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MESSINA prigioniera dei bisogni, Angela Rizzo al Convegno con Mariella Ippolito

MESSINA: una citta’ prigioniera dei bisogni, Angela Rizzo al Convegno con Mariella Ippolito

I dati della Caritas sulla povertà assoluta che affligge molti dei nostri concittadini, assieme a quelli ISTAT sulla disoccupazione giovanile ed allo scarso inserimento delle donne nel mondo del lavoro, testimoniano il momento drammatico che sta vivendo la nostra città, confermato anche dal calo della popolazione passato in 30 anni da 270.000 abitanti a meno di 235.000, cui si aggiunge anche l’aumento dell’età, che fa di Messina il capoluogo più vecchio della Sicilia, superando anche Enna.  Ed è per questo che, come CittadinanzAttiva, stanchi di inutili parate, abbiamo  voluto questo incontro con l’assessore regionale Mariella Ippolito, che saluto cordialmente, certa che sarà un’ascoltatrice attenta, ma, soprattutto in grado di dare le giuste risposte, per evitare che il bisogno venga utilizzato e non utilizzato soltanto in campagna elettorale.

E’ evidente che gli assessorati Regionali possono intervenire fattivamente se informati correttamente. La generosita’ dei volontari non basta. Dobbiamo affermare chiaramente che Le istituzioni in questa citta’ che dovrebbero occuparsi  del sociale hanno fallito. Si trascinano stancamente tra tavole rotonde, tavoli tecnici, inaugurazioni fittizie, comunicati stampa e convegni, parlano di  Nuovo Welfare (che cosa sia nessuno lo ha capito) visto che le azioni messe in campo, i progetti,  le attività, sono riservati solo a pochi intimi. A fronte dell’enorme sforzo del vero volontariato. Nell’ultimo quinquennio L’Help Center ha garantito 21.550 prestazioni sanitarie, il 50% degli utenti e’ italiano, il 40% proveniente dall’Africa con un aumento del 10% rispetto allo scorso anno.

Sempre i volontari offrono accoglienza e assistenza completa ai senzatetto (18%) e ai minori (13%), nell’ultimo anno ha effettuato 7.500 interventi interni ed esterni, accogliendo 410 nuovi inserimenti. Messina risulta una citta’ generosa, ma questo non puo’ bastare. C’e’ lo Stato centrale, la Regione, il Comune che stanziano ingenti risorse economiche proprio per  far fronte ai bisogni.

Mi viene in mente una frase dell’Avv. Vernaci: “Non ci vogliono geni, non ci vogliono anni, non ci vogliono nè esperti, nè professionisti del settore per programmare ed avere servizi sociali idonei per una Città come Messina. Ci vuole solo “amore” e cuore verso i minori, verso gli anziani, i disabili, i Cittadini più emarginati e più bisognosi. Se manca questo, manca tutto.”

Messina da 20 anni ripropone sempre la stessa tipologia di bandi: assistenza domiciliare anziani e persone con disabilita’, trasporto, asili, casa di riposo. Sempre gli stessi numeri, 1000 anziani, 150 disabili (prima erano 185). I bisogni cambiano e a Messina tutto resta immutato, nulla di nuovo e, inoltre, proprio il comune di Messina crea nuove poverta’. Licenziamenti di lavoratori del comparto servizi sociali. Il 31 gennaio 2018 ne sono stati licenziati oltre 60 ad oggi siamo a quota 150. Messina non si puo’ permettere questi numeri. Si sta assistendo ad un massacro sociale, eppure Stato, Regione e Comune investono grandi cifre.

SIA, REI, Piano di zona, Pon Metro, Pon Inclusione, Fondi Msna, Fondi Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), Fondi PAC Anziani, Fondi PAC infanzia, Fondi fondi comunali, c’e’ qualcosa che non va. Non va il sistema, manca il controllo, manca la volonta’ del cambiamento, manca la mappatura dei bisogni, non basta presentare azioni e progetti “burocraticamente” validi e’ necessario avere progetti e azioni che diano risposte ai bisogni.  Il disagio economico e sociale della città e’ sotto gli occhi di tutti, ma fino ad oggi nessuno dà risposte, nessuno si prende la briga di capire cosa c’e’ che non va.

La Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle citta’, ha messo in evidenza un dato allarmante: “I valori massimi si registrano a Messina dove il 51,6% della popolazione vive a stretto contatto con le famiglie in condizioni di forte deprivazione sociale”.

Il rispetto della persona, dell’individuo, della libertà e della dignità viene prima di qualsiasi interesse personale.

