editoriale

RIFLESSIONI SUL BALLOTTAGGIO PER LE ELEZIONI DEL SINDACO DI MESSINA

RIFLESSIONI DI UN SEMPLICE ELETTORE SUL BALLOTTAGGIO PER LE ELEZIONI DEL SINDACO DI MESSINA

Nel 1972 un tale Laszlo Toth prese a martellate, sostenendo di essere Cristo risorto, la Pietà di Michelangelo.

Ovviamente fu ritenuto un folle tant’è che fu ricoverato in Psichiatria, per poi essere estradato in Australia, suo paese adottivo (era cittadino ungherese).

Quel tipo di follia non è rimasta isolata e la psicopatologia è soggetta a continue modifiche.

Come Laszlo Toth era giustamente considerato un paranoico isolato e disperato, il paranoico, in veste di soggetto collettivo, presenta una patologia più grave e molto più pericolosa socialmente: il narcisismo.

Più grave, perché il narcisista crea consenso, capace essendo di convincere gli altri che ciò che dice non è delirante ma risponde a verità.

E crea consenso sia perché possiede capacità carismatiche, e sia perché ha una particolare forma di intelligenza nel dominare le masse alle quali assicura che lui è in grado di dare soluzione facile, semplice, ed immediata ai problemi che le masse avvertono.

Consapevole che anche i suoi avversari prospettano soluzioni più o meno valide a risolvere tali problemi, magnifica la capacità che ha dimostrato di avere,  operando in altri contesti, anche se più piccoli.

E ciò fa, convinto che così riuscirà ad accreditarsi e rendersi credibile anche in un contesto ben più grande, come ad esempio quello di una Città Metropolitana come Messina.

Non vi è chi non veda, però, che i problemi di una Città Metropolitana, richiedono capacità di soluzione non equiparabile a quella richiesta nell’amministrare un piccolo Comune.

Ciò premesso, e ritornando alla recente elezione per il Sindaco di Messina, abbiamo assistito, per la prima volta, a ben sette candidature.

Due di esse, a scrutinio eseguito, si sono rivelate velleitarie; ma va detto che tali apparivano già da prima dello scrutinio, in quanto chiaramente dettate sia dall’intenzione di “punire” qualche importante personaggio che era stato fino a poco tempo prima il loro maggiore referente e sia dalla voglia di porsi come ago della bilancia durante il ballottaggio, confidando così in probabili futuri benefici politici.

Dopo il primo turno, come è noto, sono rimaste in campo due figure: il Prof. Dino Bramanti e l’On.le Cateno De Luca.

Si tratta di figure molto diverse fra di loro.

Il Prof. Bramanti, è un illustre medico e manager, chiamato al capezzale di una paziente in stato di coma (così si presenta Messina), al quale la candidatura è stata proposta dal Presidente della Regione – On.le Musumeci – uomo politico di lungo corso, onesto e capace, che ha calato, autorevolmente e non autoritariamente, la candidatura del Prof. Bramanti sull’arco politico di tutto il centrodestra nell’interesse di una città bisognosa di cure che solo un bravissimo medico e valente manager può assicurare.

L’altra figura, l’On.le Cateno De Luca, consapevole che la sua ambiziosa candidatura si sarebbe scontrata con ben quattro candidati, sulla carta certamente più credibili di lui, ha inizialmente suggellato col Prof. Bramanti un patto improntato al fair-play, salvo poi a cambiare idea nello stesso pomeriggio di quel giorno, dimostrando così che l’incontro e il patto mattutino erano stati da lui programmato solo come scoop, al fine di richiamare l’attenzione della città sulla sua persona, come l’unica capace di imporsi veramente all’attenzione generale.

E così De Luca, certamente consapevole di non poter competere con gli altri maggiori candidati, politicamente “intonsi”, ha prima evidenziato la mancanza di competenza degli avversari per, poi, attaccarli con rilievi spesso infondati ma tutti capaci di metterli in cattiva luce agli occhi di un certo tipo di elettorato, poco attento e poco informato.

E tale atteggiamento ha concentrato, dopo il primo turno, tutto sul Prof. Bramanti tanto da dileggiarlo specialmente all’inizio dei suoi comizi, durante i quali si è arrogato il diritto di chiamarlo “Placidino”, per suscitare l’ilarità dei presenti.

Ciò, verosimilmente, ha fatto per annullare la distanza che sa esserci tra lui ed il Prof. Bramanti, medico e manager di prim’ordine, capace di ottenere risultati positivi che sono sotto gli occhi di tutti, tanto da suscitare in qualcuno invidia e gelosia e, in lui, complesso di inferiorità.

Poi, come in un crescendo rossiniano, pur consapevole che il Prof. Bramanti era stato proposto dal Presidente Musumeci e accettato dai leaders del centrodestra, ha sovvertito la verità dicendo che la suddetta candidatura è stata voluta dall’On.le Francantonio Genovese, richiamando così velatamente i problemi che quest’ultimo ha con la giustizia, al fine di infangare la figura del suo avversario.

E se ha fatto riferimento ai processi che lo hanno visto imputato, ciò ha fatto quasi vantandosene,  come se anche le declaratorie di prescrizione fossero delle croci al valor militare.

All’assoluzione ha equiparato le prescrizioni, quando è noto che le prescrizioni estinguono il reato per essere decorso il tempo che a tal fine prevede l’art. 157 c.p..

E ciò sostanzialmente equipara consapevole del fatto che la gente non sa che il Giudice può dichiarare prescritto un reato solo quando abbia accertato preventivamente che l’imputato è colpevole; e che, in caso di innocenza dell’imputato, il Giudice è obbligato ad assolverlo e a non dichiarare il reato estinto per prescrizione, ai sensi dell’art. 129 c.p.p., II comma, e non applicare la prescrizione.

Ciò precisato, va aggiunto che, se si guarda la già lunga carriera politica di De Luca, meraviglia che egli si ponga ora come uomo anti sistema, quando invece ha usato per ottenere i suoi scopi diversi partiti, scegliendoli abilmente, si può dire, come taxi per raggiungere la destinazione salvo, poi, a non riprenderli più perché ritenuti ai suoi occhi non degni di poterlo ospitare ancora a bordo.

In conclusione, se si guarda a tutta la situazione ed alle caratteristiche dei contendenti, e ciò si fa ragionando, tra i due non vi dovrebbe essere partita.

Se, poi, invece, ragionando di pancia, si ha anche riguardo, per stabilire il valore delle due persone, al reddito che ciascuno dichiara, allora non vi è dubbio che la bilancia pende nettamente dal lato dell’On.le De Luca che, con quasi € 600.000,00 annui di reddito, polverizza non solo il Prof. Bramanti, ma anche suoi colleghi dell’Ars.

Il vero valore dell’uomo, però, non dipende da ciò che egli ha ma da ciò che egli è.

Per non dire che quando una persona raggiunge certe vette di reddito, corre il rischio di avvertire la tentazione di dotarsi di ”truppe cammellate”, oggi per fortuna non più di moda.

Messina, 21.06.2018

   Giuseppe Trimarchi

. Nella foto lo sfregio della Pietà di Michelangelo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *