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Per pochi euro

Per pochi euro

 di Cosimo Recupero

La classe politica italiana, chiamiamola così per comodità espositiva, è tutta impegnata nella formazione di un governo per il Paese.

Certo la sfida è difficile anche se, al di là delle schermaglie tattiche di questi giorni, ormai l’abbrivio sembra segnato e può essere riassunto brevemente così: il governo sarà fatto da Movimento 5 Stelle e Lega, che saranno i maggiori azionisti. Sul carro potrebbero salire anche Fratelli d’Italia e Forza Italia in posizione oggettivamente subordinata e il premier non sarà né Salvini né Di Maio che ancora è convinto che gli italiani eleggano il Presidente del Consiglio direttamente. Se si prendesse la briga di dare una fugace lettura alla Costituzione, probabilmente capirebbe come funziona. Ma tant’è!

La quadra per il nuovo esecutivo sarà quindi trovata quanto prima, ma la formazione del governo e la certificazione della maggioranza in parlamento non sono la fine del problema, ma solo l’inizio di una storia che sarà travagliata e, probabilmente, breve.

Questa maggioranza avrà infatti poi diverse questioni da affrontare, e i cavalli di battaglia che hanno permesso a queste forze in campo di raggranellare un bel settanta per cento dei voti in tutto, si scontreranno tragicamente tra loro in questa giostra schizofrenica di richieste assolutamente opposte. Reddito di cittadinanza e flat tax, per esempio, sono inconciliabili. Come si può pensare, infatti, che una spesa improduttiva come quella che vorrebbero i grillini per pagare i conti con i loro elettori, possa essere finanziata con una drastica riduzione delle tasse? E’ vero che, per la curva di Laffer, una minore tassazione può facilitare la ripresa dei consumi e, quindi del gettito fiscale, ma questo avverrebbe in un Paese che detassa la classe media che consuma e non i ricchi che accumulano, come vorrebbero i sostenitori dell’aliquota unica. Per non parlare poi dell’inconciliabilità del giustizialismo dei grillini con il totale depotenziamento del sistema penale a cui pensa Berlusconi, che vorrebbe la riduzione dei periodi di prescrizione, che i grillini a loro volta vorrebbero infiniti. O il divieto di ricorrere all’appello per la pubblica accusa che, al contrario, per i grillini che lo hanno dichiarato oggi per bocca di Di Matteo, dovrebbe essere una sorta di padre padrone della scena politica. Un puparo legalizzato che può fare e disfare governi a piacimento, con inchieste infinite che dormono per mesi per poi risvegliarsi alla bisogna. Un quadro cervellotico. Il viatico per un sistema eterodiretto nel quale schiere di sprovveduti che hanno il solo merito di essere telegenici, pensano di essere grandi statisti senza avere mai, lo ribadisco, dato nemmeno una letta alla Costituzione, fosse anche per semplice curiosità, per vedere cosa c’è scritto.

Ma la cosa più grave è che, mentre qui si discute del sesso degli angeli, se Forza Italia debba entrare nel Governo con o senza Berlusconi, gli Stati Uniti ci passano bellamente sulla testa, utilizzando le nostre basi militari per portare l’offensiva ad Assad.

Pochi infatti sanno che in questi giorni alcuni aerei americani si sono alzati dalla base siciliana per rifornire in volo i caccia che, a giorni, potrebbero radere al suolo quel poco che resta della Siria, facendo poltiglia di case e persone, prima di incontrarsi fra loro e fare pace nelle loro sontuose dimore che, guarda caso, nessuno bombarda mai.

In questo io ci vedo l’ennesima profezia che si realizza. E’ pienamente efficace quella sudditanza dell’Italia alle potenze straniere che negli anni novanta Craxi voleva evitare, facendo del nostro Paese il centro di quel Mediterraneo che, da entità geografica, poteva e doveva divenire entità politica, per parafrasare Metternich.

E invece no. Per pochi euro a testa di finanziamento ai partiti della Prima Repubblica ci siamo ritrovati ad avere una pletora di guitti che recitano la parte dei grandi statisti.

Tutto cominciò quella notte a Sigonella, quando Craxi dimostrò nei fatti cosa fosse il primato della politica su tutto il resto, persino sull’obbligatorietà dell’azione penale, imponendo, con una semplice telefonata, che un aereo con a bordo un terrorista conclamato, ripartisse senza che nessuno lo giudicasse. E questo non perché la politica fa un po’ come gli pare, ma perché alle volte, il formalismo della legge, può essere sacrificato se gli interessi in gioco sono molto più alti. E l’interesse dell’Italia a tenere buoni gli attori più arrabbiati della scena mediorientale imponeva, a quel tempo, di chiudere un occhio persino per Abu Abbas.

Oggi è tutto diverso e quanto sta avvenendo sulle nostre teste, nei nostri cieli, potrebbe esporci a ritorsioni di qualche esaltato che potrebbe vedere, nel nostro Paese, un nemico da combattere. E certe guerre non si combattono sui campi di battaglia, ma nelle scuole e nei mercatini, con i TIR e le autobombe lanciate sulla folla.

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