editoriale

Gutta cavat lapidem di Cosimo Recupero

Gutta cavat lapidem

di Cosimo Recupero

 

L’Italia è allo sbando più totale. Non c’è traccia di una iniziativa politica rilevante, in grado di incidere profondamente sul tessuto economico, sociale, civile del paese.

Quattro parole dal titolo altisonante, Decreto Dignità, bighellonano in parlamento in attesa di essere convertiti in legge. In compenso hanno già fatto perdere il posto a venti lavoratori Nestlé a cui non sarà rinnovato il contratto a tempo determinato, almeno in attesa che si capisca come finirà questa commedia.

Nel frattempo, però, i nostri eroi non hanno perso tempo per girare i soliti spot elettorali: uno di fronte a Montecitorio, dove hanno brindato al taglio dei vitalizi. Una quarantina di milioni scarsi che saranno risparmiati, togliendo la pensione (perché di questo si tratta) a 1200 ex parlamentari, alcuni dei quali ormai sono solo simpatici ottuagenari alle prese con gli acciacchi. Un altro spot è quello girato nell’hangar di quello che, con linguaggio istituzionale, i nostri giganti chiamano AirForce Renzi. Anche qui. Un risparmio di 18 milioni l’anno che, uniti ai 40 di prima, fanno meno di un euro all’anno a testa.

Ovviamente queste cose portano consenso nell’immediato, ma non risolvono nessuno dei problemi strutturali del paese.

Pochi però hanno fatto caso alla circostanza che, negli stessi giorni in cui pezzi da novanta del governo ballavano la loro squallida danza intorno al cadavere del nemico, mostrandone orgogliosi lo scalpo, i due maggiorenti del movimento, Grillo e Casaleggio, in piena sintonia, iniziavano a declamare il superamento della democrazia. Apparentemente i due esprimono due concetti diversi. Il guitto genovese parla di un parlamento non più da eleggere ma da nominare con estrazione a sorte. Il secondo, parlando più arditamente di superamento del parlamento da sostituire con la consultazione del popolo con meccanismi di democrazia diretta, come i famigerati click per i quali loro ci sono stati dodici giorni, ripeto dodici, per scrutinare appena 35.000 preferenze espresse da un manipolo di esaltati su una piattaforma sgangherata come Rousseau.

Se si mettono insieme le due cose, affondo alla politica e superamento della rappresentanza parlamentare, si riesce a vedere dietro un disegno ormai nemmeno troppo nascosto che è quello di superare la democrazia per sostituirla con una tecnocrazia, se non proprio con una dittatura, benché le due cose, nei fatti, si somiglino molto. Entrambe rappresentano la mortificazione definitiva del primato della politica a scapito delle folle di invasati che continuano ad applaudire come scimmie ammaestrate.

Le dittature nascono sempre così. Le marce col passo dell’oca, le occupazioni dei palazzi della politica e dell’informazione, le teste mozzate, sono solo il colpo di grazia ad una democrazia, già agonizzante di suo.

Prima c’è tutto un logorio portato avanti con una comunicazione martellante, uno stillicidio di informazioni pilotate, buone per convincere la gente delle cose che servono agli aspiranti oligarchi. Ed è proprio questo che Lega e, soprattutto, i Cinquestelle stanno facendo. Stanno preparando il terreno ad un colpo di mano che sarà tanto più indolore, quanto più questi manovali della propaganda saranno riusciti a convincere le masse che i politici fanno schifo e che non basta nemmeno più sostituirli con un manipolo di arrabbiati ignoranti che vadano a fare tappezzeria in parlamento, ma che è addirittura arrivato il momento di superare queste pletoriche istituzioni con squadre snelle di persone preparate che rispondono, secondo il dogma, direttamente ai cittadini.

Questi disegni si costruiscono nel tempo, anche perché le dittature di matrice finanziaria, da cui Craxi tentò invano di metterci in guardia, non sono dittature personali, ma di sistema. In altre parole, non c’è nessun Mussolini ad ambire a prendere il potere. In questo caso, la semplice constatazione della limitatezza della vita umana, spinge gli aspiranti dittatori ad accelerare i tempi, con tutte le armi a disposizione, ovvero anche con quelle da fuoco. In questo disegno, invece, al potere deve arrivarci un sistema plutocratico fatto non da un capo carismatico che ama arringare le folle, ma da un sistema di persone, capitali, strutture private o pubbliche, che prescindendo dalle singole figure personali, ha più tempo a disposizione. Ed è per questo che può operare con più calma, destrutturando la democrazia un pezzo alla volta. Bucando il marmo con un lavorio lungo ma costante, che i romani avevano già sintetizzato nel proverbio “gutta cavat lapidem, non vi sed saepe cadendo”. Traduzione: La goccia buca la pietra, non con la forza ma col cadere spesso. Ed è quello che stanno facendo i grillini in questo momento: un gocciolio costante che bucherà la pietra della nostra democrazia che, crollando, travolgerà anche loro.

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