Continuando cosi’ MESSINA e’ e restera’  una citta’ prigioniera dei bisogni

 

Buongiorno a tutti, sono lieta della presenza dell’assessore Mariella Ippolito. La sua presenza e’ garanzia per tutti noi e sono certa che tutto cio’ che verra’ esplicitato oggi, in questa sala, avra’ un interlocutore attento e cosa ancora piu’ importante, un interlocutore in grado di agire e dare le risposte ai cittadini oggi piu’ che mai bisognosi, in modo da uscire dalla “PRIGIONE dei BISOGNI”.

L’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro

Competenze e attività

1.                 Programmazione, funzionamento e qualità del sistema integrato dei servizi e  degli interventi socio-assistenziali e socio-sanitari.

  1. Promozione e sostegno delle famiglie.
  2. Promozione e sostegno del terzo settore.
  3. Inclusione sociale.
  4. Vigilanza e controllo sulle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza (Ipab).
  5. Servizio civile.
  6. Attività ispettive e di vigilanza sul lavoro.
  7. Emigrazione ed immigrazione.
  8. Cantieri di lavoro.
  9. Fondo siciliano per l’occupazione.
  10. Servizi pubblici per l’impiego.
  11. Ammortizzatori sociali.
  12. Politiche attive del lavoro.
  13. Orientamento e servizi formativi e per l’impiego.
  14. Incentivi per l’occupazione.
  15. Formazione in azienda e nell’ambito dei rapporti di lavoro.
  16. Tirocini e stage in azienda.
  17. Apprendistato e contratti di inserimento.
  18. Fondo per l’occupazione dei disabili.
  19. Lavori socialmente utili e workfare.
  20. Diritti civili.
  21. Pari opportunità.
  22. Previdenza sociale e assistenza ai lavoratori.
  23. Rapporti con gli enti pubblici relativi.

Assessore regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica

Competenze ed attività

All’Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica sono attribuiti i seguenti compiti:

  1. Gestione del personale regionale in servizio e coordinamento e vigilanza sulla gestione del Fondo per il trattamento di quiescenza e di buonuscita del personale regionale.
  2. Formazione e qualificazione professionale del personale regionale.
  3. Trasparenza, semplificazione ed accelerazione dei procedimenti.
  4. Acquisizione di beni e servizi per gli uffici regionali, salva la competenza della soprintendenza di Palazzo d’Orleans e dei siti presidenziali.
  5. Rapporti con gli enti locali e loro consorzi, ivi inclusi i compiti di vigilanza e controllo.
  6. Finanza locale, fatte salve le competenze dell’Assessorato regionale dell’economia.
  7. Polizia locale.
  8. Operazioni elettorali e referendarie in ambito regionale.

E’ evidente che gli assessorati Regionali possono fare molto se informati correttamente.

Messina vive uno stato di disagio sociale ed economico cronico, in questi ultimi tempi sempre piu’ palese. A tamponare lo stato di bisogno sempre piu’ crescente e’ la generosita’ dei volontari. Le istituzioni a Messina hanno fallito, le politiche sociali portate avanti non hanno sortito gli effetti sperati, non serve chiacchierare in Tavole rotonde e convegni sul Nuovo Welfare (da oltre 10 anni sentiamo parlare di nuovo welfare) di azioni messe in campo, progetti, attivita’ che nessuno conosce.

I numeri dei report fanno paura. Nell’ultimo quinquennio L’Help Center ha garantito 21.550 prestazioni sanitarie, il 50% degli utenti e’ italiano, il 40% proveniente dall’Africa con un aumento del 10% rispetto allo scorso anno.

Sempre i volontari offrono accoglienza e assistenza completa ai senzatetto (18%) e ai minori (13%), nell’ultimo anno ha effettuato 7.500 interventi interni ed esterni, accogliendo 410 nuovi inserimenti. Messina risulta una citta’ generosa, visti i numeri, ma questo non puo’ bastare visto che lo Stato centrale, la Regione e il Comune dovrebbero far fronte ai bisogni.

Mi viene in mente una frase dell’Avv. Vernaci: “Non ci vogliono geni, non ci vogliono anni, non ci vogliono nè esperti nè professionisti del settore per programmare ed avere servizi sociali idonei per una Città come Messina. Ci vuole solo “amore” e cuore verso i minori, verso gli anziani, i disabili, i Cittadini più emarginati e più bisognosi. Se manca questo, manca tutto.”

Messina da 20 anni ripropone sempre gli stessi bandi, assistenza domiciliare anziani e persone con disabilita’, trasporto, ecc. ecc. Sempre gli stessi numeri, 1000 anziani, 150 disabili (prima erano 185). Nulla di nuovo e, inoltre, proprio il comune di Messina crea nuove poverta’. Licenziamenti di lavoratori del comparto servizi sociali. Il 31 gennaio 2018 ne sono stati licenziati oltre 60 ad oggi siamo a quota 150. Messina non si puo’ permettere questi numeri. Si sta assistendo ad un massacro sociale, eppure Stato, Regione e Comune investono grandi cifre.

