In questa società comanda soprattutto chi ha la possibilità di convincere.
Convincere a fare le cose: acquistare un’auto invece di un’altra, un
vestito, un cibo, un profumo, fumare o non fumare, votare per un partito,
comperare e leggere quei libri. Comanda soprattutto chi ha la capacità di
convincere le persone ad avere quei tali pensieri sul mondo e quelle tali
idee sulla vita. In questa società il padrone è colui il quale ha nelle mani i
mass media, chi possiede o può utilizzare gli strumenti dell’informazione,
la televisione, la radio, i giornali, poiché tu racconti una cosa e
cinquantamila, cinquecentomila o cinque milioni di persone ti ascoltano, e
alla fine tu avrai cominciato a modificare i pensieri di costoro, e così
modificando i pensieri della gente, giorno dopo giorno, mese dopo mese,
tu vai creando la pubblica opinione la quale rimugina, si commuove,
s’incazza, si ribella, modifica se stessa e fatalmente modifica la società
entro la quale vive. Nel meglio o nel peggio”. (da “Un anno”, raccolta di scritti per la rivista i Siciliani, Fondazione Giuseppe Fava, 1983). Vi racconto una piccola atroce storia per capire quale possa essere
talvolta la posizione del potere politico dentro una vicenda mafiosa, una
storia vecchia di alcuni anni fa e che oggi non avrebbe senso e che
tuttavia in un certo modo interpreta tutt’oggi il senso politico della mafia.
Nel paese di Camporeale, provincia di Palermo, nel cuore della Sicilia,
assediato da tutta la mafia della provincia palermitana, c’era un sindaco
democristiano, un democristiano onesto, di nome Pasquale Almerico, il
quale essendo anche segretario comunale della DC, rifiutò la tessera di
iscrizione al partito ad un patriarca mafioso, chiamato Vanni Sacco ed a
tutti i suoi amici, clienti, alleati e complici. Quattrocento persone.
Quattrocento tessere. Sarebbe stato un trionfo politico del partito, in una
zona fino allora feudo di liberali e monarchici, ma il sindaco Almerico
sapeva che quei quattrocento nuovi tesserati si sarebbero impadroniti
della maggioranza ed avrebbero saccheggiato il Comune. Con un gesto di
temeraria dignità, rifiutò le tessere. Respinti dal sindaco, i mafiosi ripresentarono allora la domanda alla
segreteria provinciale della DC, retta in quel tempo dall’ancora giovane
Giovanni Gioia, il quale impose al sindaco Almerico di accogliere quelle
quattrocento richieste di iscrizione, ma il sindaco Almerico, che era un
galantuomo e che credeva nella DC come ideale di governo politico, ed era
infine anche un uomo con i coglioni, rispose ancora di no.
Allora i postulanti gli fecero semplicemente sapere che, se non avesse
ceduto, lo avrebbero ucciso, e il sindaco Almerico, sempre più convinto
che la Dc fosse soprattutto un ideale, rifiutò ancora. La segreteria
provinciale s’incazzò; e Giovanni Gioia dicendo che “Il partito ha bisogno
di gente con cui coalizzarsi, ha bisogno di uomini nuovi, non si possono
ostacolare certi tentativi di compromesso, sospese dal partito il sindaco
Almerico e concesse quelle quattrocento tessere.
Il sindaco Pasquale Almerico cominciò a vivere in attesa della morte.
Scrisse un memoriale indirizzato alla segreteria provinciale e nazionale
del partito nonché alla stampa locale denunciando quello che accadeva e
indicando persino i nomi dei suoi probabili assassini. E continuando a
vivere nell’attesa della morte sperava che almeno l’opinione pubblica
scossa dalla stampa gli desse manforte sulle sue scelte. Nessuno gli dette
retta, lo ritennero un pazzo visionario anzi accusandolo di voler
continuare a comandare da solo la città emarginando forze politiche
nuove e moderne. Ma restò solo, abbandonato da tutti. Talvolta lo
accompagnavano per strada alcuni vecchi e fidati amici armati per
proteggerlo. Poi anche gli amici scomparvero. E una sera di ottobre
mentre Pasquale Almerico usciva dal municipio, si spensero tutte le luci di
Camporeale e da tre punti opposti della piazza si cominciò a sparare
contro quella povera ombra solitaria. Cinquantadue proiettili di mitra, due
scariche di lupara. Il sindaco Pasquale Almerico venne divelto, sfigurato,
ucciso e i mafiosi divennero i padroni di Camporeale. Pasquale Almerico,
per anni, anche negli ambienti ufficiali del partito venne considerato un
pazzo alla memoria; e di lui, all’interno degli apparati di partito, nessuno
ne volle più parlare. Il resto è storia”.

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