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Voto di scambio, dai cinguettii su twitter alle cantate in Procura di Giovanni Frazzica

Voto di scambio, dai cinguettii su twitter alle cantate in Procura di Giovanni Frazzica

L’arresto del parlamentare regionale siciliano Giuseppe Gennuso, eletto nella lista Popolari ed Autonomisti, che fa capo all’ex parlamentare nazionale Saverio Romano, getta benzina sul fuoco delle polemiche suscitato dalla denuncia di Pippo Trischitta per il presunto pagamento dei voti a Messina. Il candidato sindaco aveva parlato nei giorni scorsi del “sistema di acquisto” che si svolgerebbe in prossimità dei seggi, con una premessa anticipata su facebook: “Conduco la mia battaglia contro il potere politico ed i gruppi di potere che vogliono prendersi la città”. Secondo la denuncia sui media di Trischitta avverrebbe una compravendita di voti che si svolgerebbe in prossimità dei seggi elettorali: il cittadino viene avvicinato, gli si offrono dai cinquanta ai cento euro per la preferenza e, se la proposta viene accettata, basta poi esibire la foto (fatta col telefonino) della scheda segnata all’interno della cabina per essere pagati. Un sistema che, ha assicurato, il candidato sindaco intende combattere senza “se” e senza “ma”. La narrazione del Trischitta sembra scaturire dalle confidenze di qualcuno che proprio in questi giorni lo avrebbe messo a conoscenza del fenomeno. L’on. Cateno De Luca, ritenendo di trovarsi di fronte ad una trovata propagandistica, interviene dicendo: “La Procura della Repubblica intervenga e faccia fare a Trischitta nomi e cognomi di chi paga per i voti a Messina. Perché il buon Pippo Trischitta non fa nomi e cognomi ? – prosegue De Luca – Forse perché fino a qualche mese fa era il capogruppo di un partito coinvolto anche in gettonopoli di cui egli era complice. Perché sapeva ma ha taciuto? Ci siamo stancati di questi improvvisati moralizzatori che fino a qualche mese fa erano sodali degli stessi personaggi che ora hanno la peste. Pippo Trischitta ha votato alle elezioni regionali per tale Santi Formica candidato trombato in Forza Italia e per le politiche di marzo scorso sempre per Forza Itala, cioè il partito nelle mani di Genovese, che ha pure la colpa di non aver voluto Pippo Trischitta candidato a sindaco e quindi ora ne subisce le ire come il  fidanzato tradito, alias pippetto irretito ed abbandonato al suo destino. Vogliamo nomi e cognomi degli ex solidali politici di Pippo Trischitta. La procura agisca subito, dopo questa denuncia”. “Ora  Trischitta si chiede su facebook perchè io voglio sapere i nomi di chi comprava i voti – continua De Luca – gli ricordo che era lui ad essere alleato politico  delle stesse persone che ora attacca per rifarsi una verginità, visto che prima era capogruppo di Forza Italia con i consiglieri comunali appartenenti all’apparato Genovese a cui lui fa sempre allusioni. Perché Trischitta non ha abbandono Forza Italia quando è entrato il gruppo Genovese? Rispondo io al suo posto: perché l’on Santi Formica gli aveva promesso che sarebbe stato il candidato sindaco anche con il sostegno di Francantonio Genovese e la candidatura di Bramanti, imposta dalla cricca politica Germanà–Genovese lo ha fatto diventare schizofrenico. Le date del suo abbandono di Forza Italia coincidono con la candidatura di Bramanti e non con l’entrata in Fi della famiglia Genovese. Faccia i nomi e cognomi ed esibisca le prove oppure taccia per sempre, onde evitare di essere attinto da patologie irreversibili!“. Sul caso dei “voti comprati” anche Nino Germanà, che forse teme che nella polemica lanciata dall’avv. Trischitta possa esserci un qualche riferimento alla sua attività, si scaglia con un durissimo comunicato.  L’esponente di Forza Italia, dopo la denuncia del candidato sindaco in merito a una presunta compravendita di preferenze, afferma: «Calunniatore anche un pò patetico in cerca di like. È imbarazzante vedere come l’ex uomo di Fini che si è riciclato in Forza Italia si stia trasformando in un clown della tastiera e invece che fare nomi e cognomi spara nel mucchio contando sulla ribalta mediatica – scrive Germanà – Più che un post sembra una lettera anonima e spiace vedere che ad accuse anonime la stampa dia tanto risalto. Invito Trischitta, che pur di avere più like e qualche articolo di giornale la spara sempre più grossa, a fare nomi e cognomi di ha comprato o venduti voti. Anzi, visto che qualcuno gli ha spiegato come funziona vadano insieme in Procura, come è giusto che sia», prosegue l’esponente di Forza Italia, che invita Trischitta  a denunciare il fatto non ai giornali ma nelle sedi competenti, “dove probabilmente chi si è ridotto a diventare una macchietta pur di raccattare qualche like non può presentarsi perché lo prenderebbero per quello che è: un calunniatore anche un po’ patetico”. “Dopo 20 anni di militanza tra partiti e istituzioni – conclude Germanà – si è ridotto ad avere crisi di astinenza se non scrive su Fb, se non lancia schizzi di fango su qualcuno, un po’ come il personaggio di Crozza, Napalm51, sempre più lontano dalla vita reale. Denunci non a Zuckeberg ma in Procura sia chi compra i voti che il signore che gli ha spiegato come si fa. E lo faccia subito, altrimenti o è connivente oppure è solo un imbroglione». E da sinistra anche l’assessore accorintiano Daniele Ialacqua ironizza sulle mirabolanti accuse di Trischitta e lo informa che sul voto di scambio c’è in corso un processo, il cosiddetto caso “matassa”, dove però non si parla di 50 o 100 euro a voto ma di pacchi di spesa e regalie. Insomma, la folgorazione di Trischitta sembra a tutti un escamotage elettoralistico di cui però, considerata la gravità degli argomenti ed il fatto che a sostenere la denuncia sia un avvocato e capogruppo consiliare, non potrà esimerlo dal riferire ai giudici quanto riferito ai media e rispondere ad eventuali e più precise domande nel superiore interesse della giustizia. Alla vigilia di un voto così importante per la Città di Messina non è il caso che ci si muova in un clima di sospetto che avvelena a priori le corrette procedure della vita democratica. Infine, a queste accuse di stampo giudiziario, vanno sommate quelle prettamente politiche contenute nelle motivazioni con cui Emilia Barrile decide di abbandonare Forza Italia, senza dire però dove si andrà a posizionare. In realtà, tutte le minirivolte che si stanno manifestando nel Centrodestra nascono dalla preoccupazione che possa vincere Bramanti, un uomo che non accetta quei facili compromessi cui erano adusi, ma che comunque resta il candidato più forte.

  • tratto dal settimanale I VESPRI
  • Nella foto l’on. Giuseppe Gennuso di Sisacusa

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