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De Luca parla per 4 ore, ma non a tutti piace la sua retorica di Giovanni Frazzica

De Luca parla per 4 ore, ma non a tutti piace la sua retorica di Giovanni Frazzica

C’erano circa duemila persone domenica ad ascoltare il comizio del sindaco De Luca, era una parte di quel popolo, i detrattori dicono di quel “popolino”, cui ama rapportarsi, avendo deciso, deliberatamente, di distruggere ogni rapporto con i cosiddetti corpi intermedi della società messinese. Ma non tutti accettano questo modo di fare, il Consigliere comunale Massimo Rizzo dice: “Il Sindaco chiuda definitivamente la campagna elettorale ed apra una volta per tutte la fase del confronto”. E Scrive: “Un contraddittorio vero, che vada oltre le rispettive posizioni politiche ed avvii un dibattito serio sulla reale situazione finanziaria del Comune e delle sue partecipate. Lo stato dei conti rappresenta la madre di tutte le questioni, e va affrontata con competenza e serietà. Quello attuale è un consiglio comunale maturo, pronto alla sfida sui tempi, consapevole del proprio ruolo ed in attesa di poter essere messo in condizione di iniziare una nuova fase di rilancio della nostra comunità. I consiglieri, però, per diventare protagonisti, unitamente all’amministrazione e nel rispetto dei diversi ruoli, devono essere consapevoli. Tale consapevolezza non può non prendere le mosse dalla conoscenza degli atti e dei documenti che già il Sindaco possiede, assumendo sin d’ora l’impegno di un esame delle carte approfondito. Si chiuda la fase degli attacchi, spesso ingenerosi ed indiscriminati al Consiglio, e si lanci un patto per Messina, sottoscritto da amministrazione e da quei consiglieri che hanno a cuore le sorti della città. Il primo cittadino smetta di agitare lo spettro delle dimissioni, ingenerose per quei consiglieri che hanno già dimostrato di sapere lavorare per l’interesse collettivo e soprattutto per Messina che non merita una nuova e drammatica fase di commissariamento. Non si tratta di costruire una maggioranza del Sindaco: non siamo interessati. Vi è, piuttosto, la necessità di individuare, con consapevolezza e maturità, un percorso di priorità finalizzato al risanamento finanziario dell’ente, attraverso un confronto anche aspro sulle misure da adottare. Lo si faccia senza pregiudizi, anche oltre i rispettivi schieramenti, in un momento di studio ed analisi che preceda il confronto nell’aula consiliare, in una sorta di ritiro di studio che rappresenti una giornata di approfondimento per determinare le misure necessarie a garantire il futuro finanziario della nostra città. Solo consiglieri resi consapevoli in tempi ragionevoli possono dimostrare di essere responsabili. Tempi straordinari impongono misure straordinarie: si abbia il coraggio di individuarle assieme, in ruoli istituzionali e politici diversi ma accomunati dall’obiettivo di rilanciare Messina. Si chiuda lo scontro e si apra il confronto: quello reale, quello per Messina”. Il Comandante dei Vigili urbani, Calogero Ferlisi, esautorato dal suo ruolo dal sindaco De Luca, ha richiesto per via giudiziaria l’annullamento del decreto sindacale del 29 agosto con il quale è stato affidato l’incarico ad interim di dirigente del comando dei Vigili urbani a Salvatore De Francesco, mentre Ferlisi è stato destinato all’area Dipartimento Demanio – patrimonio – beni comuni ed espropriazioni. Il giudice del Lavoro Rosa Bonazinga ha rinviato al 26 ottobre l’udienza relativa al “caso Ferlisi”, ordinando al ricorrente, su specifica eccezione del Comune, di “integrare il contraddittorio nei confronti di Salvatore De Francesco entro il 12 ottobre p.v.”. Ferlisi (difeso dall’avvocato Giovanni Quartarone) chiede “la condanna del Comune di Messina nella persona del sindaco pro tempore a reintegrarlo immediatamente nel ruolo di comandante del Corpo di polizia municipale” della Città dello Stretto. Il giudice ha ritenuto necessario “che il contraddittorio sia integrato nei confronti di De Francesco”. Di qui il rinvio, ma, come avevamo previsto, Calogero Ferlisi che in passato ha avuto partita vinta anche con altri sindaci, sarà un osso duro da digerire anche per Cateno De Luca. Lui, il sindaco, sembra essere incurante degli umori veri della gente e tira dritto. In piazza Unione europea, sotto il monumento ai caduti, dopo uno spettacolino di due comici messinesi ha inscenato uno show di quattro ore fatto di numeri, date e accuse, alcune anche gravi, riferite in particolare all’ex vice-sindaco Gaetano Cacciola ed all’ex Direttore Generale dell’Atm Giovanni Foti.  “Non ho l’uso e il costume di demolire senza motivo. E il riferimento è all’Atm. Lo statuto dice che si entra per pubblico concorso. L’Amministrazione Accorinti ha usato la norma a proprio modo per assumere il Dg Giovanni Foti”. Insomma, Foti quanto veniva pagato? 90mila euro lorde, ma con contributi di 400 euro al mese e macchina aziendale con autista. Lo stesso Foti, che aveva parlato male della linea tranviaria al momento di lasciare l’incarico, litiga e dopo due mesi viene assunto come Presidente del Cda”. Il 28 marzo 2018 si sta preparando il bilancio e all’Atm si delibera di dare meno milioni con documenti a firma del ragioniere generale rispetto a quelli preventivati dai vertici Atm. La nota del 29 giugno 2018 a mia firma recita “fermatevi con le procedure di assunzione”. A rispondere è il presidente del Cda Foti. I revisori sostengono che non esista la copertura finanziaria per le assunzioni, spulciano le spese dell’Economato. Nelle delibere di impegno del direttore generale ecco la dicitura magica “esiste la capienza nel bilancio di previsione in corso di approntamento”. E continua: “Non permetterò mai di fare documenti illeciti. Faccio assunzioni, faccio servizi senza pagare e poi pago. L’ATM non poteva consentire di produrre debiti eppure  sono stati prodotti 33 milioni di debiti. Mettendo in ordine il personale si lavora senza operare nuovi reclutamenti. Messina si deve salvare così, senza bilanci fasulli, senza procedure illegittime”. E a proposito di bilanci una cosa importante De Luca l’ha detta: “Tra 57 giorni, 8 ore, 44 minuti e 33 secondi dobbiamo stabilire se Messina e’ al dissesto o se vogliamo rimodulare un piano di riequilibrio fasullo. Sono in molti a pensare che in fondo il vero incubo di De Luca possa essere proprio “dissesto si” “dissesto no”, perché lui capisce bene la differenza tra le due opzioni e le dimissioni, con la scusa di un qualunque incidente politico, ed il ritorno, vincendo le elezioni, dopo che un solerte commissario potrebbe avere risolto questo nodo, sarebbe per lui la soluzione ideale. Per lui, ma gli altri non la pensano esattamente così. Alle 22.30 quando chiede al suo “popolino” se si deve dimettere il coro è uno solo: NO.

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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