editoriale

Il rompicapo per Mattarella

Il rompicapo per Mattarella

di Cosimo Recupero

Pur non avendo ancora i dati definitivi sulla attribuzione dei seggi nelle due camere, una cosa è certa. Nessuna coalizione o partito ne ha abbastanza per formare una maggioranza stabile e, quindi un governo. E quindi, quali possono essere gli scenari a questo punto?

Proviamo a srotolarli tutti.

Il primo. Il Movimento 5 stelle chiede al PD di formare una maggioranza. I numeri dovrebbero esserci, anche se risicati al senato, secondo le prime proiezioni.

L’ipotesi però sembra altamente improbabile. Renzi o il suo avente causa non accetterebbero mai di stare al traino di Di Maio. Il capo politico del Movimento, a poche ore dalle elezioni, ha già dichiarato di essere pronto a discutere. E’ una dichiarazione di buon senso, ma sarebbe subito un dietro front imperdonabile sulla promessa di non fare inciuci, specie con chi, a torto o a ragione, loro considerano la causa di tutti i mali del Paese.

Il secondo scenario potrebbe essere quello di una maggioranza autonoma del centrodestra, a guida Salvini, che però non avrebbe i numeri per governare, a meno che non provasse a comprare qualche deputato e senatore, cominciando dagli eletti grillini già espulsi prima del voto per varie ragioni.

Sarebbe però una maggioranza sul filo di lana, sostenuta da un drappello di personaggi ambigui, e quindi costantemente sulla graticola.

Una terza ipotesi sarebbe quella di un governo largo, di scopo, fra centrodestra, con l’appoggio esterno del PD. Non sarebbe un’ipotesi così peregrina. Già Berlusconi sostenne il Governo Letta e quindi il PD, oggi, potrebbe ricambiare il favore. Su questa ipotesi però restano le incognite di Salvini (che di questo esecutivo non potrebbe essere certo il premier) e della Meloni che ha giurato e spergiurato che non avrebbe fatto “inciuci”, terribile parola per stigmatizzare quello che sarebbe un patto nell’interesse del Paese, una volta tanto.

Un’ultima ipotesi potrebbe essere quella di un soccorso verde (per riprendere la locuzione del soccorso rosso dato dal PCI alla DC quando ce ne fosse bisogno) della Lega ai cinquestelle.

Così, a primo acchito, sembra un’ipotesi plausibile. Lega e grillini si somigliano molto su certi temi e, soprattutto, nei linguaggi e la somma dei loro seggi, probabilmente, darebbe una maggioranza sufficiente per governare o, almeno, provare a farlo.

Ma ci sono alcune convenienza che potrebbero spingere Salvini a non accettare questo invito. Innanzitutto, proprio la somiglianza delle due forze politiche le rende incompatibili. I governi di coalizione nascono proprio per mediare fra diversi interessi e, quindi, partiti diversi, hanno più argomenti per stare insieme che per separarsi. Due forze che parlano allo stesso elettorato e con gli stessi linguaggi, invece, potrebbero puntare ciascuna ai voti dell’altra.

Un’altra ragione secondo me determinante è l’ambizione personale di Salvini. Lui vuole fare il premier. Nel centrodestra autonomo gli toccherebbe, in base agli accordi. In una coalizione con il M5S, invece no. Loro sono oggettivamente i vincitori di questa tornata elettorale e hanno quasi il doppio dei voti di Salvini. Non avrebbero alcun motivo per cedere il passo su Palazzo Chigi.

Poi c’è anche la questione della coerenza con le dichiarazioni fatte in campagna elettorale. Se Salvini lasciasse Berlusconi e Meloni per i grillini, probabilmente molti elettori non glielo perdonerebbero.

Infine c’è una ragione forte che rende questa ipotesi, a mio avviso, poco praticabile. Salvini rischierebbe di trovarsi a fare un lavoro sporco che gioverebbe solo ai suoi potenziali alleati. Uno dei cavalli di battaglia del M5S è il reddito di cittadinanza. Per finanziare questa colossale operazione assistenziale è giocoforza mettere mano alle tasse. I 17 miliardi di euro che loro dicono si potrebbero ottenere dai tagli agli sprechi, ammesso che siano reali, non sarebbero sufficienti a finanziare il reddito di cittadinanza e quindi bisognerebbe mettere mano al portafoglio di famiglie e, soprattutto imprese. Ma le imprese sono soprattutto al nord, dove Salvini va forte, mentre i percettori del reddito di cittadinanza sono soprattutto al sud, dove fa il pieno Di Maio. E’ tutto qui l’inghippo. Non penso proprio che Salvini sarà disposto a fare il numero due di un governo che deve chiedere i soldi ai propri elettori per darli a quelli di Di Maio.

Anche per questo i prossimi mesi saranno convulsi e Mattarella avrà un bel daffare per sbrogliare la matassa di dare un governo al Paese. Un vero rompicapo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *