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Tra critiche e cambi di casacca si chiudono le prime liste di Giovanni Frazzica  

Tra critiche e cambi di casacca si chiudono le prime liste di Giovanni Frazzica              

Nino Principato rinuncia alla sua candidatura a sindaco ed il movimento che capeggia insieme al prof. Enzo Caruso ha deciso di puntare su Antonio Saitta. E lo farà schierando due candidati al consiglio comunale nella lista Saitta sindaco: Nino Principato e Maria Longo (insegnante, moglie del prof. Enzo Caruso). Nino Principato, che politicamente potrebbe sembrare lontano dalla compagine di centrosinistra, ha chiarito subito che le idee e i programmi che Liberi e Forti mette al servizio di Saitta non hanno colore politico perché quando si parla di cultura e sviluppo non ci sono connotazioni politiche. Cultore di storia patria, conoscitore di Messina, Principato punta tutto il suo impegno proprio sulla cultura: “In una città che non ha mai avuto agricoltura, industria e servizi si può scommette solo su cultura e turismo. Sfatiamo il mito che di cultura non si mangia, perché invece si può mangiar eccome. Un sindaco non può dare posti di lavoro, ma può creare le condizioni per creare occupazione e in questo momento la cultura è un settore sconfinato”. Intanto Gino Sturniolo, ex consigliere comunale, con una sua analisi, che divulga proprio in un momento in cui l’Amministrazione Accorinti si cimenta con argomenti più o meno edulcorati, in una campagna elettorale molto accesa, presentando ben tre liste, una delle quali capeggiata dallo stesso sindaco che spera di rimanere in partita nei prossimi cinque anni, almeno come consigliere. Sturniolo, relativamente alla contabilità di Palazzo Zanca, sottolinea come, da una versione all’altra, il Piano di riequilibrio varato dall’amministrazione finisce col penalizzare le generazioni future. Infatti, le Linee Guida della Corte dei Conti per l’esame dei Piani di Riequilibrio così recitano: “… la graduazione, negli anni di durata del Piano, della percentuale del ripiano del disavanzo di amministrazione e degli importi da prevedere nei bilanci per il finanziamento dei debiti fuori bilancio deve privilegiare un maggiore peso delle misure nei primi anni del medesimo Piano e, preferibilmente, negli anni residui di attività della consiliatura e comunque nei primi 5 anni”. Si tratta di considerazioni di buon senso. Troppo facile sarebbe trasferire all’amministrazione successiva l’onere del risanamento. D’altronde tutte le misure che hanno come obiettivo la dislocazione nel tempo del ripiano (all’allungamento ventennale dei Piani di Riequilibrio o ristrutturazione trentennale dei mutui) pongono un problema generazionale. Il Piano di Riequilibrio non rispetta questo requisito fondamentale. Nella prima versione del Commissario Croce, fallito per la bocciatura del Contratto di servizio dell’Amam, cui seguì la prima rimodulazione di Signorino, presentata per essere bocciata e agganciare la norma che dava ulteriore tempo, prevedeva nei primi 5 anni un rientro di 138.835.000 (34,8% del totale). Per i primi 4 anni (era incluso anche il 2013) la somma scende a 96.030.000 (24,8%). Tolto il 2013 (poi abbuonato) si arriva a 87 milioni. Il secondo Piano di riequilibrio (2015) prevedeva un rientro nei primi 3 anni di poco più di 70 milioni (18,5%). Il 3° Piano (2016) scendeva ulteriormente a 64.205.000 (15,1%). Nel Piano di Riequilibrio che spalmava i debiti in 20 anni (2018) e che non è stato approvato dal Consiglio Comunale sono presenti risultati