SIA, REI, Piano di zona, Pon Metro, Pon Inclusione, Fondi Msna, Fondi Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), Fondi PAC Anziani, Fondi PAC infanzia, Fondi fondi comunali, c’e’ qualcosa che non va. Non va il sistema, manca il controllo, manca la volonta’ del cambiamento. Il disagio economico e sociale della città e’ sotto gli occhi di tutti, ma fino ad oggi nessuno dà risposte, nessuno si prende la briga di capire cosa c’e’ che non va.

I dati sono preoccupanti  “Il 33,8% dei residenti nei capoluoghi metropolitani vive in quartieri dove c’è una significativa presenza di famiglie con potenziale alto disagio economico. Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle citta’.

“Altrettanto rilevante è la quota di residenti metropolitani, pari al 37,5% in quartieri dove si manifesta una significativa presenza di famiglie a elevata vulnerabilità sociale e materiale, quale sintesi di sette diversi indicatori.

I valori massimi si registrano a Messina dove 51,6% della popolazione vive a stretto contatto con famiglie in condizioni di forte deprivazione sociale”.

I giovani disoccupati sono i nuovi poveri di Messina. 

 Gli interventi richiesti e a cui fanno fronte i volontari sono soprattutto il sostegno per beni e servizi primari: dai farmaci al cibo, dalla casa ai libri di scuola. Richieste che segnano una crescita percentuale del 14,2% rispetto allo scorso anno”. Questo e’ un report del 2017 della Caritas

Più nel dettaglio, ecco gli aiuti resi alle persone bisognose:

  • 803,33 euro sono stati utilizzati per il supporto alle famiglie povere incontrate attraverso il Centro di Ascolto diocesano e le parrocchie;
  • 088.23 euro come contributi per le utenze domestiche;
  • 827,07 per affitti;
  • 411,44 per libri e altri materiali necessari alla frequentazione della scuola;
  • 152,81 per viaggi riguardanti la salute o il ricongiungimento familiare;
  • 705,95 per acquisto di farmaci;
  • 015,00 per alimenti.

Questi dati non lasciano ben sperare per il futuro, se non si mettono in campo serie politiche di contrasto alla povertà e di sostegno all’occupazione”. “Una città che non riesce ad offrire un futuro dignitoso ai suoi giovani è una città condannata ad essere abbandonata”. (Don Giuseppe Brancato)

 

Lo scenario sociale che emerge da questa fotografia dei bisogni e’ che “l’equità e la giustizia sono concetti quasi sconosciuti”

Il Dipartimento del Lavoro e delle Politiche Sociali deve essere un’eccellenza all’interno dello Stato Sociale, e non solo: un tramite vero tra il cittadino e le istituzioni, in uno stato in cui si parla sempre meno di democrazia partecipativa.

A livello territoriale, i valori fondanti quali uguaglianza e altruismo, incarnano più leggende metropolitane, utopie abbandonate in virtù di un mero materialismo e potere che non integra gli ultimi, ma li confina sempre più al margine della società.

E se, timidamente, si affacciano sullo scenario dei giusti, vengono messi da parte in un attimo, in virtu’ di interessi economici e di potere.

La cittadinanza è sorda proprio perché sono i dirigenti che la rendono tale, entrambi convinti che i servizi erogati, il come e il quando, siano di competenza dei primi, a discapito degli ultimi.

L’insoddisfazione dei molti, scambiata per polemica sterile è, in realtà, frutto di un corposo retaggio culturale che ha escluso i semplici cittadini dalla vita pubblica, che ha reso i servizi erogati e il lavoro merce per pochi, svilendo il vero significato del Dipartimento per le Politiche Sociali, dato che lucrare sui cittadini non è mai stato così facile. Karl Marx diceva che ci sarà sempre una classe dominante sulle altre, ed oggi questo ragionamento è più attuale che mai: l’apatia serpeggia tra cittadini delusi e distanti da ciò che “sarebbe stato se…”, ma non si è mai realizzato.

Il cambiamento è distante, ma attuabile. Non qui, non ora. Fintanto che ci saranno dei dirigenti oligarchici e non democratici tutto resterà immutato, inerme in questa bolla di non partecipazione e di sperpero di denaro a discapito di chi non vuole soldi, ma pretende giustizia.

Il rispetto della persona, dell’individuo, della libertà e della dignità viene prima di qualsiasi interesse personale.

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