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Le periferie esistono e spesso nascondono realtà particolari, molto disagiate

Le periferie esistono e spesso nascondono realtà particolari, molto disagiate

 

Quando mi è stato chiesto di parlare dell’argomento “giovani e politiche sociali” non nascondo che ho avuto un po’ di remore. È un argomento talmente intricato, talmente delicato, che è impossibile fare considerazioni a freddo, dall’alto di poltrone e cariche. Per comprendere e affrontare un fenomeno del genere, bisogna vivere le strade, le aree in cui vivono i giovani stessi. La verità è una: non possiamo far finta che le periferie non esistano. E spesso nascondono realtà particolari, disagiate, che spesso non danno la possibilità ai giovani di innalzarsi e di guardare oltre la loro condizione. Il compito delle istituzioni non è quello di portare avanti delle politiche coattive, che sradicano questi stessi ragazzi dal loro contesto familiare. La soluzione potrebbe essere rappresentata dai centri di accoglienza giovanile, progettati per offrire ai ragazzi che vivono realtà particolari un porto sicuro, un ambiente stimolante. Ma così come sono stati organizzati, sempre più spesso diventano dei veri e propri ghetti, che alimentano il divario tra i vari giovani. Bisogna che questi stessi centri diventano un punto di riferimento, fatto di didattiche inclusive e progetti in grado di educare i ragazzi al bello, al vero. Stimolare la mente dei giovani significa soprattutto riuscire a creare una crepa all’interno di un sistema che li vuole assoggettati a determinate situazioni. I servizi sociali e l’attenzione alle realtà disagiate sono indispensabili affinché le future generazioni siano in grado di scegliere. In grado di sognare, senza essere assoggettati ai poteri forti, alla malavita, senza diventare vittime della “paranza” stessa. È necessario che i servizi sociali abbandonino il loro ruolo istituzionale e meramente dogmatico per diventare un punto di riferimento per i giovani, non un potere al di fuori di loro da cui devono fuggire. Creare l’alternativa significa educare intere generazioni alla legalità e alla coesione. Ecco perchè la nostra analisi non può essere circoscritta a una data fascia di giovani, ovvero quelli che giornalmente vivono situazioni complicate e che hanno bisogno di trovare una via d’uscita legale, formativa.

È importante dare spazio anche a coloro i quali partono svantaggiati. È sotto gli occhi di tutti la problematica legata all’assistenza disabili e la conseguente mancanza di centri efficienti in grado di dare sollievo a tutti questi ragazzi che hanno bisogno di divertirsi. Per parlare di servizi sociali bisogna, innanzitutto, mostrarsi accorti e attenti ai bisogni degli ultimi, tutelarli. Ecco perchè i ragazzi disabili, al di là della problematica cospicua delle barriere architettoniche, non posso vivere la loro giovinezza lontano dagli altri. È giusto e doveroso incentivare gli incontri, senza escluderli per via delle loro problematiche. Ciò, per forza di cose, comporterebbe un isolamento forzato che non giova al ragazzo stesso e che contribuisce alla creazione di un sistema sociale ibrido, asettico, davvero lontano dalle necessità della cittadinanza. I servizi sociali non possono e non devono essere finalizzati all’arricchimento personale in termini di denaro, poiché ciò porta irrimediabilmente all’abbandono delle fasce più deboli e alimenta il disagio sociale e il divario tra gli stessi ragazzi, chiusi in una campana di vetro, distanti dai loro coetanei.

Un’altra fascia profondamente tediata dai limiti delle nostre politiche sociali è quella dei minori migranti, trincerati all’interno di queste strutture tutt’altro che accoglienti. Lasciati in balìa di una città che non conoscono, sempre più spesso bivaccano per le vie senza trarre giovamento, alimentando un sistema delinquenziale che li vuole anche schiavi della malavita stessa. Non bisogna, altresì, trattarli come se fossero dei numeri, delle personalità asettiche che non patiscono la noia. Spesso e volentieri questi giovani sono vittime della città stessa poiché non è in grado di istruirli e di seguirli, di accompagnarli per tutto il corso della loro permanenza e permettere che il loro soggiorno sia proficuo. Ovviamente la condizione di migranti non fa che alimentare un disagio che sta a monte, perchè si parla sempre di giovani traumatizzati dalle varie vicissitudini legati alla traghettata, allo sbarco e alle soste in Libia, ad esempio. Non è giusto, pertanto, far sì che loro siano vittime di una cittadinanza sorda e di dirigenti che pensano solo al loro tornaconto. I giovani, per vivere meglio, devono essere educati al bello. Devono sentirsi liberi di scegliere la loro strada, senza essere vincolati da ogni tipo di barriera che si crea, per forza di cose. Che sia il contesto sociale, che sia la loro condizione psico fisica o che sia questo razzismo dilagante e questa mala gestione delle risorse, non è ammissibile che il valore della gioventù venga dilaniato in modo gratuito.

Angela Rizzo

 

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