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Congresso PD di Sesto San Giovanni: Nicola Lombardo eletto Segretario

Congresso PD di Sesto San Giovanni: Nicola Lombardo eletto Segretario

Congresso Cittadino del PD di Sesto San Giovanni. Cambio della guardia: a Marco Esposito subentra Nicola Lombardo. La linea: “Contr’ordine compagni o si cambia, o si muore”!

Dopo la sconfitta del giugno scorso con lo sfratto dal Palazzo Rosso di piazza della Resistenza e le immediate dimissioni della Segreteria, un buon congresso rigeneratore del PD cittadino, ci voleva proprio. Così, infatti, è stato, che sabato quattro novembre 2017, alle dieci, iscritti e dirigenti si sono ritrovati presso l’open space di Villa Puricelli Guerra, accomunati dal dispiacere di aver subito la prima sconfitta elettorale dopo ben 70 anni del loro interminabile monocolore alla guida della città. Un evento durissimo, che non passerà senza colpo ferire e che ha procurato tanto rumore in Italia. Il compito di aprire i lavori congressuali è stato affidato a Fiorenza Bassoli, già Sindaca eccellente degli anni Settanta che, a dire il vero, attraverso la sua vasta esperienza, ha svolto il proprio intervento ricordando Giovanni Bianchi. Una personalità di spicco dellla Città e PD sestese, scomparsorecentemente ( il 24 luglio 2017). Laurea in Scienze Politiche, filosofo e Senatore Democratico d’ispirazione cristiana, della DC prima del PPI e del PD in seguito. Già Presidente delle ACLI, Giovanni Bianchi, è stato incaricato dall’allora segretario Martinazzoli a organizzare il Nuovo Partito Popolare Italiano. Impegnato per anni, nel Consiglio Comunale e presidente delle Farmacie Comunali di Sesto San Giovanni, una grande personalità della politica, insomma, esaltata con grande maestria da Fiorenza Bassoli. Giovanni, uomo di fede, dunque, che ha avuto il coraggio di parlare ai funerali della figlia Sara, giornalista, scomparsa prematuramente a causa di un male crudele. A seguire Marco Esposito, Segretario uscente, ha esposto una relazione con la quale ha toccato i punti salienti della storia degli ultimi dieci anni del Partito democratico, iniziando dal 2007, quando Veltroni, dal Lingotto di Torino, spinge e sollecita tutta la vecchia nomenclatura del PCI a rinnovarsi per seguire nuovi schemi e ambiziosi programmi. Poi Pier Luigi Bersani cui passa alla guida del partito, ma con un’idea fissa, che invece di un partito pensa alla guida di una “Ditta”. Poi, avvengono diversi dissidi di linea politica e gli abbandoni di molti dirigenti, tra cui Rutelli e intanto si va a elezioni amministrative nel 2011 e ben quattro referendum. Bersani lascia la segreteria e Rosy Bindi fa i capricci. Intanto Enrico Letta si installa a Palazzo Chigi ed Epifani alla segreteria, finché si fa avanti Matteo Renzi, vincendo le primarie e si va diritti a nuove votazioni nel 2013. Si sfalda però, la situazione e niente appare più stabile nel PD che deve affrontare nuove scissioni e la formazione di una miriade di cespugli a sinistra. In questo clima surreale, matura intanto la battuta d’arresto della potente macchina del PD, che per la prima volta, dopo ben settant’anni, nel giugno 2017, perde la guida della città per opera del centrodestra. Alla segreteria cittadina non rimane che offrire le sue dimissioni. In questo congresso, a guidare il partito, piuttosto malmesso, si candida il giovane Nicola Lombardo. Va detto a tale proposito, che Lombardo, ci mette l’anima e tutta la sua voglia di cambiamento, tanto da fargli svolgere una ricca e accattivante relazione d’investitura, con il motto: “PER IL PD, PER LA MIA CITTA’, PER LA MIA COMUNITA’”. Spiega anche Lombardo, la visione di un Partito Democratico, una grande forza di centrosinistra, figlia dell’Ulivo e radicato nei valori del cattolicesimo democratico e del popolarismo di matrice sturziana di cui sono figlio, del Socialismo democratico e riformista, del Liberalismo sociale e repubblicano. Scandisce ancora, che sta parlando di una Casa comune per chi ha militato in quelle culture, ma soprattutto oggi è la Casa per quelle generazioni successive che di quelle culture hanno ereditato il bene più grande: la Costituzione, la Libertà e la Repubblica. Anche a Sesto San Giovanni – continua Lombardo – la crisi economica e sociale più grave del dopoguerra, ha colpito tanta parte dei ceti non solo fragili, ma anche il cosiddetto ceto medio. Se la sfida – si avvia a concludere Nicola Lombardo – conclamata dal PD nazionale, è quella di vincere, costruendo concretamente, un nuovo progetto di società e una prospettiva in grado di chiudere le fratture sociali, territoriali, generazionali e di genere, questo sarà il nostro impegno di attuarlo anche qui a Sesto San Giovanni”.

