editoriale

Gomorra, critiche dai magistrati: raffigurazione pericolosa, troppo folklore

Corriere della Sera NAPOLI LA, POLEMICA

Gomorra, dure critiche dai magistrati: «Raffigurazione pericolosa con troppo folklore»

Borrelli (DDa): «La fiction non coglie alcun aspetto della camorra di oggi». E il procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho: «Umanizza i boss». Duro Gratteri (procuratore di Catanzaro): «Si dà di loro un’immagine simpatica, è rischioso»  di Gimmo Cuomo

In quarantott’ore tre attacchi da parte di magistrati di primo piano alla fiction tv Gomorra la Serie, accusata in sostanza, di umanizzare eccessivamente il mondo del crimine organizzato. «La serie televisiva – spiega Giuseppe Borrelli, uno dei tre coordinatori della Dda di Napoli – offre una rappresentazione folkloristica dei clan, una rappresentazione pericolosa perché distoglie l’attenzione dall’attuale configurazione delle camorra». Più tardi il procuratore aggiunto chiarisce il proprio pensiero. «Forse sarebbe meglio parlare di rappresentazione parziale. Volevo dire che la fiction televisiva non coglie alcun aspetto della camorra di oggi». La qualità del prodotto cinematografico non è in discussione. «Da un punto di vista formale – chiarisce Borrelli – siamo in presenza di un prodotto di ottimo livello. Il fatto è che la vera criminalità organizzata presenta caratteristiche molto sgradite per chi se ne occupa professionalmente. Oggi la camorra ha superato lo stato di contiguità con i ceti professionali, l’imprenditoria, una parte della politica. I clan esprimono una propria classe dirigente di professionisti, imprenditori e politici. E questo rappresenta motivo di preoccupazione. La camorra raccontata in Gomorra è un’entità paradossalmente tranquillizzante, perché consente di differenziarsi».

L’interesse all’estero

Il magistrato ribadisce ancora di non volere iscriversi al partito dei fan o dei detrattori della Serie. «Capisco – sottolinea – che si tratti anche di un’operazione economicamente significativa. Gomorra è l’unico prodotto che la tv italiana vende tanto all’estero dai tempi de La Piovra». Nel ragionamento non manca la sottolineatura del carattere «eversivo» della nuova criminalità organizzata. «Anche le frange più violente – spiega – esprimono una forte carica eversiva. Anche il fenomeno delle stese non appartiene alla camorra di Gomorra, ma è proprio di un’organizzazione malavitosa che, a differenza del passato, ha deciso di contrapporsi violentemente alle istituzioni». Proprio ieri intorno alle 18, in una traversa di via Argine, sei uomini in sella a tre scooter hanno esploso almeno 10 colpi. A Ponticelli il terzo episodio in sei giorni.

La differenza tra il film e la serie

Il magistrato confida di aver seguito in tv solo 2 puntate della terza Serie. Ma anche di aver visto l’omonimo film del 2008, ispirato al romanzo di Roberto Saviano e diretto da Matteo Garrone. «Era un’altra cosa – osserva Borrelli – Riusciva a descrivere la bestialità di alcuni comportamenti, degli istinti più bassi dei protagonisti. Ma anche il film raffigura una realtà di tanti anni fa». Le parole di Borrelli arrivano a meno di ventiquattr’ore da quelle del capo del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, intervistato domenica pomeriggio da Lucia Annunziata ne l corso del programma «1/2 h in più» su Raitre. Il procuratore ha affermato di non aver mai visto una puntata della Serie. Ma ha poi aggiunto: «Credo che evidenziare i rapporti umani come se la camorra fosse un’associazione come tante altre non corrisponda a quello che realmente è, la camorra è fatta soprattutto di violenza». Ancora un attacco da parte di Nicola Gratteri. Il procuratore della Repubblica di Catanzaro ha sostenuto che la fiction consegni un’immagine tutto sommato positiva della criminalità, che i suoi personaggi siano «troppo simpatici» tra la gente e che questo rappresenterebbe un danno per la lotta alle cosche.

Concordo perfettamente col giudizio espresso dagli illustri magistrati che si sono pronunciati, sono convinto che Saviano con la sua opera abbia cessato di essere una fonte di contrasto del fenomeno malavitoso, ma, al contrario, sia diventato, progressivamente un divulgatore di gesti e linguaggi destinati a diventare costume e mito, quindi elementi diseducativi per i giovani.  Gomorra la serie diventa un affascinante prodotto commerciale che consente ad alcuni, spregiudicatamente, di guadagnare molti soldi, senza porsi alcuna finalità morale, ma utilizzando una firma che nell’immaginario collettivo era diventata importante nella lotta alla Camorra. Oggi ne è il megafono. Giovanni Frazzica

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