cronaca economia

DE LUCA: LA TRISTE STORIA DELL’IMMONDEZAIO MESSINESE

LA TRISTE STORIA DELL’IMMONDEZAIO MESSINESE, PESANTI ACCUSE DAL LEADER DI SICILIA VERA : “da bancomat della politica ad imbecillità amministrativa”

Il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani della città di Messina è un tipico esempio di malaffare politico e clientelare abbastanza diffuso in tutte le società partecipate municipali usate dagli amministratori comunali come un vero e proprio bancomat che attinge dalle tasche della comunità.

La gestione affidata ad una società partecipata (Messinambiente – ATO 3 ME spa – Messina servizi bene comune) si è rivelata fallimentare sotto tutti i profili gestionali con il mancato raggiungimento degli elementari standard qualitativi: la città è sempre sporca ed i villaggi abbandonati al loro destino con i greti dei torrenti ormai divenuti delle vere e propri discariche a cielo aperto.

L’esistenza di tre ben tre società partecipate per il medesimo servizio, di cui due di fatto fallite, connota un chiaro tentativo di eludere le vigenti norme in materia di società partecipate da enti pubblici che vietano ai comuni di continuare a gestire in house per i prossimi cinque anni un servizio con proprie società nei medesimi settori ove già  si è registrato un fallimento societario.

L’urgenza di far partire il servizio con Messina Servizi bene comune è dettata da questo intento criminogeno: sfruttare la fase dell’evanescente concordato preventivo di Messinambiente per ritardarne la dichiarazione di fallimento prima che il servizio parta a tutti gli effetti con un’altra società, Messina servizi bene comune, che segnerà la terza gestione fallimentare del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Anche in questo settore si vive alla giornata prigionieri delle lobby sindacali che in nome della salvaguardia dei posti di lavoro, in verità ben blindati dalle norme vigenti, riescono a condizionare l’intero governo municipale impedendo di attivare l’ARO con una gara aperta alle società private e far passare definitivamente la gestione del servizio da una logica pubblicistica (società partecipate) ad una logica privatistica (gestore privato per sette anni).

La filiera delle infrastrutture di primo livello per lo svolgimento della raccolta differenziata non è stata ancora realizzata ed anche il parco macchine utilizzato non è vetusto e probabilmente in gran parte non più a norma senza alcuna prospettiva di una soluzione definitiva.

Il costo della Tari nella città di Messina è il 35% superiore alla media nazionale e dalle statistiche ISPRA 2016 infatti Messina si trova fra le 10 città italiane con la tariffa più alta ad uso domestico. Una famiglia media di 3 persone spende il doppio della città di Verona ed il triplo di comuni virtuosi come Santa Teresa di Riva.

Le delibere di approvazione delle tariffe del  comune di Messina sono omissive, da come si evince per tutti gli anni utilizzati come test, in quanto non contemplano la rappresentazione di dati importanti richieste dalle normative vigenti, quali il numero di utenze iscritte a ruolo e la superficie oggetto di imposta che i criteri che il comune ha utilizzato per suddividere la quota fra domestico e non domestico.

Il Piano Finanziario presenta delle anomalie, ad esempio la voce dei Costi Generale Gestione (costo fisso) non riportare il costo del personale amministrativo ed una quota del costo del resto del personale;

Un numero compreso fra il 30% ed il 35% di famiglie ed attività non domestiche non è iscritto a ruolo ordinario e quindi non riceve la bolletta TARI: attualmente chi paga la tariffa paga anche per chi non esiste nell’anagrafe tributaria ma usufruisce del servizio.

I valori di raccolta differenziata sono lontanissimi dal minimo imposto dal d.lgs. 152/2006 che fissa al 65% il valore minimo a partire dal 2012: valori così bassi di differenziata costringono i messinesi a spendere per trasporto, trattamento e smaltimento dei rifiuti RSU oltre 15 milioni di €/anno in più di quanto spenderebbero se la differenziata fosse al 65% (oltre il 30% dell’attuale costo)

L’evasione della tariffa è sempre più in crescita: così come riportato nel DUP 2017-2019, una quota sproporzionata ha assunto l’importo non versata dei ruoli TARSU/TARES/TARI fino al 31.12.2017, circa € 110.000.000,00 , quasi tre annualità complete;

Solo l’accertamento dei detentori fantasma di immobili porterebbe ad un abbassamento della tariffa di circa il 20-25%. Considerando che agendo retroattivamente per tutto il periodo non ancora prescritto e dovendo riportare questi introiti a credito nei piani finanziari futuri, si può stabilire che nel prossimo biennio il costo della bolletta diminuirebbe fino al 50% per poi assestarsi sui valori del 25%, a parità di costi. Con i moderni software a banca dati unica oggi a disposizione degli enti pubblici e con incrocio dati fino a 30 database diversi (dati catastali, dati idrici, dati elettrici, dati gas, contratti internet, permessi costruire, ristrutturazioni, anagrafe tributaria, domicili temporanei, social network, google maps, etc) una azione accertativa del genere si può benissimo svolgere nell’arco temporale di 120gg.

La tariffa potrebbe diminuire di oltre il 50% se si procedesse ad inserire nell’anagrafe tributaria gli immobili fantasma e si portasse la differenziata ai minimi di legge del 65%

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *