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Dura opposizione del Pd sestese al sindaco Roberto Di Stefano

Dura opposizione del Pd sestese al sindaco Roberto Di Stefano

 

COMUNICATO STAMPA

Il prossimo 21 febbraio il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano dovrà comparire davanti ai magistrati della Corte dei Conti per rispondere all’accusa di avere ricevuto un compenso illegittimo di 62.833,28 euro. La decisione della Procura di citarlo in giudizio risale allo scorso 21 agosto, dopo un’inchiesta che è iniziata nel 2012 con l’esposto dell’allora Segretario comunale dott. Mario Spoto che segnalava come Di Stefano fosse contemporaneamente consigliere comunale di Sesto San Giovanni, e come tale ricevesse un gettone di presenza, e Amministratore delegato della società pubblica Bic La Fucina, la maggioranza della quale era in capo alla Provincia di Milano, ma che era partecipata anche da alcuni comuni della zona, compreso Sesto San Giovanni.

La legge finanziaria del 2007 aveva esplicitamente vietato “la corresponsione di compensi agli amministratori di società partecipate da enti pubblici già in carica come amministratori di enti locali partecipanti alla compagine sociale”. Dunque Di Stefano non poteva, secondo la Procura, ricevere compenso alcuno dal Bic La Fucina.

L’incompatibilità della situazione dell’attuale sindaco era stata del resto ampliamente segnalata alla Provincia e allo stesso Di Stefano. Nella riunione del 3 agosto 2011 in cui venne nominato nel Consiglio di amministrazione, il Presidente del Collegio sindacale rag. Angelo Minoia aveva evidenziato che non fosse possibile nominare Di Stefano e perplessità avevano espresso il sindaco di Bresso Zinni e i vice sindaco di Sesto Morabito e di Cinisello Ghezzi. Tra l’altro veniva contestato da Morabito il fatto che si scindesse la figura del Presidente da quella dell’Amministratore delegato con un notevole aggravio di costi per un società già in difficoltà. Fino ad allora infatti le due cariche erano accentrate su una sola persona, in quel momento l’ex assessore di Forza Italia Andrea Mascaretti.

Ma la Provincia, guidata allora dal Presidente di centro destra Podestà aveva imposto il suo volere grazie al fatto che aveva il 49, 74% delle azioni.

Nemmeno la protesta di Franca Landucci e di Antonio Lamiranda, che allora in Consiglio comunale a Sesto San Giovanni rappresentavano il Pdl insieme a Di Stefano, aveva fermato la nomina. Oggi Lamiranda siede in giunta insieme a Di Stefano. Cosa dirà oggi l’ex accusatore e ora assessore?

La Procura sottolinea anche che il Bic La fucina è stato messo in liquidazione “anche per il risultato negativo del 2012 pari a circa l’emolumento  corrisposto al Di Stefano” che è rimasto in carica fino al 29 gennaio 2013.

Nelle prossime ore il gruppo del Pd in Consiglio comunale presenterà un’interrogazione e chiederà al Sindaco di riferire in aula martedì, come peraltro hanno dichiarato di fare anche altri amministratori nei loro Consigli. E’ infatti incredibile che dal 21 agosto, giorno in cui la Corte dei conti ha deciso la data dell’udienza, Di Stefano non abbia sentito il dovere di informare né il Consiglio comunale né soprattutto la Città. La domanda è: ma almeno la Giunta è stata informata che il suo Sindaco il 21 febbraio dovrà comparire davanti alla Corte dei conti per rispondere di avere incassato 62 mila euro di soldi pubblici quando non ne aveva il diritto? E se sì, quali sono state le reazioni degli assessori?

 

Nicola Lombardo

Segretario Cittadino Partito Democratico

Roberta Perego

Capogruppo PD Consiglio Comunale

 

 

Sesto S. Giovanni, 27 gennaio 2018

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