editoriale

Una chicca su Matteo Renzi di Roberto Puglisi (da liveSicilia)

Una chicca su Matteo Renzi di Roberto Puglisi da liveSicilia

 

Caro militante siciliano del Pd. Stai sereno, andrà sempre peggio

Una lunga serie di disastri, culminata in una catastrofe politica che è sotto gli occhi di tutti.

Caro militante siciliano del Pd,

Intanto, grazie per la prova di resistenza umana che fornisci ogni giorno: non deve essere facile. Ne hai ingoiate tante, ma così tante, che il solo tuo esistere politicamente dovrebbe essere oggetto di uno studio sociologico con buone possibilità di vincere il Nobel.

E chissà se lo dici ancora in giro che voti e fai votare per il Partito democratico. E, se lo ammetti, chissà come accoglieranno la notizia gli amici e la famiglia. Sono comprensivi? Scuotono la testa? Insomma, come reagiscono?

Ma tu non hai colpa, caro militante siciliano del Pd. La passione è passione, alla stregua del tifo. Sia benedetto chi tiene fede al suo cuore in un mondo di scettici, di minutaglia che si vende per un piatto di lenticchie, di cinici di professione con un fornitissimo conto in banca. Però, quante ne hai dovute inghiottire…

Sei stato costretto – per cinque, lunghissimi, anni – a indossare la maglietta del crocettismo, a esercitare in pubblico la professione di fede per Saro, nonostante le evidenze contrarie.

I tuoi leader, nel frattempo, si dilaniavano con l’occhio attento solo al risultato personale, tra le macerie. Criticavano il presidente della Regione per serissime – manco a dirlo – questioni in-de-ro-ga-bi-li di principio, salvo poi accucciarsi una volta ottenuto l’immancabile strapuntino. Altri mostravano il cipiglio feroce e infilavano i loro uomini negli assessorati, nei gabinetti, nelle sacrestie del potere, senza rossore. E tu appresso alle processioni dell’altrui privilegio, mascherato da servizio della comunità.

Infine, la patetica sceneggiata dell’Ars, al culmine di elezioni che sono andate come sono andate. La resa. La tua comunità che si spacca, si scioglie, si polverizza, tra gli sghignazzi degli avversari. Un presidente dell’Assemblea votato ‘a tua insaputa’, la successiva disfida per le cariche. E non sarebbe neanche questo il peggio che non ha mai fine. Quanto ti deve essere risultato insopportabile ascoltare il piagnisteo dei moralisti di complemento: ‘Abbiamo offeso la nostra gente’. E nei cinque anni precedenti? E prima? E adesso? Di che stiamo parlando? Quando mai, sotto le bandiere del centrosinistra di inciucio e di governo, la gente ha contato qualcosa? Quando mai è stata considerata una strada che non conducesse alle carriere, alle poltrone, agli incarichi?

Vedi, caro militante residuale del Pd siciliano, tu sei vittima di due tragedie della politica. La prima: il siculo Pd – già Pds, già Ds – non ha mai coagulato alcuna unità. E’ sempre stato la madre di tutte le spaccature, modulate sul potere da conquistare a scapito di un altro. Un trionfo di correnti. Tu ti mettevi lì? E un altro si collocava là. Tu lo raggiungevi qua? E lui ritornava qui. E’ la storia. E le finestre di quel palazzo – tu ricorderai ancora con nostalgia il Palazzaccio di corso Calatafimi a Palermo – sono rimaste sbarrate per evitare che qualcuno da fuori – fosse pure il Maradona delle elezioni – scombinasse i puzzle mummificati nel dosaggio delle appartenenze.

E poi venne Matteo Renzi. E promise che avrebbe rivoltato anche la Sicilia come un calzino. Ecco la seconda catastrofe. Non c’è riuscito, il buon Matteo. Ha investito di responsabilità una classe dirigente che, invece di rottamare il rottamabile – o almeno di tentare un’onesta riforma di uomini e cose – si è esercitata nel giochino della torre d’avorio e dei ponti levatoi alzati, pur di garantire se stessa. I rottamatori sedicenti hanno affrontato la partita con gli stratagemmi della restaurazione. Fatalmente, hanno perso.

Ecco l’altra interpretazione del disastro: certo, il citato crocettismo – ma quanto Pd c’era negli errori di Saro – e la sottomissione a Leoluca Orlando, criticatissimo, successivamente adulato, come sindaco e come mentore della rivoluzione gentile e perdente del rettore Fabrizio Micari. Farina del sacco renziano. La resa, appunto.

Hai visto, caro etc etc… che sconquasso? Non ti crucciare troppo, tuttavia. Trascorri il Natale in famiglia e il Capodanno con chi vuoi. Rilassati; anzi, stai sereno. L’anno prossimo andrà sicuramente peggio.

 

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