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De Luca soffre per emergenza rifiuti e dissesto di Giovanni Frazzica

De Luca soffre per emergenza rifiuti e dissesto di Giovanni Frazzica

 

Nel giro di pochi giorni l’emergenza rifiuti a Messina ha raggiunto dimensioni eccezionali, aggravata dal maltempo dei giorni scorsi. La pioggia battente ha sparso gran parte del pattume fuoriuscito dai sacchetti sparsi al suolo ed aperti dagli animali randagi, dai topi e, nei quartieri di San Licandro e Annunziata, dai cinghiali che sono tornati spavaldamente a far festa, anche in pieno giorno. Qualcuno scrive su facebook: “ma al tempo di Accorinti Messina era più pulita? Per nessuna ragione al mondo avremmo pensato di evocare lo spettro del sindaco scalzo per fare un raffronto tra con la gestione precedente. Ma De Luca aveva parlato di quaranta vigili urbani al giorno per stanare gli incivili e cercare di frenare l’emergenza immondizia, di restituire decoro alla città, ora, a giudicare dalle montagne di rifiuti di questi giorni, c’è da chiedersi quale sia il senso di quelle dichiarazioni. Sono centinaia le segnalazioni di cittadini arrabbiati che giungono alle redazioni dei giornali, cittadini che protestano nel vedere le loro strade trasformate in discariche a cielo aperto, proprio davanti alla porta di casa. Un minimo di pulizia al centro, come si è sempre fatto del resto, poi da nord a sud nei quartieri e nei villaggi sono migliaia i sacchetti di immondizia accatastati ai margini delle strade, anche con un notevole pericolo per gli scooteristi costretti a schivare la spazzatura e con la gioia di topi e cinghiali che hanno materia prima per lauti banchetti. Tutto questo ovviamente a detrimento della pubblica igiene e della stessa pubblica incolumità. Questa gestione è solo agli inizi, tuttavia se si presenta così, non lascia molte speranze per un quinquennio felice”. Sul piano politico intervengono alcuni consiglieri comunali: Nello Pergolizzi chiede al sindaco di ripristinare la situazione di decoro delle strade della città, disponendo urgentemente i necessari interventi di pulizia e la rimozione dei rifiuti e di spiegare quali siano i motivi della mancata raccolta dei rifiuti e anche quali azioni l’Amministrazione intende mettere in atto per la risoluzione immediata di tale incresciosa situazione, anche in ragione dell’individuazione delle responsabilità di coloro che gestiscono il servizio di igiene cittadina e delle conseguenti azioni di rivalsa nei confronti degli stessi. Sullo stesso tema anche il capogruppo del Pd, Gaetano Gennaro, che chiede al sindaco De Luca di predisporre una raccolta straordinaria nelle periferie e nei villaggi dove il disagio è maggiore e aggiunge sul tanto discusso Piano industriale: «Voglio sperare che la recente bocciatura del piano industriale della Messinaservizi Bene Comune,  unitamente alle disfunzioni relative al servizio registrate in questi giorni, non rappresenti l’inizio di una escalation che, da qui a breve, dia nuovamente l’opportunità all’Amministrazione di tirare in ballo la volontà, tra l’altro già da tempo espressa, di privatizzare la gestione e la raccolta dei rifiuti». Anche se non ha rappresentanza consiliare, Articolo Uno Mdp non rinuncia a dire la sua, dicendo qualcosa si “sinistra”, come da tradizione: “La retorica delle responsabilità di “quelli che c’erano prima” non è in grado di affrontare i problemi di una città complessa come Messina. La città è al limite dell’emergenza rifiuti. Si rimettano in strada i mezzi che effettuano la raccolta e si eviti di far precipitare Messina in una condizione insostenibile con grande disagio per i cittadini. Si intervenga immediatamente cosi da fugare i dubbi di Cgil e Uil, che hanno dichiarato di temere che l’emergenza sia stata creata ad arte per aprire la strada alla privatizzazione del servizio”. Ci sono però altre nubi all’orizzonte della giunta De Luca. L’ex Consigliere comunale Gino Sturniolo dichiara: “Il dissesto è un fatto, non una scelta. Siamo stati contro il Piano di riequilibrio di Accorinti e lo siamo anche contro quello di De Luca”. Al più tardi il 21 novembre il Consiglio Comunale dovrà approvare il nuovo Piano di Riequilibrio Pluriennale. Si tratta dell’ennesima riformulazione a fronte dell’ennesimo fallimento di quella precedente. In questo momento la somma totale cui i cittadini messinesi dovranno fare fronte ammonta a poco più di 500 milioni di euro, ma la cifra finale potrebbe avvicinarsi ai 600 se il piano concordatario con l’Agenzia delle Entrate e l’Inps relativo ai debiti di Messinambiente non dovesse, come sembra, andare in porto. Il nuovo Piano di Riequilibrio seguirà le direttive formulate nel cosiddetto documento “Salva-Messina”, un documento che partiva da una impostazione fortemente liberista, basato su tagli e licenziamenti, e che si è via via trasformato in un documento molto più edulcorato, all’interno del quale sono stati mitigati gli intenti privatizzatori e i tagli occupazionali. De Luca, insomma, è partito Tatcheriano ed è arrivato democristiano. “Noi siamo stati contro il Piano di Riequilibrio di Accorinti e saremo contro quello di De Luca. Riteniamo, infatti, che la città non possa sopportare il carico di austerità che il rientro da una massa debitoria di tale portata comporterebbe. Riteniamo che il combinato dei tagli ai trasferimenti, della modifica del sistema di contribuzione ai servizi pubblici e di una classe dirigente incapace e corrotta abbia condotto la nostra città (così come tante altre, soprattutto al Sud) in una condizione di non ritorno dalla quale non è possibile uscire né con misure ordinarie, né con l’agonia di piani di rientro che non mettono in discussione il debito accumulato e i responsabili delle macerie che ci circondano. – sostiene Sturniolo – Non abbiamo alcuna fiducia nella tecnica che si fa politica. Ne vediamo le conseguenze ogni giorno e ne stiamo verificando il fallimento nel balletto delle cifre che i tanti amministratori/tecnici in campo non mancano di elargirci. Abbiamo capito che tutto questo non può funzionare e che ci vuole una soluzione di continuità e un nuovo protagonismo sociale. Non ci spaventa il dissesto. Sappiamo bene che non è una scelta, ma una condizione. Sappiamo bene che quando vai oltre una certa soglia non ce la fai più a tornare indietro. Riteniamo che quella soglia sia stata superata. Sappiamo bene che il dissesto è a sua volta una misura dell’austerità, così come il Piano di Riequilibrio, ma preferiamo condurre la nostra battaglia in quel contesto. Non riteniamo che il dissesto rappresenti il fallimento di una città. I suoi abitanti continuano a vivere, produrre, sognare. Il dissesto è il fallimento della classe dirigente. E’ questa la ragione per cui amministratori, politici, dirigenti e creditori lo temono tanto”.

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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