 

Il lavoro e l’impresa come dimensioni irrinunciabili della cittadinanza,

Conoscenza e cultura come prime leve di opportunità,

La cura delle persone e delle comunità per l’equità e l’uguaglianza

La sostenibilità ecologica dello sviluppo e della società,

Le pari opportunità e l’avanzamento dei diritti civili e di cittadinanza,

La lotta senza quartiere a tutte le illegalità,

L’efficienza delle istituzioni e il rinnovamento della politica a cominciare dall’idea e dal ruolo nella società del Partito.

“Questi saranno i temi su cui ci sentiremo impegnati, ha aggiunto Lombardo, a realizzare per il prossimo futuro, aggiungendo che intendiamo lavorare per l’avanzamento dei diritti civili e di cittadinanza e per lo sviluppo delle pari opportunità. Vogliamo lavorare per affermare una nuova stagione che valorizzi sempre più i legami sociali, il civismo diffuso, il mutualismo della società e la partecipazione consapevole dei cittadini nelle scelte pubbliche. Le scelte che avremo davanti segneranno comunque una discontinuità con quanto sino a oggi abbiamo sempre dato per assodato. Non solo per il nuovo ruolo cui la sconfitta elettorale ci ha posto ma soprattutto per le scelte anche organizzative e logistiche nonché economiche interne cui saremo chiamati nell’immediatezza ad affrontare, vista anche la nostra scelta di non far gravare la Politica sulla collettività generale. Queste scelte ci imporranno una nuova fase di articolazione della presenza in Città e di studio della sua struttura sociale, consapevoli che il progetto politico sin ora offerta non ha comunque raccolto il consenso maggioritario della minoranza dei cittadini che è andata a votare e soprattutto non ha stimolato al voto buona parte di quella maggioranza che le urne le ha disertate. Oltre trenta mila sestesi hanno deciso di non votare. Troppi anche secondo i livelli fisiologici medi degli ultimi anni. Dovremo riparlare con buona parte di quegli elettori e con quei corpi intermedi, anche loro in difficoltà, per chiedere loro di aiutarci a una rilettura aggiornata della Città; solo così potremo, ripartendo dal lavoro fatto in occasione della stesura del programma amministrativo del Partito Democratico dopo la Conferenza programmatica, selezionare quanto è ancora attuale e riscontra consenso perché risposta a prioritari bisogni e quanto, invece, approfittando del non onere del governo, deve essere rivisto e diversamente articolato per riallinearsi ai mutati bisogni della città. Perché dopo La sconfitta non solo, c’è ancora più da fare ma con la responsabilità di farlo meglio e tenendo dentro tutti ed è per questo, che io mi metto a disposizione per il PD, per la mia Città e per la mia Comunità”.

 

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