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La tela del ragno di Cosimo Recupero

La tela del ragno

di Cosimo Recupero

 

Credo che a Salvini non sia sembrato nemmeno vero. Centosettantasette disperati su una nave della Guardia Costiera, istituzione dello Stato confusa con una ONG qualsiasi.

Da quando questi signori sono al governo, i risultati sono di una banalità assoluta. Definirli dilettanti allo sbaraglio potrebbe essere persino offensivo per i dilettanti che almeno, in ciò che fanno, ci mettono un po’ di impegno ed una strategia precisa per raggiungere i loro risultati.

Il paradosso di Salvini, in questi mesi, è stato quello di essere riuscito a ridurre sensibilmente il problema dei migranti. Complice la pausa estiva, il condottiero padano sembrava essere quasi eclissato. Nemmeno la drammatica vicenda del ponte Morandi lo aveva aiutato a brillare un po’. L’aver ricevuto, seppur in maniera del tutto regolare, un finanziamento da parte di Autostrade e l’aver approvato, nel 2008, il rinnovo e la modifica della concessione ai Benetton, lo metteva nell’imbarazzo di non saper cosa scegliere fra le alternative revoca sì o revoca no della concessione. Nel primo caso, rischia di perdere consenso in favore degli alleati grillini; nel secondo, rischia di rovinare la relazione con una delle famiglie imprenditoriali più importanti del nord e dell’Italia intera.

Ma nella vita esiste il fattore C. E così, ancora una volta la fortuna ha giocato in favore del capo della Lega, servendogli su un piatto d’argento il boccone dolcissimo del nuovo carico di migranti che, Salvini, furbamente, sta pasteggiando lentamente, per dargli il maggior risalto mediatico possibile, mettendo nel mezzo la solita nemica di sempre, l’Europa, e lanciando anche uno sguardo minaccioso a Mattarella ed ai suoi alleati di governo o, sarebbe meglio dire, di sgoverno.

Ed è qui il punto. Salvini sa benissimo che il suo maggior successo, l’efficacia nei respingimenti, rischia di diventare il suo punto debole. Terminati gli sbarchi, non avrà più argomenti forti da dare in pasto alla opinione pubblica sempre più bulimica di nemici.

Al rientro dalle vacanze si dovrà parlare di legge di bilancio, e questo sarà il vero banco di prova del governo e della maggioranza. Entrambe le componenti dell’alleanza di governo, più o meno consapevoli delle ristrettezze economiche del bilancio statale e delle cifre stratosferiche che servono per realizzare le promesse della campagna elettorale, cercheranno di tirare la cortissima coperta ognuna dalla propria parte. Ma il rischio serio è che, pur scavando nelle pieghe della finanza pubblica, non si trovi nemmeno la minima parte delle somme necessarie per flat tax e reddito di cittadinanza.

Il rischio concreto è che il governo vada in fibrillazione e l’alleanza si spezzi. Ed è per questo che Salvini gioca d’anticipo e minaccia le dimissioni sulla questione di 177 disperati bloccati su una nave militare. Lui alla sessione autunnale del parlamento non vuole arrivarci. Preferisce rompere prima, non affrontare le promesse elettorali, far cadere il governo a chiedere elezioni anticipate, prendendosela col mondo intero ancora una volta: UE, Mattarella, poteri forti, coop rosse, ONG, magistrati, Gargamella e Gig Robot. Il tutto per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese e dalla sua incapacità di darvi risposta.

In caso di nuove elezioni, la Lega potrebbe (ma non è detto che sia così) fare il pieno di voti, ma solo a danno dei cinquestelle. Nemmeno il tentativo di fare acquisti da calciomercato su Forza Italia sembra essergli riuscito. Fino ad ora, nessuno dei parlamentari in carica nel partito di Berlusconi pare abbia passato il Rubicone.

E così, il segretario della Lega potrebbe fare un vero azzardo, tentando di correre da solo. Ma in questo caso il rischio è che ad un aumento dei voti non corrisponda un pari aumento dei seggi, visto che la legge elettorale è proporzionale solo per due terzi, e la Lega, al sud, potrebbe non essere il primo partito.

Tutto dipende quindi da Forza Italia e da Fratelli d’Italia. Se accettassero di correre insieme alla Lega, potrebbero correre il rischio di vincere ma essere minoranza rispetto all’ingombrante alleato.

Salvini sta giocando d’azzardo, quindi. Sta tessendo la propria tela del ragno. Ma si sa, con le ragnatele si acchiappano solo mosche e poco più. Basta poi un soffio di vento, e si rompe tutto.

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