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La testa al solito posto di Cosimo Recupero

La testa al solito posto

di Cosimo Recupero

 

L’Huffingtonpost ha pubblicato una sintesi del famigerato contratto di governo che Di Maio e Salvini hanno stilato, sudando le proverbiali sette camicie.

Ne ho dato una breve lettura e mi sono fermato solo per risolvere un pesante dilemma, per scegliere cioè se dovessi ridere o piangere.

Se non avessi dubitato dell’attendibilità della testata, avrei pensato che si trattasse di una delle tante notizie satiriche di Lercio.

Gli accordi che i due cosiddetti leader hanno abbozzato fanno sembrare una cosa sommamente seria la lettera dettata da Totò a Peppino nella pellicola “Totò, Peppino e la malafemmina”, nella quale missiva si chiedeva alla giovane fidanzata di Gianni (un favoloso Teddy Reno) di lasciare il loro nipote perché doveva “tenere la testa al solito posto, cioè sul collo”.

I due sedicenti statisti hanno scritto cose inverosimili. Hanno superato le più alte vette dell’insipienza politica. Hanno sfondato il muro della comicità e si sono cimentati nella ricerca di soluzioni che produrranno un solo effetto: quello di farci ridere dietro da mezzo mondo.

Quando leggeranno questo contratto, le cancellerie di mezzo mondo non saranno nemmeno più preoccupate, quanto piuttosto divertite.

Ma tanto per non annoiarvi, indichiamo solo qualcuna di queste geniali idee di cui si compone il testo.

I due, che per l’impresa si sono fatti coadiuvare da un parterre di giovani intellettuali del calibro di Rocco Casalino, hanno partorito idee come la nazionalizzazione di tutte le grandi imprese italiane da parte di Cassa Depositi e Prestiti che, a questi indomabili leoni, deve sembrare come il portafoglio di papà per un bambino: ovvero il fondo con il quale poter comprare tutto, da un gelato fino alla luna.

Nessuno ha spiegato loro che i soldi, per quanto abbondanti possano essere, prima o poi finiscono, anche quelli di Cassa Depositi e Prestiti.

La seconda proposta, probabilmente la più geniale, è ridurre il debito pubblico di 250 miliardi di euro chiedendo alla BCE di cancellarlo. Semplice, no? Come può essere che nessuno ci avesse pensato prima?

I due micidiali pensatori hanno maturato l’idea che, se su una cosa sono d’accordo loro due, il patto vale per tutti, anche per i creditori. E’ come se l’accordo fra marito e moglie di non pagare più il mutuo, obbligasse la banca a concedere loro questo privilegio.

Ovviamente, dopo averci ridotto il debito, l’Europa dell’austerità, dei tetti al deficit, quella dei burocrati arcigni e dal braccino corto, di colpo dovrebbe scoprirsi spendacciona per finanziare il reddito di cittadinanza.

E per ottenere tutto questo, secondo la coppia del secolo, non c’è nemmeno bisogno di un governo né di un parlamento, roba da parrucconi dell’ottocento. Queste due istituzioni, infatti, nel disegno Di Maio-Salvini, non assurgono nemmeno al ruolo simbolico di bivacchi per i manipoli, per dirla con Mussolini. Il tutto andrebbe gestito infatti da un comitato formato da Di Maio, Salvini e un paio di loro esecutori testamentari, alcuni dei quali non avrebbero, secondo il contratto di governo, nemmeno diritto di parola in questo thynk tank inventato dai due giovani virgulti, in totale dispregio della Costituzione e di ogni buona regola della politica e della democrazia.

Siamo passati dalla democrazia diretta all’oligarchia; dai click, alle stanze fumose del più ottuso dei poteri.

Mi sono fatto persuaso che Di Maio e Salvini si siano resi conto di essersi infilati in un vicolo cieco. Hanno capito che governare non è quella galoppata trionfale che hanno promesso ai loro rispettivi elettori e, non potendo ammettere la sconfitta, hanno iniziato ad alzare persino la posta, aumentando le promesse e calandole in un documento che loro firmeranno con scenografico sussiego, ma la cui mancata realizzazione attribuiranno agli altri, a cominciare dall’Europa brutta, sporca e cattiva che non ha voluto tenere fede ad un patto sottoscritto da tutti, tranne che da quelli che dovrebbero realizzarlo. E se i 250 miliardi di debito non verranno cancellati sarà colpa dei burocrati di Bruxelles, mica di questi due statisti all’amatriciana che lo avranno assunto come massimo impegno della loro storia politica.

E’ una pagliacciata incredibile, mai vista prima al mondo, non solo in Italia. Siamo all’ennesima conferma, ove mai ve ne fosse stato bisogno, che la distruzione dei partiti ha permesso ad un gruppo di dilettanti di prendere il Paese in mano, con la preparazione di un gruppo di ragazzi, che, al massimo, possono organizzare una bravata buona solo per ammazzare il sabato sera.

Facciamo quindi appello al Capo dello Stato, Sergio Matarella. Egregio Presidente, per il bene del Paese, dia lo stop a questo spettacolo immondo. Ne va della credibilità dell’Italia.

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