editoriale

Salvini lascia la piazza di Messina a Di Maio di Giovanni Frazzica

Salvini lascia la piazza di Messina a Di Maio di Giovanni Frazzica

Sovvertendo i programmi della vigilia, Matteo Salvini ha rinunciato a comiziare a Messina lasciando, simbolicamente, la Città dello Stretto interamente nelle mani del suo alleato-rivale Luigi Di Maio. Tuttavia chi immaginava una folla eccezionale al comizio di Di Maio a Piazza Cairoli, organizzato per sostenere la candidatura di Gaetano Sciacca Sindaco, è rimasto deluso. Tanti attivisti e moltissimi curiosi, ma non c’era quella città che s’era vista per ascoltare in altri tempi Beppe Grillo. Ormai i 5 Stelle sono al governo e la gente incomincia a guardarli con diffidenza. Per questo Di Maio mette le mani avanti e dice: “Rimproveratemi qualora dovessi ritornare in questa piazza a dirvi che l’occupazione va bene perché gli indici sono buoni. Sarò contento dell’occupazione solo quando ognuno di voi potrà dire mio figlio ha trovato lavoro, mio nonno ha una pensione più dignitosa, mio padre non ha più tre collaborazioni ma una sola con cui guadagna adeguatamente. Ci sono voluti 85 giorni per fare questo governo, ma l’abbiamo fatto bene: non ci sono né condannati né inquisiti. E mentre noi portavamo avanti le trattative, il presidente della Camera Fico lavorava al taglio dei vitalizi ai parlamentari. C’è tanto da fare in Italia, gli indici ci dicono che il livello occupazionale è salito ma nelle regioni trovo sempre gente disperata”. Accanto a lui e a tutta la squadra di assessori designati da Sciacca presenti sul palco, i parlamentari regionali, nazionali ed europei: Antonio De Luca, Valentina Zafarana, Giancarlo Cancelleri, Grazia D’Angelo, Alessio Villarosa, Giulia Grillo, Paola Taverna, Nunzia Catalfo, Ida Carmina, Ignazio Corrao, Francesco D’Uva, Angela Raffa, Antonella Papiro e Barbara Floridia. Parlando dei Centri per l’Impiego il neo-ministro dice: “Io ho intenzione di riunire gli assessori al Lavoro di tutte le Regioni, chiunque si presenti in questi uffici deve essere in grado di produrre lavoro. Quelli che portano in bici cibi a domicilio vengono spesso sottopagati e fanno parte di una nuova generazione di lavori in competizione, oggi percepiscono solo mance. Ho convocato una rappresentanza di questi giovani per parlare di diritti e di contratti collettivi. Poi c’è la fascia di chi ha perso il lavoro un momento complicato della vita che dovrebbe essere incoraggiato a maggior ragione dai Centri per l’impiego. Mentre io propongo un lavoro per cui ci si deve formare, devo pur dare un reddito di cittadinanza senza restare sul divano, ma devi dimostrare che ti stai formando e devi fornire otto ore gratis del tuo tempo per un lavoro al Comune per far risparmiare soldi pubblici. Poi c’è chi vuole andare in pensione e non ci riesce, per la legge Fornero, nata per ridurre il debito pubblico, che continua a salire, mentre ha tagliato il diritto alla pensione. Il mio ministero ha la possibilità di rivedere questa materia e premiare chi ha lavorato una vita e non vuole raccogliere le briciole. Per l’imprenditoria ci vuole una riforma fiscale, meno scartoffie e più posti di lavoro”. Non si addentra su questioni locali, ripete quanto va dicendo in tv, che le quattro leggi da abolire al più presto sono spesometro, redditometro, sprit e studi di settore. Volando a livelli più bassi c’è da registrare una imprevedibile e forte polemica tra Bramanti (che solitamente porge sempre l’altra guancia) e Accorinti: “E’ evidente che il sindaco uscente parli per sentito dire, o peggio, ripeta a memoria ritornelli di cui, nella sostanza, non conosce il vero significato – scrive il prof. Bramanti – non si spiega altrimenti come il sindaco ignori i numeri reali ed i primati negativi della sua gestione dell’accoglienza. Il giudizio negativo non viene soltanto dai messinesi, e basterebbe al duo Accorinti-Santisi fare un giro per la città per scoprirlo. Sono le stesse associazioni impegnate nel sistema dell’accoglienza che hanno evidenziato, nel corso del confronto tra candidati sindaco lo scorso 31 maggio, lacune ed inefficacia dell’azione amministrativa. L’esempio più eclatante si è visto “dal vivo” quando ad un migrante minore, giunto a Messina da ben 2 anni è stato chiesto di parlare in italiano e non è riuscito, nonostante i suggerimenti, a pronunciare neanche una breve frase. Basterebbe anche leggere una parte del documento stilato da ARCI, CARITAS DIOCESANA, UFFICIO DIOCESANO MIGRANTES e SANT’EGIDIO, per scoprire che, cito testualmente: “Il periodo di permanenza in prima accoglienza non dovrebbe superare 30 giorni, ma, a Messina, un numero consistente di ragazzi e ragazze rimane in strutture di prima accoglienza per tutta la minore età… impedendo un reale percorso di autonomia”. Quanto al fatto che Messina sia l’unica città metropolitana ad essere sede di hot spot, sempre dallo stesso documento redatto dalle associazioni si legge che proprio quelle organizzazioni non governative, con le quali il sindaco afferma di aver “condiviso progetti”, hanno, invece, “nel tempo denunciato condizioni degradanti e violazioni dei diritti umani dei migranti” e che “l’hot spot di Bisconte è una struttura “nata tra il silenzio, l’ambiguità e l’inefficacia delle istituzioni locali”. Non è stato infine applicato il decreto Minniti nella parte che prevede l’utilizzo degli stranieri in lavori di pubblica utilità attraverso protocolli siglati con la prefettura. Se il primo cittadino e l’assessore ai servizi sociali ignorano le segnalazioni delle associazioni, lo scontento dei messinesi ed i NUMERI REALI degli sbarchi, che con oltre 2200 arrivi fanno di Messina il primo porto d’Italia per numero di sbarchi mentre nel resto del Paese si registra una riduzione dell’80%, ci sono solo due spiegazioni: o vivono in un’altra città o sono in mala fede”. Lunga e piccata la replica di Accorinti, che così conclude:” Una questione nazionale come quella relativa al numero degli sbarchi, a fronte del quale segnalo peraltro che Messina è una delle città con il minor numero di reati commessi da stranieri in assoluto. La verità è che il prof. Bramanti, fa campagna elettorale facendo leva sulla “paura dell’uomo nero”, curiosamente ricordandosi del problema dell’accoglienza giusto il giorno prima dell’annunciata, e poi saltata, visita a Messina del neo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, quello delle “ruspe” e de “la pacchia è finita”. Evidentemente voleva impressionare uno dei suoi leader di riferimento”.

  • pubblicato dal settimanale I VESPRI

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