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All’Università di Messina il primato delle tasse più alte in Sicilia

All’Università di Messina il primato delle tasse più alte in Sicilia

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L’ Unione Studenti universitari ha presentato un dossier contenente un’inchiesta sulla tassazione universitaria relativa al decennio 2005-2015

Spetta all’Università degli Studi di Messina il triste  primato delle tasse più alte tra gli atenei siciliani. E’ quanto

Prendo atto con disappunto di quanto emerge dal dossier elaborato dall’Udu (Unione Studenti Universitari)  denominato “Sulle nostre spalle”. Lo studio prende in esame la tassazione della tassazione negli Atenei italiani  nel decennio 2005 – 2015. Nel periodo considerato,  in riva allo Stretto si è registrato un aumento di quasi il 99%, passando da  una media di 588, 12 euro di tasse pagate da ciascun studente nel 2005 a una media  1.168,05 nel 20015, con una variazione di 579,93 euro  ed un incremento pari del 98,61%. Dal report, pubblicato qualche settimana fa, emerge inoltre che all’Università di Palermo resta invece  al di sotto dei mille euro annui per studente,  con una media di 822, 25 euro nel 2015 . Tuttavia è qui che si registra la variazione rispetto al 2005 . Nel decennio considerato si  è avuto infatti un aumento del 105,6%, per, corrispondente  421,27 euro di tasse in più in dieci anni. All’Università di Catania il trend è abbastanza  positivo: la tassazione media è pari a 740,92 euro e nel decennio 2005 -2015 si è avuta una variazione di  233,21 euro pari al 45,93%. “In dieci anni – spiegano l’Udu –  a fronte dei tagli al finanziamento pubblico degli atenei, i bilanci delle Università si sono retti sempre più attingendo alle tasche degli studenti e delle loro famiglie. Nelle sole università statali il gettito complessivo della contribuzione a livello nazionale è passato da circa 1 miliardo e 200 milioni a 1 miliardo e 600 milioni: 400 milioni in più, spillati agli studenti per “coprire” la progressiva diminuzione dei finanziamenti statali per le università.Il risultato? Intere fasce di popolazione escluse dall’Università”. “Lo storico dei dati sulla contribuzione studentesca a partire dal 2005 evidenzia un aumento costante della tassa media che negli anni ci ha portato ad essere il paese con la terza tassazione studentesca più alta in Europa. Nel 2005 la tassa media era a livello nazionale era di 775€, dieci anni dopo lo studente paga 1250€ circa. Il dato, se diviso in aree geografiche sottolinea come il Sud abbia subito i maggiori aumenti percentuali con un +90%, mentre il Centro (+56%) e il Nord (+43%) totalizzavano variazioni molto consistenti anche se partivano da una tassazione media già più alta. Al Sud alcuni picchi sono davvero impressionanti: Lecce +207,5%, Bari +172%, Benevento +180%, Seconda Università di Napoli +176%, Reggio Calabria +150%”. Secondo l’Unione degli Universitari , “la causa principale infatti sono i tagli al sistema universitario e il conseguente sottofinanziamento che ha lasciato le nostre università in rosso. A contribuire all’impennata si sono aggiunti poi la liberalizzazione delle tasse universitarie del 2012 ad opera del governo “tecnico” e la riforma dell’ISEE che, a parità di condizione economica, ha improvvisamente considerato gli studenti più ricchi di quello che erano l’anno precedente, facendo loro perdere la borsa di studio e aumentando il contributo richiesto. La soluzione è quindi stata recuperare i fondi dalle tasche degli studenti che ormai reggono sulle loro spalle i bilanci degli atenei: dal 2005 il gettito complessivo proveniente dalla contribuzione studentesca è aumentato di 400 milioni”. “Il sistema, che ha già espulso una grossa fascia di studenti delle fasce meno abbienti della popolazione e che ha prodotto il proliferare di numeri chiusi, necessita chiaramente di un investimento corposo per abbattere la contribuzione, con la finalità di renderla nel breve periodo ancor più progressiva e porre una soglia massima. Le Università devono essere finanziate adeguatamente in modo da potersi rendere autonome dalla tassazione studentesca. L’obiettivo della gratuità dell’università – conclude l’Udu – non è un’utopia, ma la necessità di un Paese che vuole rimettere al centro il proprio sistema l’istruzione e permettere a tutti di continuare gli studi”.

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