editoriale

MESSINA CONTINUA A IGNORARE IL PRINCIPE DI COLLEREALE

MESSINA CONTINUA A IGNORARE IL PRINCIPE DI COLLEREALE, FILANTROPO E BENEFATTORE DELLA CITTA’

 

Giovanni Capece Minutolo, principe di Collereale, giovane e brillante ufficiale dell’esercito borbonico, colpito da paralisi alle gambe, si vide costretto a lasciare l’esercito. Già da tempo aveva maturato la decisione (come scrisse nel testamento olografo, che venne letto il giorno della sua morte, il 20 marzo 1827) di istituire suoi eredi universali  “li poveri di questa città (Messina) e suoi casali, che sono paralitici, stroppi, zoppi, e che hanno altro male, o vizio nell’organizzazione del corpo per cui non possono lavorare, o procacciarsi il pane, sino a quel numero che soffre il frutto annuale della mia eredità come infra si espressero, per alimentarsi e vestirsi ad necessitatem” Oltre a palazzi, poderi, ed altri immobili lasciava 100.000 onze (al momento dell’unità d’Italia, un’onza siciliana veniva valutata 12,75 lire d’oro). Nasceva così, a Messina, una grande istituzione umanitaria, che fu poi battezzata con il nome del suo fondatore: COLLEREALE. Ho proposto di intitolargli una via e per non creare problemi ai cittadini ho suggerito di aggiungere a via comunale Santo “principe di Collereale”. Una fredda nota burocratica, inviatami dalla Commissione toponomastica mi comunicata che aveva espresso parere sfavorevole “Ritenendo di non poter affiancare altri nomi a quello già esistente”. Ovviamente non c’erano altre vie da intitolargli!

Ieri, primo settembre, ricorreva il centosettantesimo anniversario dei fatti del 1847, ma nessuno se ne è ricordato! In compenso la Treccani ha inserito uno degli organizzatori di quei moti nel Dizionario Biografico degli italiani.                        Giuseppe Pracanica  

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