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Tram a Messina, una storia tutta da scrivere

Tram a Messina, una storia tutta da scrivere

A proposito del Tram, oggi di grande attualità, su “Gazzetta del Sud” (2001) si legge la lettera, peraltro molto documentata, che due cittadini messinesi avevano inviato a Nino Calarco, allora direttore del giornale.

 

Caro Direttore,

Finalmente la pubblicazione della sentenza del TAR Sicilia, sez. Staccata di Catania sez.int. IA, n° 1523/2001, consente di avere elementi oggettivi di valutazione sulla problematica relativa al progetto per la realizzazione della tranvia urbana dal Torrente Gazzi al Torrente Annunziata.

Affrontiamo, anzitutto, il problema più importante, che ha determinato le riserve della U.E. circa la possibilità di   cofinanziamento, e cioè la mancata attivazione delle

procedure V.I.A. Dalla sentenza sopra citata si evince che il progetto relativo alla realizzazione dell’opera è stato approvato dal Comitato tecnico amministrativo regionale (CTAR) con voto n.27558 del 3 dicembre 1997 (progetto di massima) e voto n.28066 del 13 febbraio 1998 (progetto esecutivo).

Al progetto era allegato un elaborato per la valutazione dell’impatto ambientale, così come espressamente  previsto dalla circolare dell’Assessorato al Turismo, delle Comunicazioni e dei Trasporti 12 giugno 1996, prot. n.619 (Approvata con D.A. 05/06/1997),      recante      “PROGRAMMA     OPERATIVO      MULTIFONDO     – Sotto-programma 3 Interventi a supporto dello sviluppo economico – Misura 3.5 – Trasporti su rotaia 142,857 milioni di E.C.U. “5/ richiedono, pertanto alla luce del contesto normativo sopra indicato, i seguenti elaborati tecnici:.……q)valutazione dell’impatto ambientale…. “.

Più oltre la stessa circolare prevedeva che “i progetti dovranno necessariamente contenere le informazioni richieste dalla normativa comunitaria ai sensi dell’art. 16 del regolamento CEE n. 4253/88 e successive modificazioni, dell’ari. 5 del regolamento CEE n.4254/88 e successive modificazioni e, pertanto, la relazione generale dovrà contenere approfondite indicazioni in ordine a i seguenti punti:…….‘Individuazione dei potenziali effetti sull’ambiente connessi sia alla fase di realizzazione delle opere che a quelle di esercizio, “(ci riserviamo di ritornare in altro momento sulla necessità dell’opera, sui costi/benefici, etc).

Su tale progetto “il sopra indicato organo tecnico – integrato da due rappresentanti dell’Assessorato al Territorio ed Ambiente per l’esercizio delle funzioni in materia di tutela ambientale – effettuava il prescritto screening ed avendo constatato che il progetto non era situato in zona sensibile, né in zona contigua e non aveva conseguenze rilevanti per l’ambiente, lo riteneva meritevole di tutela senza necessità della V.I.A. (cfr D.A. 110/98).”

Praticamente i componenti del CTAR, con la collaborazione di due funzionari dell’Assessorato al Territorio ed Ambiente “per l’esercizio di funzioni in materia ambientale”, hanno deciso che non era necessario attivare la procedura V.I.A. in quanto “non aveva conseguenze rilevanti per l’ambiente’*, ed è appunto con tale parere che si è negato il diritto ai cittadini messinesi di sapere di che tipo di progetto si trattava e di come si voleva realizzarlo.

Quali sono i criteri previsti dalla legge per attivare la procedura V.I.A. e che i componenti del CTAR avrebbero dovuto tener presenti: anzitutto l’art. 1, comma 6 del D.P.R. 12 Aprile 1996 che prevede per 7 progetti elencati nell’allegato B, che non ricadono in aree naturali protette, l’autorità competente verifica, secondo le modalità di cui all’art.10 e sulla base degli elementi indicati nell’allegato D, se le caratteristiche del progetto richiedono lo svolgimento della procedura di valutazione di impatto ambientale” e le tranvie sono inserite nell’all. B, al punto 7, lett. I) “sistemi di trasporto a guida vincolata (tranvie e metropolitane).

Il richiamato allegato D, riporta “1. Caratteristiche. Le caratteristiche del progetto devono essere prese in considerazione in particolare in rapporto ai seguenti elementi: -dimensioni del progetto (superfici, volumi, potenzialità) (1); -utilizzazione di risorse naturali; produzione di rifiuti; inquinamento e disturbi ambientali; rischio di incidenti; impatto sul patrimonio naturale e storico, tenuto conto della destinazione delle zone che possono essere danneggiate (in particolare zone turistiche, urbane o agricole). (1) Tali elementi sono considerati in particolare in rapporto alla durata del progetto ed alla dimensione spaziale e temporale degli impatti.

  1. Ubicazione del progetto. La sensibilità ambientale delle zone geografiche che possono essere danneggiate dal progetto deve essere presa in considerazione, tenendo conto in particolare dei seguenti elementi:…………. La capacità di carico dell’ambiente naturale, con particolare attenzione alle seguenti zone: a) zone costiere;.………..e) zone nelle quali gli standard di qualità ambientale della legislazione

comunitaria sono già superati ( vedi inquinamento da TIR n.d.r.); d) zone a forte densità demografica.…………..”

A questo punto i lettori hanno tutti gli elementi necessari per condividere o meno il parere dei componenti del CTAR: per gli stessi (sic) infatti si trattava solo di un progetto di modestissime dimensioni (infatti interessava soltanto tutto il centro urbano di Messina, che, come è noto, è un microscopico paese della Sicilia), che non poteva assolutamente determinare disturbi ambientali ( infatti i cittadini messinesi ed, in particolare, gli automobilisti neppure si sono accorti che si stava realizzando tale progetto!); che non interessava zone urbane né, tanto meno, zone urbane a forte densità demografica ( com’è noto il centro urbano di Messina ha una densità abitativa molto modesta, solo poche decine di migliaia di abitanti per Kmq); inoltre al CTAR è apparsa in tutta evidenza che la realizzazione di tale opera non avrebbe affatto sconvolto la vita cittadina, o questo sarebbe avvenuto solo per qualche giorno od, al massimo, qualche mese, etc.

Stranamente, però, sulla necessità di attivare le procedure V.I.A., la pensa diversamente dal CTAR l’Avvocatura dello Stato che, come si legge nella citata sentenza, parla di “mancato preventivo esperimento delle dovute procedure di valutazione ambientale. “

Infine il tanto sbandierato diritto della Regione Siciliana a non applicare la normativa comunitaria in mancanza di un espresso atto di recepimento, trova definitiva risposta, oltre che nelle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia delle comunità europee, nella decisione assunta dalla Corte dei conti presso la Regione Siciliana, n.10 del 9 marzo 1999, che si è rifiutata di registrare il Decreto del Presidente della regione 27 gennaio 1999, con cui lo stesso pretendeva di recepire la normativa comunitaria, e lo ha restituito affermando che poiché si tratta “di disposizioni immediatamente applicabili nell’ordinamento regionale….” , l’atto di recepimento amministrativo “può essere inteso solo in senso atecnico e cioè come atto ricognitivo finalizzato ad individuare le norme della legislazione statale effettivamente applicabili nell’ambito della Regione Siciliana.”

                                                                         Emanuele Carrozza, Giuseppe Pracanica

 

 

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