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Epicentro del malcontento di FI chiede l’intervento di Schifani di Giovanni Frazzica

Messina, epicentro del malcontento in FI, Germanà chiede l’intervento di Schifani di Giovanni Frazzica *    

 Le elezioni politiche sono passate da un pezzo, ora è tempo di resa dei conti in Forza Italia. Rispetto ai quattro deputati forzisti “ribelli”, inizialmente capitanati dall’avv. barcellonese Tommaso Calderone, Mariana Caronia, Rossana Cannata e Riccardo Gallo, è arrivata una nuova presa di posizione, che segnala un profondo disagio, dell’on. Luigi Genovese. Considerato il peso della famiglia Genovese in FI, si può senz’altro immaginare che l’epicentro del dissenso nei confronti dei vertici regionali del Partito sia tornato nuovamente in provincia di Messina. Ecco intanto cosa scrive, a buon intenditore, Luigi Genovese: “In questi giorni continua a tenere banco la spaccatura creatasi all’interno di Forza Italia all’Ars, il gruppo parlamentare di cui faccio parte. Il problema c’è, ed è innegabile. Ma chi ritiene che esista una connessione sostanziale con l’esito del voto emerso dalle Politiche rischia di prendere un abbaglio, perché la radice di queste frizioni va rintracciata nelle prime settimane di gennaio, quando è emerso in tutta evidenza uno scollamento tra una parte del gruppo e i vertici regionali del partito. Visioni distanti e distinte, esacerbate dall’incapacità di fare sintesi quando i primi focolai erano già esplosi. Ho atteso, osservato, ascoltato senza cadere nella tentazione di impugnare la bandiera di una delle due fazioni. Questa scelta nasce dalla ferma convinzione che in politica, quando emerge una crisi di identificazione attorno ad un progetto, sia necessario azionare, senza indugi, la leva del dialogo. Il dialogo, però, è stato il grande assente di questo inizio legislatura all’interno di FI, perché un auspicabile processo di dialettica “interna” è stato ucciso sul nascere dai personalismi e dall’ostinazione di chi, evidentemente, non aveva orecchie per ascoltare e occhi per vedere ciò che stava accadendo. Quanto al giudizio in chiave regionale sulla performance di Forza Italia alle ultime Politiche, ritengo assai discutibile ogni commento costruito attorno ai concetti di vittoria e di sconfitta: il partito, andando alla sostanza, è riuscito semplicemente a rimanere in piedi nonostante il ciclone di cambiamento esploso nelle urne. Non è una vittoria, non è una sconfitta: chi ha utilizzato toni trionfalistici, pecca di presunzione, o forse di eccesso di difesa della propria posizione. Una posizione fuorviante, scollegata dalla realtà, di cui, tendenzialmente, è complice anche chi si è premurato di celebrare i funerali del partito, che è tutto fuorché morto.  La verità, invece, è un’altra, e può emergere solo a partire dalla convinzione che ogni crisi possa rivelarsi un’opportunità: il voto e le percentuali di consenso rappresentano solo la certificazione della necessità di aprire un dialogo all’interno del centrodestra, soprattutto nella sua zona moderata. Vanno ridiscusse le logiche stesse del partito, senza assecondare gli istinti, mettendo al centro del discorso il sistema, o meglio il progetto, e non le aspirazioni del singolo. Accogliendo la domanda di cambiamento, innovazione e concretezza che arriva, a chiare lettere, dagli elettori. Per quanto detto, ritengo necessario il tentativo, probabilmente l’ultimo, di ricucire ogni strappo, assecondando, in termini di ascolto attivo e poi di “azione”, le legittime rimostranze dei colleghi di partito che hanno espresso a più riprese un malcontento che, se dovesse rimanere inascoltato, rischierebbe di far naufragare l’azione politica e l’essenza stessa del più grande partito di maggioranza all’Ars. Se dovesse esserci una netta e immediata inversione di tendenza delle dinamiche e degli equilibri interni al partito, è probabile che vi siano ancora le condizioni per ricomporre la frattura. In caso contrario, è giusto – anzi, doveroso – che ognuno faccia le proprie valutazioni. Senza alcuna preclusione o vincolo di sorta. Del resto, un partito è un insieme di persone che si riconoscono attorno ad una serie di elementi base: idee condivise, identità chiara ed equilibri oggettivi. Quando tutto ciò viene a mancare, bisogna avere la capacità di fermarsi e riavvolgere il nastro. Quel momento, adesso, è arrivato”. Se la risposta ai primi quattro dissidenti era arrivata con uno disinvolto post su Facebook: “Non possono far parte di FI coloro che, per il solo fatto di non essere stati candidati, hanno platealmente votato e fatto votare il M5S. FI non è adatta a loro e loro non sono adatti a FI”, aveva scritto Gianfranco Micciché, con l’arrivo, anche se non concordato, di Luigino Genovese nella piazza della contestazione, le cose cambiano. Ad avvertire la pericolosità del momento sono stati per primi Bernardette Grasso e Nino Germanà (che ha allarmato il leader nazionale Renato Schifani invitandolo a intervenire come mediatore) che vedono i negativi riflessi immediati sulla linea per la scelta del candidato sindaco di Messina. Si passa infatti dalla scelta unitaria del prof. Dino Bramanti, al serpeggiare di altre candidature che fanno riferimento a esponenti minori del centrodestra, come Daniele Zuccarello, che si professa amico di Germanà, ma che si auto propone come candidato a sindaco insinuandosi nel clima di incertezza che si sta venendo a creare. Stesso discorso vale per Pippo Trischitta ed Emilia Barrile, non tenendo conto che una realtà fresca di successo elettorale come i Cinquestelle, con un candidato credibile come Gaetano Sciacca, li potrebbe spazzare via come fuscelli. Chi ha ben capito che sul nome del candidato a sindaco non si può giocare è l’ex rettore, oggi parlamentare del Pd, Pietro Navarra, che sembra poco propenso a concedere il suo sostegno a candidati che godono di una certa popolarità sui social, come Flavia Timbro, Felice Calabrò o Fabio D’Amore, che recentemente si è candidato al Senato. Navarra, consapevole che ci si avvia ad uno scontro tra Bramanti ed un eventuale candidato forte grillino, pensa ad un uomo dell’Università che conosce bene palazzo Zanca, per essere stato assessore e vice-sindaco: Antonio Saitta. In effetti quella del prof. del Pd a prima vista, alla luce dei risultati delle elezioni politiche, sembra una missione impossibile. Tuttavia, considerato che col passare del tempo l’effetto Di Maio potrebbe scemare e che i candidati locali Pippo Trischitta e Cateno De Luca potrebbero, unitamente all’uscente Renato Accorinti, potrebbero drenare molti voti che in teoria, per diverse ragioni, dovrebbero essere facile preda dei 5 stelle, anche la candidatura di Antonio Saitta resta una buona carta da giocare.
  • tratto da “i Vespri”

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