cronaca

L’ultima di Accorinti. Perché io so’ io….  di Cosimo Recupero

Perché io so’ io….  di Cosimo Recupero

 

Finalmente il Dalai Lama ha poggiato piede in terra di Sicilia e, ovviamente, il Sindaco di Messina si è precipitato all’aeroporto di Catania per accoglierlo come un bambino che aspetta il papà che torna dal fronte.

Si è presentato all’aeroscalo con in mano una pignolata da trecento grammi scarsi tenuta graziosamente con entrambi le mani, nemmeno fosse il colosso di Rodi, e indossando la sciarpa tricolore da Sindaco, come fosse la tracolla di una vecchia Fuji in dotazione all’ultimo paparazzo squattrinato in cerca dello scoop appresso alla siliconata di turno.

Un vero scempio. Un pugno nello stomaco. Un calcio nel culo, scusate il francesismo, alle istituzioni democratiche che lui dovrebbe rappresentare e che invece sono solo il suo personale kindergarten dove scorrazza allegramente, sentendosi autorizzato a lanciare per aria  le palline colorate, come in un asilo nido, dove ai bambini tutto è concesso.

Con la scenetta pietosa di oggi Renato Accorinti ha davvero passato il segno. Sbracato come nessuno mai, ha allegramente offeso e deriso le istituzioni che rappresenta, il popolo che lo ha eletto, le migliaia di uomini e donne che, per difendere o conquistare la libertà di ognuno di noi, hanno versato il proprio sangue nelle trincee, nella guerriglia della Resistenza o sulle autostrade fatte saltare col tritolo.

Sì, proprio così. I simboli sono importanti e Accorinti lo sa ed a niente varranno le giustificazioni degli ultimi suoi fedelissimi che tenteranno di dirci che lui è fatto così e che non crede ai simboli. Lui sa benissimo quanto invece i simboli siano fondamentali. Ed è per questo che ha indossato la fascia tricolore in quella maniera scriteriata. L’ha deliberatamente calpestata, ci ha simbolicamente pisciato sopra, si è elevato a proprietario del Comune, non a suo legale rappresentante. Ha tentato di far passare l’idea che lo Stato italiano e le sue varie articolazioni sono solo vecchi stracci di fronte al leader tibetano per il quale lui si è immolato indossando quelle orrende magliette colorate.

La fascia l’ha pure messa al collo del suo venerabile ospite, come una ghirlanda di fiori  messa al collo di un turista panciuto e con la camicia a fiori appena sbarcato alle Hawaii. In pratica ha detto che le nostre istituzioni non valgono nulla e che, se gli va, Sua Santità può pure giocarci un po’ per rilassarsi dalla fatiche del viaggio, prima di impiegare le sue migliori energie per “purificarci l’anima” (testuale).

Messina ne ha viste tante, da quando l’istrionesco professore di ginnastica ha avuto la ventura di diventare, per un soffio, primo cittadino della Città dello Stretto. Ma con la pagliacciata di oggi, credo che sia davvero arrivato il momento di darci un taglio.

La città muore; il traffico è caotico come sempre, i servizi languono, l’economia crolla, i giovani fuggono al nord o all’estero, il tracollo finanziario dell’ente è dietro l’angolo e Renato Accorinti non trova niente di meglio da fare che cimentarsi in patetiche esibizioni contro se stesso, sostanzialmente, e contro le istituzioni che rappresenta.

Altro che Free Tibet. Altro che rivoluzione. Altro che Messina dal basso. Qui c’è il peggio del peggio della restaurazione di personaggi alla Marchese del Grillo che possono permettersi il lusso di sfuggire alla legge e persino al bon ton istituzionale con una frase ormai entrata nella storia del cinema e non solo: perché io so’ io, e voi non siete un….

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