reali in quanto vengono riportati (fino al 2016) dati conclamati dall’approvazione dei bilanci consuntivi dei primi 3 anni, nel corso dei quali vengono recuperati 62.860.000 (15,9%). Dando per buone le previsioni per i 2 anni successivi si arriva al 33,1%. L’analisi delle misure previste ci dice, però, che dei 62.860.000 per 23.758.000 l’amministrazione non compie alcuna azione: 7.052.000 vengono, infatti, dalla restituzione della penale pagata per lo sforamento, negli anni precedenti, del Patto di Stabilità, 14.361.000 provengono dal contributo che precedentemente al 2013 il bilancio del Comune doveva prevedere per lo smaltimento dei rifiuti (ingente sottrazione di risorse destinate a servizi per la collettività), 2.345.000 dal subentro del Ministero degli Interni nel pagamento di locazione degli uffici giudiziari. Le azioni dell’amministrazione si riducono, dunque, a 39.102.000 (un misero 9,9%). Su questi si può fare un’analisi qualitativa e si può vedere quanto le politiche del Piano siano contrarie ai presupposti sui quali si era fondata l’esperienza di Accorinti Sindaco: 6.447.000 vengono da riduzione del personale, 4.300.000 da vendita di patrimonio pubblico, 1.374.000 dal servizio idrico, 2.333.000 dal minore trasferimento al servizio di trasporto pubblico locale (anche se, successivamente, verranno abbuonati 4.7 milioni di debiti dell’Atm), 7.710.000 da riduzione dei servizi. Complessivamente, si tratta di 22.164.000 (il 56,7% delle azioni reali di risanamento, modeste, intraprese dall’amministrazione)”. Incuranti delle severe critiche di Sturniolo i fedelissimi del sindaco uscente, che tentano di mantenere il massimo di posizioni nella prossima consiliatura, presentano queste tre liste: RENATO ACCORINTI SINDACO: Renato Accorinti, Guido Signorino, Nina Santisi, Sergio De Cola, Palmira Mancuso, Antonio Zanghì, Gianluca Manca, Margherita Lo Giudice, Marina La Rocca, Daniela Picciolo, Guglielmo Sidoti, Maria Franzò, Giuseppe Cardullo, Enzo Romeo, Letterio Grasso, Giovanni Calabrò, Marcello Marino, Iman Sadeq, Ornella Pallucca, Antonella Bruno, Letizia Costa, Nunzia Panarello, Rosario Gemellaro, Isuf Ferizai, Antonina Angileri. PERCORSO COMUNE: Gaetano Cacciola, Giacoma Grazia Andronico, Nicoletta Brillante, Nuccio Coco, Corrada Johnson D’Amico, Santa Di Stefano, Pina Gemellaro, Lucia Gullì, Daniela La Manna, Domenico Maiorana, Ivan Mazzagatti, Katia Miuccio, Sandro Penna, Marco Previti, Patrizia Pulejo, Leonardo Russo, Giuseppe Sanò, Grazia Scarcella, Giacoma Sturniolo, Pippo Sulfaro, Maria Trovato, Rosario Tuvè, Elisabetta Zanghì e CAMBIAMO MESSINA DAL BASSO: Ivana Risitano, Cecilia Caccamo, Daniele Ialacqua, Sebastiano Pino, Federico Alagna, Christian Mangano, Carmelo Cabibbo, Fabrizio Saffioti, Paolo Todaro, Katia Gussio, Francesca Abate, Antonino Toscano, Antonio Vitarelli, Massimo Quadarella, Nicola Lembo, Franco Sorrenti Basilio Buttà, Iotis Panos “Mythos”, Tania Bambaci, Dina Maiolo, Claudio Vallone, Alessandro Grussu, Viviana Lo Furno, Gabriella Amico, Angela Giuffrida, Emanuela Previti, Giovanna Andronico, Vittoria Arena, Nicola Balestri, Alessandra Marturano. Su Bramanti convergono Daniele Zuccarello (che rinuncia a candidarsi a sindaco) e Franco Tiano che presenta una lista di esponenti di Fratelli d’Italia non allineati con la gestione dell’on. Amata. La Lega di Messina avrebbe fatto slittare l’Assemblea del 30 Aprile per meglio ponderare la propria scelta.

  • tratto dal settimanale I VESPRI
  • Nella foto Gino Sturniolo

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