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4 marzo, cannoli o babà, questo è il dilemma di Cosimo Recupero

4 marzo, cannoli o babà, questo è il dilemma di Cosimo Recupero

Piccola pasticceria. Il termine massimo per la chiusura delle liste ci darà fra qualche ora la certezza di chi saranno i fortunati vincitori della lotteria di Montecitorio. Con la legge elettorale che il PD ci ha imposto a colpi di fiducia, per il solo piacere di farsi massacrare dal solito Berlusconi o da qualche sgrammatico vestito a festa, infatti, le elezioni sono solo una inutile perdita di tempo.

Chi sarà eletto lo sanno già benissimo i capi delle liste che hanno posizionato i loro maggiordomi in più posti, molti dei quali sicuri.

A noi resterà solo il compito di decidere, con qualche voto in più o in meno alle varie liste, il destino di qualche neofita che, prestatosi alla cosiddetta candidatura di servizio, potrebbe vedersi realizzato il sogno di un seggio in Parlamento, senza nemmeno dover fare la fatica di telefonare ad amici e parenti per chiedere il fatidico voto. Sempre meglio che lavorare, non vi pare?

Il quadro è desolante. La democrazia, di fatto, non esiste più in questo fottutissimo Paese.

L’elenco dei candidati dei quali si sa già con ragionevole certezza, delinea un quadro allarmante che distingue le tre grandi forze politiche solo per lo stile di scelta. Renzi ha fatto del suo truppone una sorta di club privè, riservato solo ai fedelissimi. Da rottamatore, parola con la quale ha affabulato molti, si è ridotto a fare il restauratore, escludendo molte intelligenze democratiche credenti ma non osservanti, per fare spazio a personaggi come Pierferdinando Casini che, politicamente, visti i suoi trascorsi politici, potrebbe essere definito come Giulio Cesare: il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti.

I grillini, dal canto loro, ci hanno dovuto propinare quella ridicolissima messinscena delle parlamentarie di cui, a distanza di giorni, non si conoscono  nemmeno i numeri. Alla faccia della rete e delle visionarie prediche di Casaleggio e dei suoi aventi causa. Oltre alla imbarazzante retromarcia della revisione delle liste che, evidentemente, non erano quelle che piacevano al giovane virgulto di Pomigliano.

Su Berlusconi, meglio soprassedere. Per l’ex cavaliere il parlamento dovrebbe essere una sorta di harem personale, con contorno di eunuchi intelligenti, magari, ma innocui.

Un vero schifo, insomma.

Né vale il tentativo di personaggi come Piero Grasso, che altro non sono che la mano di lucido sulla vecchia politica, per farci sperare che qualcosa cambi in questo paese.

Non meno avvilente delle liste, poi, è l’elenco delle profferte che i vari sedicenti leader ci propongono. Ottanta euro, abolizione del canone, flat tax, redditi e regalie più o meno alte. Una escalation di proposte farlocche tanto da far sembrare Cetto La Qualunque un personaggio affidabile.

La composizione dei programmi sembra un vassoio di piccola pasticceria, dove c’è un po’ di tutto per accontentare i gusti dei più capricciosi. In realtà niente, o quasi, di quello che viene proposto potrà essere mai fatto e, anche se venisse realizzato, non cambierebbe nulla per il Paese.

La grande politica, invece, quella della Prima Repubblica, pensava al ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale e permetteva al Paese di avere peso fra le nazioni.

Presidenti del Consiglio e ministri degli esteri giocavano una doppia partita sullo scacchiere della politica estera per tenere saldamente in equilibrio il Paese fra USA e URSS e in una posizione accettabile sulla questione mediorientale.

Di tutti gli attori oggi sulla scena, al contrario, non se ne sente nessuno dire chiaramente cosa farà l’Italia per la questione palestinese, ad esempio, dalla quale, a cascata, nascono tutte le grandi questioni internazionali che hanno, nei flussi migratori dal Nord Africa, il loro effetto più vistoso e più preoccupante per il nostro paese.

Ai nostri aspiranti capi di governo basta prendere il potere in casa, tanto poi dovranno ubbidire silenziosamente alla grande finanza internazionale che decide tutto. Ed è per questo che a tutti manca una grande visione di Paese, sia all’interno che all’esterno. E in queste condizioni, per prendere il potere, basta fare una gara a chi la spara più grossa, a chi compone meglio il vassoio di piccola pasticceria: cannoli o babà?

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